La svolta di Mauritius contro Londra: “Non rivogliamo più le isole Chagos con i militari Usa”
di Enrico FranceschiniLONDRA – Sembrava che uno degli ultimi passi della decolonizzazione fosse compiuto, ma adesso è stato bloccato: non da un rigurgito di nostalgia post-imperiale britannica, bensì paradossalmente dall’ex-colonia che doveva beneficiarne. All’inizio di ottobre il Regno Unito ha annunciato un accordo per cedere il minuscolo e semidisabitato arcipelago delle Chagos, nel mezzo dell’oceano Pacifico, alle isole Mauritius, la nazione ad esso più vicina, a cui il piccolo arcipelago apparteneva in precedenza. Ma ora un cambio di governo alle Mauritius ha rimesso tutto in discussione.
Nelle elezioni di due settimane fa, il laburista Navin Ramgoolam ha ottenuto una vittoria a valanga contro il primo ministro in carica, il conservatore Pravid Jugnauth, conquistando 60 seggi su 62 nel parlamento delle Mauritius. Il voto era stato indetto sostanzialmente come un referendum sull’intesa raggiunta poco prima da Jugnauth con Londra per la restituzione delle Chagos. Il patto prevedeva che la base militare…
LONDRA – Sembrava che uno degli ultimi passi della decolonizzazione fosse compiuto, ma adesso è stato bloccato: non da un rigurgito di nostalgia post-imperiale britannica, bensì paradossalmente dall’ex-colonia che doveva beneficiarne. All’inizio di ottobre il Regno Unito ha annunciato un accordo per cedere il minuscolo e semidisabitato arcipelago delle Chagos, nel mezzo dell’oceano Pacifico, alle isole Mauritius, la nazione ad esso più vicina, a cui il piccolo arcipelago apparteneva in precedenza. Ma ora un cambio di governo alle Mauritius ha rimesso tutto in discussione.
Nelle elezioni di due settimane fa, il laburista Navin Ramgoolam ha ottenuto una vittoria a valanga contro il primo ministro in carica, il conservatore Pravid Jugnauth, conquistando 60 seggi su 62 nel parlamento delle Mauritius. Il voto era stato indetto sostanzialmente come un referendum sull’intesa raggiunta poco prima da Jugnauth con Londra per la restituzione delle Chagos. Il patto prevedeva che la base militare americana di Diego Garcia, situata nelle Chagos, sarebbe rimasta nell’arcipelago per 99 anni, rinnovabili perlomeno per un altro secolo, ma il considerevole affitto, pagato fino a questo momento da Washington alla Gran Bretagna, sarebbe stato versato d’ora in poi alle Mauritius, garantendo alle isole “miliardi di rupie” in valuta locale.
Ciononostante, con un voto quasi unanime gli elettori si sono schierati contro il premier uscente, appoggiando invece il leader dell’opposizione Ramgoolaam, che aveva espresso riserve sull’accordo. E appena insediato a capo del governo laburista, il nuovo primo ministro ha infatti annunciato che l’intesa, non ancora firmata, “è da rivedere”. Il governo precedente è stato accusato di essersi “svenduto a Londra per disperazione”. In particolare, il nuovo governo ha dei dubbi sull’opportunità di concedere “in pratica per almeno 200 anni” la base militare di Diego Garcia agli Usa.
Il neopremier non è l’unico ad avere dei dubbi sulla questione. Ne esprime anche, con altre motivazioni, il presidente-eletto americano Donald Trump, che tramite Marco Rubio, il senatore repubblicano da lui nominato segretario di Stato, descrive il patto come “una seria minaccia” alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, poiché cede le isole a un Paese “alleato della Cina”. In realtà, le Mauritius (popolazione totale: 1 milione e 200 mila persone) non sono formalmente alleate di Pechino: ma ricevono ingenti investimenti cinesi, dipendono dalla Cina per gran parte del commercio e sono nel mirino della campagna politico-economico-militare del presidente Xi Jinping per allargare la propria influenza nel Pacifico a spese di quella Usa.
Insomma, l’America di Trump preferirebbe che un alleato fidato come Londra continui a tenersi le Chagos. Il nuovo premier laburista delle Mauritius le vorrebbe indietro, ma senza essere costretto ad affittare la base militare Diego Garcia agli Usa per altri 200 anni. Il premier laburista britannico Keir Starmer, che pensava di avere dato un virtuoso esempio di decolonizzazione, si ritrova con una patata bollente fra le mani. E Pechino spera di approfittare del bisticcio per mettere le Mauritius sotto la propria sfera di influenza. Una tempesta geopolitica in un paradiso dei Tropici, in cui i paradossi abbondano. Perché i 3 mila abitanti attuali delle Chagos sono tutti militari americani, tranne poco più un centinaio di discendenti della popolazione creola originale dell’arcipelago, espulsi dalle autorità britanniche dopo la Seconda guerra mondiale e ora residenti alle Mauritius: da cui ben pochi sembrano oggi intenzionati a tornare alle Chagos.