Omicidi politici e narcotraffico, la piovra iraniana è globale

Omicidi politici e narcotraffico, la piovra iraniana è globale
(ansa)

Olanda, Canada, Usa e Argentina: così le milizie si appoggiano alla criminalità comune

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Non ci sono più i terroristi duri e puri. Anche gli ayatollah hanno studiato la lezione di Al Zarqawi, il fondatore dell’Isis che ha unito le sue competenze di contrabbandiere alla vocazione jihadista, per creare una ragnatela mondiale molto più mimetica e potente. La sua forza nasce dal connubio tra trafficanti e agenti segreti: fonde le risorse dei Guardiani della Rivoluzione e la capacità di infiltrazione delle reti criminali. Finora questa struttura ibrida si è dedicata agli omicidi mirati, pagando con droga e denaro il supporto dei clan in ogni angolo del pianeta. Hanno eliminato oppositori in esilio della teocrazia e hanno alzato il tiro fino a pianificare l’uccisione di Donald Trump.

«I soldi non sono un problema, ne abbiamo già spesi tanti», hanno detto i referenti dei Guardiani della Rivoluzione a Farhad Shakeri, a lungo detenuto negli States per rapina, incaricandolo nello scorso settembre di studiare i movimenti dell’allora candidato repubblicano. Lo stesso commando avrebbe dovuto ammazzare la giornalista dissidente Masih Alinejad: secondo l’incriminazione dell’Fbi, a tirare le fila era il generale dei Pasdaran Ruhollah Bazghandi.
La scorsa settimana in Canada è stato rivelato un tentativo di assassinare Irwin Cotler, ex ministro e avvocato impegnato nelle campagne per i diritti umani nella Repubblica islamica. Pochi mesi prima un membro canadese degli Hell’s Angels è stato ingaggiato da un trafficante iraniano per reclutare una squadra di killer: dovevano uccidere una coppia di rifugiati politici negli Usa in cambio di 350 mila dollari.

I casi in Europa

L’Europa non è immune. Gli episodi più clamorosi sono avvenuti in Olanda. Nel 2015 ad Amsterdam è stato ucciso Mohammad Reza Kolahi Samadi, che da decenni viveva sotto falso nome: era stato condannato a Teheran per un attentato del 1981 in cui era morto il vice di Khomeini. Due anni dopo la stessa sorte è toccata all’esiliato Ahmad Mola Nissi. Il governo dei Paesi Bassi ha accusato l’intelligence iraniana. Le indagini hanno messo in luce una connection tra i sicari e due padrini: l’olandese d’origine marocchina Ridoun Taghi e l’irlandese Daniel Kinahan. Sono due dei più grandi broker di cocaina, attivi per anni a Dubai e sospettati di profondi legami con i Guardiani della Rivoluzione. La stessa alleanza si è ripetuta con un boss turco dell’eroina che avrebbe messo a segno l’esecuzione a Bucarest di un giudice fuggito da Teheran.

Anche in queste operazioni l’Iran agisce in osmosi con Hezbollah, che ha allungato i suoi tentacoli nella diaspora degli sciiti libanesi, dall’Africa al Sud America, con emissari che operano nel commercio di droga e nei trasferimenti di denaro. La Dea ritiene che dalla Tripla Frontera - dove si intrecciano Argentina, Paraguay, Brasile - il Partito di Dio riceva ogni anno cento milioni di dollari. L’allarme di questi giorni nasce proprio dalla disfatta di Hezbollah, decapitato dai bombardamenti israeliani, e dalla difficoltà iraniana di rispondere ai raid dello Stato ebraico: tra gli sciiti Libanesi c’è un vuoto di potere e a Teheran ci sono falchi che premono per un’escalation. Un contesto in cui gli attentati possono apparire come l’arma della vendetta. Gli investigatori citano una serie di precedenti sanguinosi. Nel 1992 a Buenos Aires è saltata in aria l’ambasciata israeliana: 29 morti. Due anni dopo è stata rasa al suolo l’Associazione di Mutualità Israelita: 85 morti. La sentenza di Cassazione sostiene che il secondo attacco sia stato eseguito da Hezbollah con una regia iraniana. Pure per la bomba che nel 2012 in Bulgaria dilaniò un autobus di turisti arrivati da Tel Aviv sono stati condannati due libanesi ritenuti appartenenti al Partito di Dio. Uno aveva la doppia nazionalità francese, l’altro australiana: un elemento che fa capire come possano colpire ovunque.

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