✕

Libano, cessate il fuoco a un passo ma pesa il patto segreto Usa-Israele

(reuters)

Ascolta l'audio

Dopo il sì di Beirut alla proposta del mediatore americano, anche Netanyahu dichiara di aver accettato “il quadro generale”. Media: “Oggi l’annuncio di Biden e Macron”. Resta però il nodo degli interventi dello Stato ebraico con violazioni di Hezbollah
2 minuti di lettura

Gli Stati Uniti ci credono. La Francia ci crede. Persino Netanyahu dichiara di aver accettato «il quadro generale» della proposta americana per il cessate il fuoco, già approvata dalla controparte libanese. Si può esser certi, dunque, che oggi Biden e Macron daranno l’annuncio della tregua tra Israele e Hezbollah, come vogliono le voci diffuse in forma anonima da consiglieri governativi e portavoce di New York, Gerusalemme e Parigi? No. Perché in Medio Oriente ogni bozza di accordo porta in seno il dettaglio che la può far saltare. E in questo caso il dettaglio si chiama “documento allegato”.

Andiamo con ordine e partiamo dall’ottimismo. C’è n’è tanto, dopo che domenica sera la riunione ristretta di ministri e intelligence militare convocata dal premier israeliano ha dato parere positivo alla proposta avanzata dall’inviato americano Amos Hochstein e già approvata da Nabih Berri, il presidente del parlamento libanese che tratta a nome di Hezbollah. Nel pomeriggio la bozza per l’ar…

Gli Stati Uniti ci credono. La Francia ci crede. Persino Netanyahu dichiara di aver accettato «il quadro generale» della proposta americana per il cessate il fuoco, già approvata dalla controparte libanese. Si può esser certi, dunque, che oggi Biden e Macron daranno l’annuncio della tregua tra Israele e Hezbollah, come vogliono le voci diffuse in forma anonima da consiglieri governativi e portavoce di New York, Gerusalemme e Parigi? No. Perché in Medio Oriente ogni bozza di accordo porta in seno il dettaglio che la può far saltare. E in questo caso il dettaglio si chiama “documento allegato”.

Andiamo con ordine e partiamo dall’ottimismo. C’è n’è tanto, dopo che domenica sera la riunione ristretta di ministri e intelligence militare convocata dal premier israeliano ha dato parere positivo alla proposta avanzata dall’inviato americano Amos Hochstein e già approvata da Nabih Berri, il presidente del parlamento libanese che tratta a nome di Hezbollah. Nel pomeriggio la bozza per l’armistizio sarà discussa e votata dal Gabinetto di guerra israeliano, cui spetta l’ultima parola: nel caso di luce verde, i cannoni potrebbero tacere entro le 36 ore successive alla delibera.

Si spiega così la notizia, battuta dall’agenzia Reuters e ripresa dai media arabi, secondo cui oggi il presidente americano e quello francese annunceranno il cessate il fuoco. Tuttavia il portavoce del Consiglio di sicurezza della Casa Bianca ha ridimensionato le aspettative: «L’accordo è vicino ma non sarà finalizzato fino a che non saranno concordati tutti i dettagli», ha detto John Kirby. E il dipartimento di Stato ha ribadito che «l’intesa non c’è ancora».

Secondo la bozza Hochstein, dopo il cessate il fuoco l’Idf ha 60 giorni (il cosiddetto periodo di prova) per lasciare il Libano. Nello stesso lasso di tempo i miliziani devono ritirarsi a nord del fiume Litani, mentre l’esercito regolare libanese, riarmato dagli occidentali, insieme coi caschi blu di Unifil, si posizionerà lungo il confine con il compito di ripulire la regione dalle postazioni di Hezbollah che l’Idf, in più di un anno di bombardamenti e 3.000 vittime, non è riuscito a distruggere. I soldati saranno chiamati a prevenire il traffico di armi dalla Siria.

A un comitato internazionale di sorveglianza, a guida Usa e con la partecipazione della Francia (inizialmente Netanyahu non voleva per via del sostegno di Macron al mandato di arresto dell’Aia), della Germania e della Gran Bretagna, spetterà vigilare sull’accordo, valutando eventuali violazioni. Ed è qui, sul concetto di violazione, che gira tutto. Perché se la cornice è accettata da entrambe le parti, non lo sono i particolari. Netanyahu ha detto che «tutto dipende da cosa si intende per violazione». Ecco che si arriva al “documento allegato”.

È un testo siglato solo da americani e israeliani, non rientra nella bozza per la tregua e garantisce all’Idf libertà di azione per intervenire in Libano di fronte a minaccia immediata, come nel caso di lancio di missili. A patto, tuttavia, che esercito libanese e Unifil non intervengano prima. È la clausola che gli sciiti di Hezbollah, ma anche le istituzioni libanesi, non accettano di buon grado, perché di fatto introduce una limitazione della loro sovranità.

Nonostante ottimismo e passi in avanti, è ragionevole restare cauti e vedere cosa accadrà nelle prossime 36 ore, perché potrebbe esserci un ok di Israele ma alle condizioni israeliane, che a Hezbollah non è detto stiano bene, visto il contenuto dell’allegato. E considerata anche l’intensità dello scontro sul campo di battaglia, con i miliziani che ieri hanno sparato un altro missile di media gittata su una base, e l’Idf che ha colpito due centri di comando a Beirut.

Leggi i commenti