KIEV — «Ogni giorno chiediamo al mondo determinazione e forza sufficiente affinché l’Ucraina possa bloccare gli attacchi contro il nostro popolo. Ogni nuovo attacco da parte della Russia non fa altro che confermare le vere intenzioni di Putin. Vuole che la guerra continui. Dobbiamo costringere la Russia a una pace giusta con la forza». Con questa parole il presidente ucraino Zelensky ha aperto ieri le commemorazioni per i 1.000 giorni di conflitto che sono avvenute nel mezzo di un’accelerazione globale di eventi destinata a modificare rapidamente il conflitto tra Mosca e Kiev.
«La pace con la forza», è lo slogan scelto per questa nuova fase che a molti appare come un punto di svolta. Ed è anche il messaggio che i funzionari e i think tank di governo ripetono fedelmente nelle ultime ore in risposta a chi, dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni americane, la telefonata del cancelliere Olaf Scholz a Putin e l’innalzamento delle minacce russe, vorrebbe vedere ora Kiev fare un…
KIEV — «Ogni giorno chiediamo al mondo determinazione e forza sufficiente affinché l’Ucraina possa bloccare gli attacchi contro il nostro popolo. Ogni nuovo attacco da parte della Russia non fa altro che confermare le vere intenzioni di Putin. Vuole che la guerra continui. Dobbiamo costringere la Russia a una pace giusta con la forza». Con questa parole il presidente ucraino Zelensky ha aperto ieri le commemorazioni per i 1.000 giorni di conflitto che sono avvenute nel mezzo di un’accelerazione globale di eventi destinata a modificare rapidamente il conflitto tra Mosca e Kiev.
«La pace con la forza», è lo slogan scelto per questa nuova fase che a molti appare come un punto di svolta. Ed è anche il messaggio che i funzionari e i think tank di governo ripetono fedelmente nelle ultime ore in risposta a chi, dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni americane, la telefonata del cancelliere Olaf Scholz a Putin e l’innalzamento delle minacce russe, vorrebbe vedere ora Kiev fare un passo indietro e scendere a compromessi.
Ed è infatti un appello dallo stesso tono quello che il presidente ucraino, visibilmente commosso, ha lanciato al Parlamento europeo che lo ha accolto in collegamento con una lunga standing ovation: «La Russia non prenderà mai parte a negoziati utili senza fuoco nei suoi depositi di munizioni, senza che la sua logistica militare sia interrotta, senza che le sue basi aree siano distrutte, senza che perda la sua capacità di produrre missili e droni e senza che i suoi asset siano confiscati. Putin resta più piccolo rispetto alla forza dell’Europa unita», ha detto, denunciando poi il totale silenzio del G20 sulla revisione della dottrina nucleare voluta dal Cremlino.
La giornata del presidente si era aperta alla Verkhovna Rada dove ha illustrato un piano di resilienza - quasi un piano di “sopravvivenza” - articolato in dieci punti con l’intenzione chiara di risollevare il morale della popolazione dopo gli eventi avversi delle ultime settimane, ma anche di rispondere alla critiche ricevute al suo “piano della vittoria”, che avanzava richieste di aiuti agli alleati senza prevedere riforme interne concrete.
I singoli punti del nuovo piano si concentrano sull’unità del Paese, la situazione in prima linea, le armi, le finanze, l’energia, la sicurezza, le comunità, il capitale umano, la sovranità culturale e i veterani. Riguardo al primo punto, di fronte al parlamento riunito, Zelensky ha voluto sgomberare il campo: «Nessuno al mondo ha chiesto e non chiede all’Ucraina elezioni. L’Ucraina ha prima bisogno di un mondo giusto, poi gli ucraini terranno elezioni giuste».