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Putin rompe l'isolamento dopo il colloquio con Scholz e rispolvera l’arma del gas

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La telefonata serve la propaganda e semina discordia a Occidente. Gazprom ferma le forniture a Vienna. Ira di Von der Leyen
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Il Cremlino lo aveva detto: «Vladimir Putin è aperto ai contatti». E così, quando il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha chiesto di organizzare il colloquio che ventilava già da un mese, la telefonata è stata coordinata «molto rapidamente». Ed è durata «un’ora». Putin ha ascoltato Scholz parlare in tedesco, lingua che conosce molto bene dopo gli anni da agente del Kgb trascorsi a Dresda, nell’allora Germania Est, ma ha risposto in russo e un interprete ha tradotto per il cancelliere. Sono soltanto alcuni dei particolari emersi all’indomani del primo colloquio tra Putin e Scholz dal 2 dicembre 2022 e altri «dettagli interessanti» verranno fuori dall’intervista con il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov che andrà in onda oggi sul canale televisivo Rossija1, o almeno così ha promesso il giornalista Pavel Zarubin.

Mosca non perde l’occasione per pubblicizzare la prima conversazione ufficiale tra il presidente russo e un leader occidentale — se si esclude il premier ungherese filor…

Il Cremlino lo aveva detto: «Vladimir Putin è aperto ai contatti». E così, quando il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha chiesto di organizzare il colloquio che ventilava già da un mese, la telefonata è stata coordinata «molto rapidamente». Ed è durata «un’ora». Putin ha ascoltato Scholz parlare in tedesco, lingua che conosce molto bene dopo gli anni da agente del Kgb trascorsi a Dresda, nell’allora Germania Est, ma ha risposto in russo e un interprete ha tradotto per il cancelliere. Sono soltanto alcuni dei particolari emersi all’indomani del primo colloquio tra Putin e Scholz dal 2 dicembre 2022 e altri «dettagli interessanti» verranno fuori dall’intervista con il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov che andrà in onda oggi sul canale televisivo Rossija1, o almeno così ha promesso il giornalista Pavel Zarubin.

Mosca non perde l’occasione per pubblicizzare la prima conversazione ufficiale tra il presidente russo e un leader occidentale — se si esclude il premier ungherese filorusso Viktor Orbán — in oltre due anni di offensiva in Ucraina: segno che anche a Ovest l’isolamento vacilla. Ma intanto, come ha accusato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen «usa ancora una volta l’energia come arma»: ieri, come preannunciato, Gazprom ha interrotto le forniture di gas verso l’Austria.

Difficile dunque che la conversazione tra Putin e Scholz segni l’inizio di una trattativa a guida europea. Con la dovuta cautela, la Russia attende il prossimo gennaio per capire se il presidente eletto statunitense Donald Trump riuscirà davvero a mantenere fede alle sue promesse o, come durante il suo primo mandato alla Casa Bianca, cederà alle ragioni di quello che a Mosca chiamano “Deep State”, Stato profondo. Fino ad allora ogni negoziato è sospeso. Fermo restando che il presidente russo non è disposto ad arretrare.

Il comunicato del Cremlino è molto chiaro. Nel corso della telefonata con Scholz, Putin, si legge, non ha fatto che ribadire le sue già note posizioni: che «l’attuale crisi» in Ucraina altro non sarebbe che «una conseguenza diretta della politica aggressiva di lunga data della Nato» e che «ogni possibile accordo dovrà affrontare le preoccupazioni di sicurezza della Federazione Russa, basarsi sulle nuove realtà territoriali e, soprattutto, eliminare le cause originali del conflitto». Non c’è margine per il compromesso.

Anche il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha fatto capire che la Russia non vede un «intermediario» nel cancelliere tedesco. «Il cancelliere tedesco dice che ha condannato l’aggressione russa e che la Germania resterà al fianco dell’Ucraina per tutto il tempo necessario. Ecco che cosa dicono pubblicamente i tedeschi e gli altri membri Ue e Nato». Il colloquio di venerdì, però, serve bene la propaganda in Russia e semina dissensi e contrasti tra l’Ucraina e i suoi alleati. Putin si gode lo spettacolo: le prevedibili recriminazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ma anche le critiche dell’opposizione tedesca e le proteste dei partner europei come la Lituania. Intanto non esita a usare il gas per destabilizzare ulteriormente il fronte occidentale.

Il gigante russo Gazprom ieri ha continuato a pompare volumi costanti di gas naturale verso l’Europa tramite l’Ucraina, ma come preannunciato ha interrotto le forniture alla società energetica austriaca Omw in seguito a una controversia legale. «Nessuno avrà freddo quest’inverno», ha però promesso il cancelliere austriaco, Karl Nehammer, assicurando che gli impianti di stoccaggio sono quasi pieni grazie a forniture alternative e che l’Austria «non si farà ricattare da Putin». Il ricatto, del resto, oramai vale poco. Tolta l’Austria, sono soltanto due i Paesi europei che continuano ad affidarsi al gas russo: Ungheria e Slovacchia, due Paesi amici di Mosca. E in Ungheria il gas russo arriva tramite un gasdotto che attraversa principalmente la Turchia. Il resto dell’Europa, come ha ricordato Von der Leyen, è «pronta per l’inverno» e «gli stoccaggi di gas in tutta la Ue sono pieni».

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