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Yacht di turisti naufraga nel Mar Rosso, poche speranze per i diciassette dispersi

L’incidente al largo di Marsa Alam causato dal maltempo. Esclusa la presenza di italiani
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Un’onda ci ha travolti rovesciando la nave su un lato»: finora, è tutto ciò che sappiamo del naufragio di uno yacht con 45 persone a bordo (31 turisti e 14 persone d’equipaggio) avvenuto nelle prime ore di lunedì nell’area di Wadi al Gamal, a sud di Marsa Alam, il celebre villaggio affacciato sul Mar Rosso, in Egitto, noto per le sabbie bianche, le tartarughe marine e i resort a prezzi stracciati. Poche battute, riferite da un marinaio superstite ai soccorritori, che certo non bastano a ricostruire la dinamica di un affondamento su cui le autorità locali non hanno ancora fatto luce. Impegnate fin dall’alba — il primo S.O.S. è stato lanciato alle 5.30 locali – a scandagliare la zona.

Ventotto persone sono state tratte in salvo dalla nave militare El Fateh, la prima ad arrivare sul posto: i feriti gravi trasportati in ospedale con gli elicotteri. Le operazioni di soccorso sono andate avanti per 12 ore con navi e aerei militari salvo essere poi abbandonate col buio, sebbene manchino all…

Un’onda ci ha travolti rovesciando la nave su un lato»: finora, è tutto ciò che sappiamo del naufragio di uno yacht con 45 persone a bordo (31 turisti e 14 persone d’equipaggio) avvenuto nelle prime ore di lunedì nell’area di Wadi al Gamal, a sud di Marsa Alam, il celebre villaggio affacciato sul Mar Rosso, in Egitto, noto per le sabbie bianche, le tartarughe marine e i resort a prezzi stracciati. Poche battute, riferite da un marinaio superstite ai soccorritori, che certo non bastano a ricostruire la dinamica di un affondamento su cui le autorità locali non hanno ancora fatto luce. Impegnate fin dall’alba — il primo S.O.S. è stato lanciato alle 5.30 locali – a scandagliare la zona.

Ventotto persone sono state tratte in salvo dalla nave militare El Fateh, la prima ad arrivare sul posto: i feriti gravi trasportati in ospedale con gli elicotteri. Le operazioni di soccorso sono andate avanti per 12 ore con navi e aerei militari salvo essere poi abbandonate col buio, sebbene manchino all’appello ancora diciassette persone. La convinzione dei soccorritori è che dopo tante ore in mare siano tutti annegati.

La Sea Story, lussuosa imbarcazione di 44 metri varata nel 2022 e dotata di 18 cabine per una capienza di 36 ospiti, era partita domenica mattina dal porto di Ghalib. Avrebbe dovuto trascorrere sei giorni di mare per poi terminare la mini-crociera venerdì 29 nella città di Hurghada, 200 chilometri più a nord. A bordo, insieme all’equipaggio egiziano, trentuno turisti provenienti da dodici Paesi (Germania, Spagna, Belgio, Cina, Stati Uniti, Slovacchia, Svizzera, Gran Bretagna, Polonia, Norvegia, Irlanda, Finlandia) intenzionati ad esplorare la barriera corallina di Ras Satayeh, nuotare con i delfini e prendere tanto sole.

Secondo una fonte non verificata che ne ha parlato a France24 il capitano della nave potrebbe essersi spinto molto più a sud della meta finale a causa delle perturbazioni annunciate dal Servizio Meteorologico Egiziano già sabato. Quei venti a 70 chilometri orari e le onde alte fino a tre metri che domenica e lunedì hanno infatti costretto le autorità di Hurghada a chiudere il porto: mentre l’area del Wadi al Gamal domenica è rimasta effettivamente più riparata, tanto che per tutta la giornata , i turisti si sono goduti lunghe ore di snorkeling.

Il vento si sarebbe però alzato nella notte, «spingendo l’imbarcazione sulla barriera corallina» come ha detto un’altra fonte non confermata, all’Ansa. Proprio la falla avrebbe contribuito al rapido inabissamento dell’imbarcazione, trasformando in incubo quella che doveva essere solo una piacevole escursione.

Per ora i dispersi non hanno ancora un nome. Ma quasi certamente due sono britannici: lo dice una coppia di loro amici tratta invece in salvo. Non si hanno notizie di un finlandese. E almeno quattro sarebbero egiziani. La Farnesina, attraverso ambasciata e consolato italiani in loco, è stata costantemente in contatto con le autorità locali, accertando che nella comitiva non c’erano nostri connazionali.

Purtroppo non è il primo incidente ad accadere in un’area dove il turismo sembrava essere finalmente tornato a crescere dopo anni di crisi determinata prima dalle minacce terroristiche culminate nelle bombe di Sharm el Sheikh del 2005 (63 vittime), poi dall’instabilità legata alla rivoluzione egiziana del 2011 e infine dallo stop globale imposto dal Covid nel 2020.

Proprio qui, un anno fa, tre cittadini britannici sono morti nel rogo scoppiato all’interno della sala macchine dello yacht Hurricane, che avrebbe dovuto portarli a vedere bellezze naturalistiche insieme ad altre ventinove persone messesi in salvo tuffandosi in acqua. A febbraio, pure il Sea Legend ha preso fuoco con diciassette persone a bordo: una è morta. È andata meglio agli aspiranti sub del Nouran: tutti salvi dopo l’ennesimo incendio.

Almeno altri tre yacht — il Seaduction, l’Exocet e il New Dream — sono affondati negli ultimi due anni dopo aver colpito la barriera corallina: fortunatamente senza provocare vittime. Ma riaccendendo ogni volta le polemiche per i troppo bassi standard di sicurezza delle navi turistiche egiziane.

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