Arabia Saudita, cortesie per i “nemici” iraniani: Mbs avverte Israele di evitare attacchi
dalla nostra inviata Francesca CaferriGERUSALEMME – C’è un nuovo Medio Oriente all’orizzonte, anche se nessuno sa precisamente che faccia avrà: così, in attesa di Trump e della sua squadra, nella regione più turbolenta del mondo si muovono le acque, si mettono paletti, si prendono posizioni buone da usare poi sui tavoli della diplomazia. I segnali più chiari in queste ore arrivano dall’Arabia Saudita, dove il principe ereditario e leader de facto Mohammed bin Salman (detto Mbs) sta ospitando un vertice regionale sulle guerre a Gaza e in Libano: invitato d’onore, il Paese rivale, l’Iran.
Mbs ieri ha pubblicamente definito quello in corso nella Striscia “un genocidio”: concetto che nella regione la stragrande maggioranza della popolazione e delle classi dirigenti condivide ma che, messo in bocca a un leader che poco più di un anno fa era pronto a firmare uno storico accordo con Israele, fa rumore. Anche in considerazione del fatto che il riavvicinamento fra il regno e lo Stato ebraico è senza dubbio uno dei principali …
GERUSALEMME – C’è un nuovo Medio Oriente all’orizzonte, anche se nessuno sa precisamente che faccia avrà: così, in attesa di Trump e della sua squadra, nella regione più turbolenta del mondo si muovono le acque, si mettono paletti, si prendono posizioni buone da usare poi sui tavoli della diplomazia. I segnali più chiari in queste ore arrivano dall’Arabia Saudita, dove il principe ereditario e leader de facto Mohammed bin Salman (detto Mbs) sta ospitando un vertice regionale sulle guerre a Gaza e in Libano: invitato d’onore, il Paese rivale, l’Iran.
Mbs ieri ha pubblicamente definito quello in corso nella Striscia “un genocidio”: concetto che nella regione la stragrande maggioranza della popolazione e delle classi dirigenti condivide ma che, messo in bocca a un leader che poco più di un anno fa era pronto a firmare uno storico accordo con Israele, fa rumore. Anche in considerazione del fatto che il riavvicinamento fra il regno e lo Stato ebraico è senza dubbio uno dei principali obiettivi di politica estera che Trump cercherà di portare a casa, ripartendo dalle fondamenta del 2020 quando fu la sua Amministrazione - con il contributo determinante del genero Jared Kushner - a tessera la tela dei Patti di Abramo che segnarono la normalizzazione fra Israele e una serie di Paesi della regione.
Ma non basta: Mbs ieri ha anche lanciato un avvertimento al governo Netanyahu perché si astenga da ulteriori attacchi contro l’Iran. Un messaggio affatto scontato se si considera che la tensione fra Riad e Teheran è da anni altissima, con i due Paesi schierati sui fronti opposti dello scacchiere regionale in Yemen, Siria e Libano. E, almeno fino al 7 ottobre 2023, in Israele.
Ma le guerre in corso hanno cambiato tutto. E l’arrivo di Trump farà lo stesso. L’Arabia Saudita dovrà avere una posizione pubblica durissima nei confronti di Israele se vorrà poi arrivare a un compromesso sullo Stato palestinese al tavolo degli Accordi di Abramo. L’Iran avrà bisogno di alleati di fronte al ritorno della strategia della “massima pressione” già messa in atto da Trump nel primo mandato. Strategia che non necessariamente piace ai Paesi della regione, consapevoli che ogni nuova crisi andrebbe ad aggiungere ulteriore instabilità a quella dell’ultimo anno.
Anche questo spiega i toni cordiali della chiamata di ieri fra Masoud Pezeshkian e Mbs in vista del vertice di Riad. Il presidente iraniano ha invitato Bin Salman a visitare l'Iran. Il principe ha affermato che i legami tra Teheran e Riad sono ora arrivati a "un punto di svolta storico". Le carte mischiano, la partita riparte da zero.