KIEV – Serhii Kuzan, cosa significa la rimozione dei limiti per l’uso delle armi a lungo raggio trapelata dalla amministrazione Usa?
"Non c’è ancora stato un annuncio ufficiale. Sono stati i media occidentali a riportare la fine delle limitazioni per obiettivi nel territorio di Kursk. È probabile che la Casa Bianca non volesse far trapelare queste informazioni fino al momento del primo utilizzo delle armi a lungo raggio americane in territorio russo. Una decisione simile è in prima istanza una risposta al coinvolgimento delle truppe nordcoreane nella guerra russa contro l’Ucraina”.
Come verranno utilizzate?
"Sulla base delle prime informazioni disponibili, i permessi per l’uso dei missili a lungo raggio ATACMS sono limitati: stiamo parlando unicamente del territorio del Kursk, dove le truppe della Corea del Nord sono state dispiegate. E’ possibile che il primo utilizzo avvenga nel futuro immediato: secondo l’intelligence ucraina, il 20 novembre, il comando russo userà per la prima vol…
KIEV – Serhii Kuzan, cosa significa la rimozione dei limiti per l’uso delle armi a lungo raggio trapelata dalla amministrazione Usa?
"Non c’è ancora stato un annuncio ufficiale. Sono stati i media occidentali a riportare la fine delle limitazioni per obiettivi nel territorio di Kursk. È probabile che la Casa Bianca non volesse far trapelare queste informazioni fino al momento del primo utilizzo delle armi a lungo raggio americane in territorio russo. Una decisione simile è in prima istanza una risposta al coinvolgimento delle truppe nordcoreane nella guerra russa contro l’Ucraina”.
Come verranno utilizzate?
"Sulla base delle prime informazioni disponibili, i permessi per l’uso dei missili a lungo raggio ATACMS sono limitati: stiamo parlando unicamente del territorio del Kursk, dove le truppe della Corea del Nord sono state dispiegate. E’ possibile che il primo utilizzo avvenga nel futuro immediato: secondo l’intelligence ucraina, il 20 novembre, il comando russo userà per la prima volta le truppe nordcoreane per un’offensiva in questa regione con lo scopo di svuotare le posizioni occupate dalle truppe ucraine. Dunque i missili verranno usati per distruggere i quartier generali, i comando, i magazzini di armi ed equipaggiamenti e tutta la logistica delle truppe russe e nordcoreane”.
Ci sarà un effetto immediato sul conflitto?
"E’ improbabile che ci sia un effetto immediato sul corso degli eventi. Ciononostante a livello tattico-operativo, ci sarà un rafforzamento delle capacità ucraine che avrà sì un effetto immediato in certe zone, in questo caso nella regione di Kursk. Inoltre avrà un effetto morale e psicologico sulle truppe russe lungo tutto il fronte, probabilmente aumenterà il numero delle defezioni dell’esercito di Mosca”.
La Russia ha detto che un annuncio simile avrebbe immediatamente portato a una escalation. Che tipo di reazione si teme?
"Per molto tempo la Russia ha parlato di ‘dure’ risposte nel contesto delle forniture di armi occidentali all’Ucraina. Ciononostante, l’Ucraina ha usato con successo tutti i tipi di armi che erano stati originariamente definiti ‘linee rosse’ da Mosca, per esempio quando è stata distrutta la sua flotta nel Mar Nero, quando sono stati colpiti quartieri militari in territorio russo ecc. Non ci sono state le risposte in questi casi. Ogni volta Mosca ridisegna le linee rosse tracciate dalla Russia. L’unica cosa che può fare e fa è continuare a terrorizzare con attacchi di missili balistici su infrastrutture civili: scuole, ospedali pediatrici, case private. Nell’attacco più recente ieri la Russia ha usato 210 armi aeree per colpire quartieri di civili nelle città di Sumy e Odessa. Oltre venti persone sono morte, incluso bambini. Oltre cento i feriti”.
C’è il rischio di un’escalation nucleare ora che Putin ha aggiornato la dottrina sul tema?
"Putin aveva già annunciato i cambiamenti: stava solo aspettando il momento giusto per firmare la dottrina. Per aumentare la pressione e il ricatto verso l'occidente. L’amministrazione russa capisce quali sono i rischi di un possibile utilizzo di armi nucleari, anche solo tattiche. Le precedenti sconfitte russe per le quali Mosca ha minacciato l’uso di armi nucleari si sono risolte in nulla. Perché dovrebbe essere diverso ora? L’unico che ha interesse al pugno nucleare russo è Putin stesso.
Kiev ha distrutto centinaia di obiettivi nei territori temporaneamente occupati, che secondo la Costituzione russa sono territorio sovrano della Federazione Russa. In realtà l’Ucraina è l'unico Stato che ha condotto un'operazione militare sul territorio della Russia dalla seconda guerra mondiale. Inoltre, è quasi l'unico Stato non nucleare che ha condotto un'operazione transfrontaliera contro il secondo più grande arsenale nucleare al mondo”.
Il presidente Zelensky ha anche affermato in questi giorni che una soluzione diplomatica al conflitto è possibile entro il 2025. A quali condizioni crede che ciò sia possibile?
"Il presidente ha affermato che da parte ucraina dovremmo fare di tutto per porre fine diplomaticamente a questa guerra l’anno prossimo. Tuttavia, il desiderio dell’Ucraina e dell’Occidente di porre fine a questa guerra con una pace giusta non è sufficiente. È necessario che il Cremlino comprenda l’inutilità della sanguinosa guerra che Putin cerca di imporre al mondo libero. E questo è possibile solo a condizione di rafforzare le capacità militari ucraine, con un impatto sul corso della guerra al fronte e, di conseguenza, il raggiungimento di una forte base negoziale per il futuro. Perché la pace arrivi proprio attraverso la forza, perché l’Ucraina sia abbastanza forte da ottenere una pace giusta”.
Un altro evento delle ultime settimane è destinato ad avere un impatto sulla guerra in Ucraina, e cioè l'elezione del presidente Donald Trump: quali sono le aspettative a Kiev?
"La leadership ucraina è pronta ad una cooperazione costruttiva con qualsiasi governo americano, in particolare con il neoeletto presidente Donald Trump. Con un segnale importante, il potenziale segretario di Stato americano Mark Rubio ha affermato che gli Stati Uniti d’America, sotto la guida del presidente eletto Donald Trump, garantiranno la pace con la forza. Pertanto, il futuro governo degli Stati Uniti probabilmente condividerà la posizione ucraina di ‘pace attraverso la forza’”.
Non c’è il timore che gli Usa ritirino completamente il loro appoggio?
“E’ chiaro che in questo caso, se veramente gli aiuti si interrompono, sarebbe molto difficile. Ma il mio Paese non resterà con le mani in mano. Ci stiamo preparando per ogni possibile sviluppo in questa direzione. Stiamo sviluppandola nostra industria militare e incrementando la produzione di armi con i nostri mezzi e investimenti”.
Oggi sono 1000 giorni di conflitto. Come descriverebbe la situazione attuale, siamo a un punto di svolta?
"Oggi si compiono 1000 giorni da quando l’Ucraina ha iniziato a resistere contro il nemico che punta a distruggere tutto ciò che è ucraino. L’esistenza dell’Ucraina, come Stato è in primis un merito degli ucraini che si sono uniti nella lotta contro la Russia: chi combattendo al fronte, chi lavorando dalle retrovie per appoggiare l’esercito di difesa e infine altri ancora che continuano la resistenza nei territori occupati. L’Ucraina non si dimentica dei cittadini nei territori occupati e farà di tutto per espellere i nemici da lì. Ma la guerra esistenziale dell’Ucraina contro la Russia non è ancora finita. Il punto di svolta non è ancora arrivato ma è vicino: nessuno dei due lati ha risorse e resilienza infinite per continuare la guerra. Allo stato attuale l’Ucraina insieme agli alleati deve ridurre la capacità della Russia di continuare la guerra. Solo dopo aver indebolito la Russia può arrivare una vera svolta. Sarebbe a dire nel momento in cui l’Ucraina abbia raggiunto una posizione negoziale forte, per finire la guerra pacificamente. Ma con la forza”.