✕

Missili Usa sulla Russia, il Cremlino minaccia: “Pronti a rispondere”

Ascolta l'audio

Zakharova: “Se Kiev li usa significa che Washington è entrata in guerra”. Ma per ora Mosca attende Trump: “Non saranno decisivi”
2 minuti di lettura

Doveva essere la nuova invalicabile “linea rossa”. Invece, ancora una volta, Mosca potrebbe ignorarla. All’indomani dell’ufficioso via libera degli Usa a Kiev perché utilizzi i suoi missili a lungo raggio Atacms contro la Russia, il portavoce Dmitrij Peskov non si scompone, anche perché — osserva — al momento non ci sono conferme ufficiali delle anticipazioni dei media. «È ovvio tuttavia che l’amministrazione uscente di Washington intenda adottare misure per continuare a gettare benzina sul fuoco e provocare un’ulteriore escalation». Più minacciosa la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova: se gli Atacms colpissero la Russia, «significherebbe la partecipazione diretta di Usa e loro satelliti… così come un cambiamento radicale nell’essenza e natura stessa del conflitto» e in tal caso, avverte, «la risposta della Russia sarebbe appropriata e si farebbe sentire».

L’eventuale cambio di rotta statunitense appare tuttavia troppo tardivo perché possa cambiare il corso de…

Doveva essere la nuova invalicabile “linea rossa”. Invece, ancora una volta, Mosca potrebbe ignorarla. All’indomani dell’ufficioso via libera degli Usa a Kiev perché utilizzi i suoi missili a lungo raggio Atacms contro la Russia, il portavoce Dmitrij Peskov non si scompone, anche perché — osserva — al momento non ci sono conferme ufficiali delle anticipazioni dei media. «È ovvio tuttavia che l’amministrazione uscente di Washington intenda adottare misure per continuare a gettare benzina sul fuoco e provocare un’ulteriore escalation». Più minacciosa la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova: se gli Atacms colpissero la Russia, «significherebbe la partecipazione diretta di Usa e loro satelliti… così come un cambiamento radicale nell’essenza e natura stessa del conflitto» e in tal caso, avverte, «la risposta della Russia sarebbe appropriata e si farebbe sentire».

L’eventuale cambio di rotta statunitense appare tuttavia troppo tardivo perché possa cambiare il corso del conflitto in Ucraina a favore di Kiev. A Mosca viene interpretato più come l’ultimo fuoco politico del presidente uscente Joe Biden che come una vera e propria minaccia. L’esercito russo, peraltro, ha avuto il tempo di spostare le sue risorse più critiche fuori dalla portata degli Atacms: il 90% degli aerei che hanno attaccato l’Ucraina lo scorso settembre sono decollati da aeroporti non raggiungibili. «Questi missili sono già utilizzati sistematicamente contro il nostro territorio», osserva il corrispondente militare di Komsomolskaja Pravda Aleksandr Kots sottolineando che «la difesa aerea li abbatte regolarmente» e che perciò non si tratta di «qualcosa di improvviso e invincibile».

Anche il capo della Commissione difesa della Duma, Andrej Kartapolov, minimizza: «Il corso dell’operazione non cambierà in alcun modo». Piuttosto che ingaggiare un pericoloso confronto con gli Usa negli ultimi due mesi di amministrazione Biden, Mosca sembra intenzionata a non complicare le prospettive di negoziati in vista dell’insediamento di Donald Trump. Intanto avanza più che può in Ucraina per arrivare al tavolo delle trattative in una posizione di forza: con 60 km quadrati conquistati nel fine settimana, 458 dall’inizio di novembre, si appresta a battere con ampio margine il record di 610 km quadrati occupati lo scorso ottobre.

Certo, la reale portata della «risposta» ventilata da Zakharova dipenderà da quanti e quali missili a lungo raggio saranno davvero messi a disposizione di Kiev e da quali bersagli saranno autorizzati. Komsomolskaja Pravda vaglia una scala di opzioni: da «abbattere tutto ciò che vola nella nostra direzione» a raid contro «i bunker della leadership ucraina» fino alla remota possibilità di «colpire le basi Usa in Europa e persino valutare l’uso di armi nucleari». Molti analisti ipotizzano una vendetta trasversale: l’invio di armi alla Siria o agli Houthi yemeniti.

I propagandisti si lasciano invece andare alle solite teatrali minacce. Il deputato Andrej Guruliov strombazza in tv: «Non rimarrà sostanzialmente nulla dell’America. Né Biden, né Trump». Il senatore Vladimir Dzhabarov promette un «attacco di ritorsione tale che tutti i centri decisionali in Ucraina, tutti i ponti sul Dnepr, potranno essere demoliti».

«Si avvicina l’inizio della Terza guerra mondiale», dice. Mentre il direttore della rivista Difesa Nazionale Igor Korotchenko ipotizza un «attacco nucleare dimostrativo» nei mari di Gran Bretagna e Francia. Ma c’è anche chi, come il capo dell’Ufficio di analisi politico-militare Aleksandr Mikhailov, invita alla cautela: «C’è qualcuno al mondo che voglia testare su di sé il bastone nucleare russo? Improbabile. Negli Usa c’è un periodo cuscinetto, di fatto un vuoto di potere. Per i democratici sono le ultime settimane da seduti ai loro posti di lavoro. Non resta che aspettare».

Leggi i commenti