L’appello di 500 psicologi e neuroscienziati per la pace in Medio Oriente
di Natasha CaragnanoGli esseri umani tendono a dividere il mondo in "noi" e "loro", e in conflitti come quello in Medio Oriente queste divisioni si amplificano, portando a vedere l’altro come un nemico o “meno umano”. In un appello alla comunità internazionale oltre 500 psicologi e neuroscienziati - tra cui i premi Nobel May-Britt Moser, Edvard Moser e Susumu Tonegawa - hanno ricordato che l’uomo è capace di empatia e che “anche le guerre più aspre possono essere risolte con il dialogo e la cooperazione”. Perché questo accada bisogna però porre fine alla violenza: “Per questo chiediamo maggiori pressioni per l’immediato cessate il fuoco in Palestina, la fine dell’occupazione di Gaza e della Cisgiordania e il rilascio degli ostaggi da parte di Hamas”.
La lettera aperta degli scienziati, inviata al quotidiano britannico The Guardian, utilizza la psicologia per cercare di spiegare le origini del conflitto tra Israele e Hamas usando, per esempio, le teorie secondo cui le persone tendono a favorire il gr…
Gli esseri umani tendono a dividere il mondo in "noi" e "loro", e in conflitti come quello in Medio Oriente queste divisioni si amplificano, portando a vedere l’altro come un nemico o “meno umano”. In un appello alla comunità internazionale oltre 500 psicologi e neuroscienziati - tra cui i premi Nobel May-Britt Moser, Edvard Moser e Susumu Tonegawa - hanno ricordato che l’uomo è capace di empatia e che “anche le guerre più aspre possono essere risolte con il dialogo e la cooperazione”. Perché questo accada bisogna però porre fine alla violenza: “Per questo chiediamo maggiori pressioni per l’immediato cessate il fuoco in Palestina, la fine dell’occupazione di Gaza e della Cisgiordania e il rilascio degli ostaggi da parte di Hamas”.
La lettera aperta degli scienziati, inviata al quotidiano britannico The Guardian, utilizza la psicologia per cercare di spiegare le origini del conflitto tra Israele e Hamas usando, per esempio, le teorie secondo cui le persone tendono a favorire il gruppo in cui si identificano e di cui si sentono membri. La buona notizia è che la maggioranza degli esseri umani è in grado di esprimere empatia e apertura rispetto all’altro gruppo. “La cattiva è che ci sono persone per cui le differenze sono così forti che tendono a disumanizzare l’altro”, si legge nell’appello. “E una minoranza di estremisti potrebbe spingere questo sentimento così tanto da essere pronta a sterminare il gruppo, pensando di agire nell’interesse del proprio”.
La disperazione e la paura di decenni di guerra rendono più difficile la capacità dell’uomo di provare empatia verso l’altro gruppo, favorendo la crescita di visioni estreme e di gruppi politici radicali che usano l’odio per mantenere il potere. “Questo apre la strada al loro rafforzamento politico, facilitato da fenomeni come la polarizzazione dei gruppi - la tendenza ad assumere posizioni più estreme della media delle posizioni iniziali dei membri del gruppo - la mancanza di comunicazione e la manipolazione dell'opinione pubblica”. E in assenza di pressioni internazionali, gli estremisti al potere si sentono più forti e mettono in atto le loro intenzioni letali. Un processo che si autoalimenta e che ci allontana dalla giustizia e dalla pace.
È in questa spirale di odio, morte e distruzione che gli psicologi e neuropsichiatri spiegano l’escalation dell’ultimo anno nel conflitto tra Hamas e Israele, condannando e denunciando i crimini di guerra commessi da entrambe le parti contro i civili. L’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 ha portato alla morte di oltre 1.200 israeliani, più di 5.400 feriti e la presa di 248 ostaggi. Gli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza hanno portato a più di 43mila vittime palestinesi, a questi vanno aggiunti lo sfollamento di oltre un milione di persone. I raid dell’esercito israeliano sul Libano hanno ucciso oltre 1.600 persone.
“C'è una simmetria dell'umanità, e delle sue propensioni alla disperazione, all'odio e all'estremismo, su ciascun lato dei confini tra Libano, Israele e Palestina”, continua la lettera aperta. “Ma c'è un'asimmetria di potere. Israele è la parte più forte e domina l'area e la sua popolazione attraverso l'occupazione illegale, compreso il controllo degli spostamenti, l'accesso all'elettricità, all'acqua, ai terreni agricoli e persino agli aiuti umanitari”.
Per questo i 500 firmatari si soffermano a chiedere una maggiore pressione internazionale su Israele con l'interruzione della fornitura di armi, la rivalutazione delle partnership economiche e delle collaborazioni con le istituzioni dei Territori occupati. “Non siamo contro il popolo israeliano. Siamo per tutti i popoli, israeliani, palestinesi e libanesi. Ci opponiamo alle azioni dell'attuale governo estremista israeliano e riconosciamo che uno degli unici mezzi non violenti della comunità internazionale per opporsi a un governo violento è questo tipo di boicottaggio e di mancata collaborazione”.
Secondo gli studiosi, possiamo usare il ragionamento razionale per superare ciò che ci divide: “Anche conflitti prolungati e aspri si sono conclusi con il compromesso e la pace. Gli esseri umani hanno un'immensa capacità di trasformazione e riconciliazione. Ma la violenza deve cessare prima che il processo di guarigione possa iniziare”.