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Musk attacca la Ue, ma Meloni cerca il contatto per collegare l’Unione europea e gli Usa

(ansa)

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La premier tramite lo “zio Elon” vuole organizzare una chiamata tra la tedesca e Trump. È un test per le sue ambizioni da pontiera
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STRASBURGO — Una “mediazione” tra Donald Trump e Ursula von der Leyen. Una “facilitatrice” per mettere in contatto il nuovo presidente degli Stati Uniti e la rinnovata presidente della Commissione europea. Giorgia Meloni si è assunta in questi giorni il compito di creare una “linea rossa” speciale tra Vecchio e Nuovo Continente.

Attraverso i buoni rapporti con il multimiliardario Elon Musk. infatti, la premier sta provando ad organizzare una videotelefonata tra i due. Per creare un primo disgelo. Poco importa se ieri Elon ha definito «antidemocratica» la Commissione. Meloni lo considera un modo per rinsaldare i rapporti con Washington e anche con Palazzo Berlaymont. Soprattutto per mostrare riconoscenza a von der Leyen dopo le decise aperture compiute nei suoi confronti e nei confronti dei Conservatori di Ecr. Come hanno cercato di sottolineare nelle ultime ore gli esponenti di Fdi, la destra Ecr non può essere più considerata esclusa dalla distribuzione del potere europeo con quello…

STRASBURGO — Una “mediazione” tra Donald Trump e Ursula von der Leyen. Una “facilitatrice” per mettere in contatto il nuovo presidente degli Stati Uniti e la rinnovata presidente della Commissione europea. Giorgia Meloni si è assunta in questi giorni il compito di creare una “linea rossa” speciale tra Vecchio e Nuovo Continente.

Attraverso i buoni rapporti con il multimiliardario Elon Musk. infatti, la premier sta provando ad organizzare una videotelefonata tra i due. Per creare un primo disgelo. Poco importa se ieri Elon ha definito «antidemocratica» la Commissione. Meloni lo considera un modo per rinsaldare i rapporti con Washington e anche con Palazzo Berlaymont. Soprattutto per mostrare riconoscenza a von der Leyen dopo le decise aperture compiute nei suoi confronti e nei confronti dei Conservatori di Ecr. Come hanno cercato di sottolineare nelle ultime ore gli esponenti di Fdi, la destra Ecr non può essere più considerata esclusa dalla distribuzione del potere europeo con quello che un tempo veniva chiamato “cordone sanitario”.

Non solo Raffaele Fitto è vicepresidente esecutivo della Commissione, ma i Conservatori adesso possono contare anche su vicepresidenti del Parlamento europeo. E di questo Meloni vuole dare atto a von der Leyen. È poi consapevole che i rapporti tra Casa Bianca e Bruxelles non sono agevoli e sa di poter usufruire in questa fase delle sue buone relazioni con Musk che è ormai nel cuore della futura Amministrazione americana. L’unico dubbio delle ultime ore consiste semmai nell’opportunità politica per “Ursula” di accettare questa “mediazione” dopo il risultato registrato nel Parlamento Ue sul suo collegio.

Resta il fatto che la premier italiana si sta muovendo in quella direzione. Non solo. Negli ultimi giorni ci sono stati diversi contatti tra “ambasciatori” statunitensi e Palazzo Chigi. Il senso di queste interlocuzioni si sintetizza così: Meloni è monitorata da Trump. Perchè? Perchè lo staff “Maga” si sta chiedendo con chi è preferibile aprire un canale preferenziale in Europa. La Francia di Macron non di certo. La Germania non avrà un governo nella pienezza dei suoi poteri prima della prossima estate. La Spagna non viene considerata per il premier socialista. La Gran Bretagna non fa parte dell’Ue e comunque Starmer è laburista. L’amico Orbán è considerato emarginato. Rimane il governo italiano. Di cui però The Donald non ha una conoscenza diretta. Per lui, fino a qualche settimana, l’Italia era solo “Giuseppi”, ossia Giuseppe Conte. Ma ora non può più essere così. E “Giorgia” è sotto esame.

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