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Neve, allarmi e minacce, Kiev si risveglia nel terrore: “Sarà un inverno atroce”

(reuters)

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Alla notizia del raid notturno su Dnipro, il collegamento è immediato: “Ecco perché ieri le ambasciate hanno chiuso e siamo tornati nei rifugi”
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KIEV – La coperta di neve che si posa su Kiev la mattina presto viene svelata dalle prime luci dell’alba e trova la popolazione sveglia dopo una notte insonne con allarmi antiaerei infiniti e “la minaccia massima” sulla capitale. Il bianco che tinge le cupole del monastero di San Michele, le piazze di Maidan e Santa Sofia e tinge il ponte di Vetro non fa che sottolineare senza pietà una consapevolezza spaventosa: è iniziato un nuovo inverno di guerra.

La presa di coscienza di una popolazione con un’immane resilienza si fa atroce quando sui cellulari gli amici iniziano a condividere le immagini inedite di un missile balistico “sperimentale”, un’arma mai usata prima, che si schianta a grappolo sulla non lontana città di Dnipro. Sono sequenze che lasciano senza fiato. Non serve essere analisti, il collegamento viene naturale: «Ecco perché ieri le ambasciate hanno chiuso. Ecco perché questa notte siamo stati tutti di nuovo nei rifugi».

La prima grande nevicata dà inizio a una nuova…

KIEV – La coperta di neve che si posa su Kiev la mattina presto viene svelata dalle prime luci dell’alba e trova la popolazione sveglia dopo una notte insonne con allarmi antiaerei infiniti e “la minaccia massima” sulla capitale. Il bianco che tinge le cupole del monastero di San Michele, le piazze di Maidan e Santa Sofia e tinge il ponte di Vetro non fa che sottolineare senza pietà una consapevolezza spaventosa: è iniziato un nuovo inverno di guerra.

La presa di coscienza di una popolazione con un’immane resilienza si fa atroce quando sui cellulari gli amici iniziano a condividere le immagini inedite di un missile balistico “sperimentale”, un’arma mai usata prima, che si schianta a grappolo sulla non lontana città di Dnipro. Sono sequenze che lasciano senza fiato. Non serve essere analisti, il collegamento viene naturale: «Ecco perché ieri le ambasciate hanno chiuso. Ecco perché questa notte siamo stati tutti di nuovo nei rifugi».

La prima grande nevicata dà inizio a una nuova dura stagione. Se si chiede all’amministrazione di Kiev una domanda tanto semplice come se ci sarà o no l’albero di Natale su piazza Santa Sofia, la sorprendente risposta è: «Non possiamo ancora commentare». Esiste un progetto: prevede un albero bianco con decorazioni blu, collocato nello stesso punto dell’anno scorso. Ma il comune ha paura di sbilanciarsi e si riserva di far sapere le decisioni sulle decorazioni – seppur minime – a fine mese.

Ieri il luogo dove il simbolo delle celebrazioni sorgerà - o no – era una spianata bianca attraversata a fatica da giovani e anziani che sfidavano il vento, mentre i militari si muovevano con trattori spalaneve per creare dei sentieri. A un piccolo chiosco che vende tè e caffè un gruppo di giovani donne commentava la situazione: «È un inverno che inizia con una quantità di allarmi a cui non eravamo più abituati. Tutto è difficile: il traffico costantemente chiuso, le vie deviate», dice Uliana Pashkova, una studentessa di Belle Arti. «Cosa vuoi che me ne freghi dell’albero», ammonisce l’altra interlocutrice che si identifica come Olya. «Non sono stanca, sono arrabbiata: mio fratello è al fronte, vicino alla Russia e ho il solo desiderio che sia a casa per le feste».

La forza d’animo delle giovani donne è interrotta dall’intervento di un uomo di mezza età: si chiama Gregory, ha 53 anni e una folta barba bianca. È filorusso e non lo nasconde, una rarità. «Il problema di questo inverno è solo il governo. Togli il governo ed è tutto finito. La pace domani, come ti sembra?», provoca, «noi e la Russia vicini, un solo popolo». Il gruppetto alza gli occhi al cielo.

Negli stessi istanti Zelensky posava rose rosse sulle immagini innevate dei caduti vicino al monastero di San Michele, nel giorno della Dignità e Libertà che ricorda «le due rivoluzioni». «Oggi - ha detto - il nostro pazzo vicino ha dimostrato ancora una volta chi è veramente e come disprezza la vita umana in generale».

Secondo dati dell’International Rescue Commitee, circa 3,7 milioni di persone in Ucraina sono state sfollate internamente e si trovano ad affrontare condizioni invernali gelide dopo essere state costrette a fuggire dalle proprie case. Più di 18 milioni di persone, tra cui 4 milioni di bambini, hanno bisogno di assistenza umanitaria. Il 25% della popolazione non ha accesso a un riscaldamento sufficiente e oltre il 60% riferisce che la propria casa ha bisogno di riparazioni. Per questa stagione si prevedono minime di -21 gradi.

Ne è ben consapevole Iva Koshova, 28 anni, mentre ci conduce in un magazzino, collocato dentro a un ex supermercato - con tanto di immagini di insaccati viola ancora appiccicati in vetrina - nella periferia di Kiev costellata da torri di appartamenti sovietici da trenta piani. «Se vivi vicino al fronte in inverno - avverte - è meglio che tu non esca senza uno di questi in borsa», e da una scatola estrae un laccio portatile per bloccare le emorragie. È tra i fondatori di Kyiv Defenders, una ong di giovanissimi che si è distinta per l’attivismo nell’aiutare civili e militari al fronte.

Networking, social media e tanta buona volontà al servizio degli altri. Raccolgono e portano al fronte piccoli generatori, riscaldamenti portatili, depuratori, batterie, indumenti caldi, blocchi di zuppe solubili, energy drinks, vitamine e scaldamani monouso per i medici che devono operare al gelo. «Tutti sono stanchi, civili e militari. E questo peggiora con il freddo invernale perché ti impedisce di pensare nitidamente. Ma se vivi in Ucraina, ora non hai opzione: devi essere preparato a tutto».

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