Trump e il clima, ora l’America si sfila. “Via dagli accordi di Parigi”
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK— Donald Trump uscirà nuovamente dagli accordi di Parigi sul clima il giorno dell’insediamento alla Casa Bianca. Parliamo dei trattati per mantenere il surriscaldamento globale sotto i 2°C, firmati da Obama e da lui già abbandonati nel 2019, salvo essere ripristinati da Biden. L’ordine esecutivo è già pronto, scrive il Wall Street Journal. Da sempre scettico nei confronti dei cambiamenti climatici, il ritorno di Trump mette d’altronde a rischio anche le altre politiche ambientali.
«Drill baby, drill», trivella, è stato il grido di battaglia dell’intera campagna appena conclusa: sostegno a quel fracking — sistema per estrarre greggio iniettando acqua, sabbia e sostanze chimiche nel terreno — che permette di avere più petrolio e gas in circolazione, abbassando potenzialmente i prezzi. È però osteggiato dagli ambientalisti per i danni che comporta a terreno, aria e salute dell’uomo. Pur di aiutare le aziende fossili che lo hanno sostenuto, Trump ha poi detto di voler «uccide…
NEW YORK— Donald Trump uscirà nuovamente dagli accordi di Parigi sul clima il giorno dell’insediamento alla Casa Bianca. Parliamo dei trattati per mantenere il surriscaldamento globale sotto i 2°C, firmati da Obama e da lui già abbandonati nel 2019, salvo essere ripristinati da Biden. L’ordine esecutivo è già pronto, scrive il Wall Street Journal. Da sempre scettico nei confronti dei cambiamenti climatici, il ritorno di Trump mette d’altronde a rischio anche le altre politiche ambientali.
«Drill baby, drill», trivella, è stato il grido di battaglia dell’intera campagna appena conclusa: sostegno a quel fracking — sistema per estrarre greggio iniettando acqua, sabbia e sostanze chimiche nel terreno — che permette di avere più petrolio e gas in circolazione, abbassando potenzialmente i prezzi. È però osteggiato dagli ambientalisti per i danni che comporta a terreno, aria e salute dell’uomo. Pur di aiutare le aziende fossili che lo hanno sostenuto, Trump ha poi detto di voler «uccidere» anche l’Inflation Reduction Act, la più grande iniziativa verde varata dai dem.
Potrebbe però limitarsi a smantellarla solo in parte: gli investimenti di Biden sulle rinnovabili hanno infatti spinto in maniera importante il mercato del lavoro, anche negli Stati repubblicani. E molti si sono già detti contrari ai tagli ai crediti d’imposta per cittadini e industrie green, ampiamente ricevuti anche dai finanziatori di Trump. Elon Musk compreso, il patron delle auto elettriche Tesla, oggi influente consigliere del leader repubblicano. Uomo più ricco del mondo, si è sempre detto “pro-ambiente”: e chissà se ora userà l’ascendente solo per proteggere i suoi affari o avrà una visione più ampia. Magari convincendo l’amico a investire sulle rinnovabili per meglio competere con la Cina.
Secondo uno studio pubblicato dall’affidabile Carbon Brief la marcia indietro di Trump porterà a un aumento di 4 miliardi di tonnellate delle emissioni di CO2 entro il 2030: quanto quelle annuali di Giappone e Unione Europea messe insieme. Dati che rendono particolarmente difficile il compito della delegazione americana guidata da John Podesta, consigliere di Joe Biden sull’energia, alla COP29, la conferenza Onu sul clima che prende il via oggi in Azerbaijan.
Bisognerà rassicurare gli alleati che le azioni di Trump si limiteranno a rallentare gli sforzi di decarbonizzazione ma non riusciranno a bloccare la transizione verso le rinnovabili e il taglio di emissioni. Anche per questo l’amministrazione uscente si sta impegnando proprio in questi giorni a spendere quanto più possibile in sovvenzioni climatiche per vincolare industrie e Stati negli anni a venire. E poi perché a resistere saranno le regole che si sono dati diversi Stati americani. A partire dalla California (che se fosse un Paese sarebbe la quinta potenza industriale, sede di 55 delle 500 maggiori società Usa) i cui standard sul clima sono altissimi: le aziende devono rispettarli anche se costruiscono altrove.