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Il mistero della telefonata con Trump. “Putin la nega perché è in imbarazzo”

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Il Cremlino smentisce il contatto: “Pura fiction”. Il portavoce del tycoon: “No comment”. Ma Reuters conferma. Il Washington Post: i russi non vogliono ammettere di aver ricevuto un avvertimento sulla fine dell’escalation
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NEW YORK— Il Cremlino smentisce la telefonata fra Putin e Trump, ma il portavoce del presidente eletto si limita a rispondere che «non commentiamo le sue conversazioni private». Il figlio del prossimo capo della Casa Bianca, Don junior, avverte che fra una trentina di giorni il leader ucraino Zelensky «perderà la sua paghetta», però fonti con una conoscenza diretta del dossier confermano che il padre sta attivamente lavorando alla fine della guerra, con una soluzione accettabile per Kiev, e punta ad avere entro il giuramento del 20 gennaio un quadro di riferimento per arrivare quanto meno ad aprire il negoziato.

Domenica il Washington Post ha rivelato che Vladimir e Donald si sono parlati giovedì scorso, quando il leader russo ha fatto le congratulazioni per la vittoria elettorale. Il collega americano gli ha detto di non provocare un’escalation in Ucraina, i due hanno parlato brevemente dei territori contesi, e Trump ha manifestato il suo interesse a risentirsi a breve per scen…

NEW YORK— Il Cremlino smentisce la telefonata fra Putin e Trump, ma il portavoce del presidente eletto si limita a rispondere che «non commentiamo le sue conversazioni private». Il figlio del prossimo capo della Casa Bianca, Don junior, avverte che fra una trentina di giorni il leader ucraino Zelensky «perderà la sua paghetta», però fonti con una conoscenza diretta del dossier confermano che il padre sta attivamente lavorando alla fine della guerra, con una soluzione accettabile per Kiev, e punta ad avere entro il giuramento del 20 gennaio un quadro di riferimento per arrivare quanto meno ad aprire il negoziato.

Domenica il Washington Post ha rivelato che Vladimir e Donald si sono parlati giovedì scorso, quando il leader russo ha fatto le congratulazioni per la vittoria elettorale. Il collega americano gli ha detto di non provocare un’escalation in Ucraina, i due hanno parlato brevemente dei territori contesi, e Trump ha manifestato il suo interesse a risentirsi a breve per scendere nei dettagli.

Ieri il portavoce del Cremlino, Peskov, ha dichiarato che queste informazioni sono «pura fiction». Secondo lui «non c’è stata alcuna conversazione. La notizia è completamente falsa». Steven Cheung, portavoce del prossimo capo della Casa Bianca, ha risposto così: «Noi non commentiamo sulle chiamate private tra il presidente Trump e altri leader mondiali». Come a dire che il colloquio c’è stato, ma non era pubblico, come peraltro era già accaduto in varie occasioni negli ultimi anni tra Putin e Trump. Quindi la notizia non doveva uscire e non serve commentarla oltre. L’agenzia Reuters però ha scritto di aver sentito fonti che l’hanno confermata, mentre il Washington Post ha spiegato la smentita di Mosca con l’imbarazzo di ammetterla, e soprattutto con l’intenzione di non confermare che il futuro presidente americano ha sconsigliato al collega russo di accelerare le operazioni militari in Ucraina.

Don junior ha pubblicato un video in cui si vede Zelensky con suo padre, e sotto la scritta: «Ti mancano 38 giorni prima di perdere la tua paghetta». Si riferiva presumibilmente a quando il Collegio elettorale confermerà il successo di Trump nelle elezioni, ma non è detto che questo abbia un significato per le prospettive della guerra, primo perché Don junior non ricopre un ruolo necessariamente decisivo in questo dossier, e secondo perché i finanziamenti delle operazioni militari non raccontano tutta la storia. È vero che Donald ha criticato in passato Zelensky come «il più grande piazzista al mondo» e si è lamentato dei troppi soldi dati a Kiev, sollecitando gli europei ad aprire i loro portafogli. Però i fondi e le armi possono arrivare con modalità diverse, meno onerose per i contribuenti americani, senza con ciò compromettere le ambizioni del nuovo capo della Casa Bianca di mettere fine al conflitto, evitando nello stesso tempo di passare alla storia come il leader che ha regalato l’Europa alla Russia, nonostante il successo dei suoi predecessori nella Guerra Fredda contro l’Urss.

I dettagli sono in via di definizione, ma gli americani pensano che in realtà Putin sia interessato ad una via d’uscita. È vero che negli ultimi mesi ha fatto delle conquiste incrementali, ma non è sull’orlo di vincere la guerra. Lo dimostra ad esempio il fatto che ha dovuto chiedere aiuto alla Corea del Nord, per cercare di riprendere i territori presi dagli ucraini nella regione di Kursk, perché non può permettersi di spostare le sue truppe impegnate nel Donbass e le altre regioni occupate. La sua economia fatica a tenere il passo, nonostante l’aumento del pil che in realtà è frutto del surriscaldamento provocato dalle enormi spese militari, e quindi non è detto che sia pronto a proseguire l’invasione «fino al raggiungimento di tutti gli obiettivi», come ripete Peskov.

La scommessa di Trump è che applicando insieme la necessaria pressione, e offrendo soluzioni sul terreno che gli consentano di salvare la faccia, Putin non sia poi così lontano dall’accettare una soluzione. L’alternativa sarebbe scontrarsi con un’amministrazione più imprevedibile di quella di Joe Biden.

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