Banchiere di giorno, spia di notte: caccia alla rete di Marsalek, l’imprenditore al soldo di Putin
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniHanno confessato: due dei sei bulgari sotto processo a Londra per spionaggio hanno ammesso di aver lavorato per anni per un “agente russo” che si nascondeva dietro allo pseudonimo Rupert Ticz. Si tratta di Jan Marsalek, l’ex top manager di Wirecard scappato nel 2020 a Mosca dopo lo spettacolare crac della fintech tedesca. Il misterioso austriaco che per anni ha condotto una doppia vita - di giorno era uno dei più stimati banchieri della Germania, di notte orchestrava operazioni criminali di intelligence per conto di Vladimir Putin - aveva assoldato la banda di bulgari per il lavoro sporco. E li aveva pagati profumatamente: centinaia di migliaia di euro.
Marsalek potrebbe essere stato per anni una delle più importanti spie russe in Europa. E con la confessione dei bulgari, la vicenda sempre più inquietante della più colossale truffa della storia bancaria tedesca e del suo protagonista indiscusso si arricchisce di un nuovo capitolo. I sei bulgari sono attualmente sotto processo a Londr…
Hanno confessato: due dei sei bulgari sotto processo a Londra per spionaggio hanno ammesso di aver lavorato per anni per un “agente russo” che si nascondeva dietro allo pseudonimo Rupert Ticz. Si tratta di Jan Marsalek, l’ex top manager di Wirecard scappato nel 2020 a Mosca dopo lo spettacolare crac della fintech tedesca. Il misterioso austriaco che per anni ha condotto una doppia vita - di giorno era uno dei più stimati banchieri della Germania, di notte orchestrava operazioni criminali di intelligence per conto di Vladimir Putin - aveva assoldato la banda di bulgari per il lavoro sporco. E li aveva pagati profumatamente: centinaia di migliaia di euro.
Marsalek potrebbe essere stato per anni una delle più importanti spie russe in Europa. E con la confessione dei bulgari, la vicenda sempre più inquietante della più colossale truffa della storia bancaria tedesca e del suo protagonista indiscusso si arricchisce di un nuovo capitolo. I sei bulgari sono attualmente sotto processo a Londra, e secondo la procura avrebbero “congiurato per raccogliere informazioni direttamente o indirettamente utili per il nemico e direttamente o indirettamente dannose per la sicurezza dello Stato”, riporta lo Spiegel.
La dinamica, tra il 2020 e il 2023, dunque dopo il crac di Wirecard e la fuga di Marsalek, era sempre la stessa. La barba finta austriaca impartiva ordini alla gang bulgara guidata da uno degli imputati che hanno confessato, Orlin Roussev. E loro organizzavano operazioni - sarebbero state almeno almeno sei secondo gli inquirenti inglesi - in giro per l’Europa. Inseguivano le loro prede e tramavano per farle fuori, raccoglievano informazioni su basi militari americane in Germania, e per un’operazione avrebbero preso in considerazione anche di far scattare una ‘honey trap’: nel gergo classico dei servizi, un’operazione di seduzione sessuale della vittima.
Due delle vittime più famose delle loro trame sono stati i giornalisti d’inchiesta Christo Grozev e Roman Dobrokhotov. E Grozev ha rischiato grosso: l’ex direttore di Bellingcat era diventato famoso per aver svelato i nomi di innumerevoli spie russe: la banda bulgara di Marsalek discusse modi per rapirlo a Mosca e persino per ucciderlo. Dobrokhotov, direttore di The Insider, è nel mirino di Mosca da anni ed è fuggito dalla Russia. I servizi russi Fsb hanno spiccato un mandato d’arresto contro di lui.