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Georgia, presidente e opposizione boicottano l’insediamento del nuovo Parlamento

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La prima sessione tra le proteste per le elezioni che l'opposizione sostiene essere state truccate. Zourabichvili: “E’ il lunedì più nero per il Paese”
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TBILISI – Accolto dalle proteste di migliaia di cittadini, boicottato dall’opposizione, privato della benedizione del capo dello Stato: il nuovo parlamento georgiano si è insediato lunedì mattina dopo le contestatissime elezioni del 26 ottobre. Solo 89 deputati su 150 sedevano in aula. Sono entrati dal retro, protetti da un massiccio cordone di forze dell’ordine. Fin dalla sera precedente, parte dei manifestanti si era accampata su viale Rustaveli, trascorrendo la notte all’interno di tende, davanti all’ingresso principale del Parlamento. La presidente della Repubblica Salomé Zourabichvili, il cui ruolo cerimoniale è analogo a quello del nostro capo dello Stato, si è rifiutata di aprire i lavori perché, al pari delle opposizioni, non riconosce l’esito del voto.

Secondo i risultati ufficiali, Sogno georgiano, al potere dal 2012, ha trionfato con il 54 per cento dei consensi, mentre gli sfidanti, strutturati in quattro coalizioni, si sono fermati a un complessivo 38 per cento. La missi…

TBILISI – Accolto dalle proteste di migliaia di cittadini, boicottato dall’opposizione, privato della benedizione del capo dello Stato: il nuovo parlamento georgiano si è insediato lunedì mattina dopo le contestatissime elezioni del 26 ottobre. Solo 89 deputati su 150 sedevano in aula. Sono entrati dal retro, protetti da un massiccio cordone di forze dell’ordine. Fin dalla sera precedente, parte dei manifestanti si era accampata su viale Rustaveli, trascorrendo la notte all’interno di tende, davanti all’ingresso principale del Parlamento. La presidente della Repubblica Salomé Zourabichvili, il cui ruolo cerimoniale è analogo a quello del nostro capo dello Stato, si è rifiutata di aprire i lavori perché, al pari delle opposizioni, non riconosce l’esito del voto.

Secondo i risultati ufficiali, Sogno georgiano, al potere dal 2012, ha trionfato con il 54 per cento dei consensi, mentre gli sfidanti, strutturati in quattro coalizioni, si sono fermati a un complessivo 38 per cento. La missione di osservazione Osce, nel suo report preliminare, ha rilevato numerose irregolarità. Le missioni georgiane, che hanno fornito opinioni definitive corredate da prove, si sono rivolte ai tribunali locali per chiedere l’annullamento di centinaia di migliaia di voti, ma senza ottenere nulla.

L’indipendenza dei tribunali dall’esecutivo, va detto, è questione assai problematica in Georgia e non a caso una seria riforma della giustizia era in cima alle raccomandazioni di Bruxelles per proseguire sul cammino dell’integrazione europea. Altri tempi. Oggi la candidatura Ue di Tbilisi è di fatto congelata, dopo l’adozione delle famigerate leggi sugli “agenti stranieri” e contro la “propaganda Lgbtq”, testi del tutto simili a norme analoghe approvate dalla Russia, il grande e minaccioso vicino con cui la nuova Georgia sembra intenzionata a riallacciare i rapporti.

Diverse capitali europee, e la Commissione stessa, hanno rilanciato le preoccupazioni delle opposizioni e della presidente georgiana sulla regolarità del voto, ma a causa delle note divisioni tra Stati membri non c’è da aspettarsi passi decisivi. L’unico a essersi congratulato con il premier Irakli Kobakhidze è stato Viktor Orban: nessun altro occidentale lo ha fatto. Ma lo stallo, in assenza di alternative percorribili, pare destinato a essere prima o poi superato.

«È un lunedì nero per la Georgia», ha scritto su X Zourabichvili, secondo cui il Parlamento appena insediatosi sarebbe incostituzionale, non solo per la «massiccia frode elettorale» che ne mina la legittimità, ma anche per il suo rifiuto di aprire i lavori («la Costituzione non riconosce a nessuno la facoltà di agire come sostituto»), e infine perché il suo ricorso alla Corte costituzionale, che mette in questione la validità delle elezioni, è ancora in sospeso. Con la presidente si sono schierati diversi costituzionalisti sentiti dai media locali.

La Georgia entra ufficialmente in una crisi istituzionale gravissima: i 61 deputati eletti tra le fila dell’opposizione giurano che non metteranno piede in aula fino alla convocazione di nuove elezioni, rendendo il parlamento di fatto monopartitico. E Zourabichvili è in scadenza: tra dicembre e gennaio il nuovo emiciclo è chiamato a eleggere un nuovo capo dello Stato. Non sarà l’oligarca Bidzina Ivanishvili, fondatore di Sogno georgiano, considerato responsabile della svolta autoritaria e ostile all’Occidente di Tbilisi. Almeno questo affermano i vertici del partito. Certo è che si tratterà di una questione tutta interna alla maggioranza.

(afp)

Sotto la pioggia battente, Barbara e Dali, sorelle di 17 e 28 anni, non vogliono darsi per vinte. Su viale Rustaveli, continuano a intonare slogan contro la Russia e per l’Europa, mentre la folla inizia a disperdersi. I deputati sono già andati via nelle auto blu, quando in un ultimo sussulto decine di giovani iniziano a battere i pugni contro le lastre di metallo erette a protezione del Parlamento.

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