La prima battaglia di Aleppo durò quattro anni, con i jet russi e i miliziani filoiraniani a dare man forte agli assadisti, l’assedio più lungo e sanguinoso della guerra civile e globale siriana, migliaia di morti, eccidi di massa. La seconda battaglia di Aleppo è durata poche ore ed è finita con i ribelli di Idlib a distribuire pane gratis in centro città.
«L’esercito di Assad si è dissolto in un batter di ciglia. Stamattina i ribelli erano sotto casa mia, nel centro di Aleppo, li ho visti: le armi le tenevano in macchina, hanno ricevuto ordini di non toccare nessuno. Speriamo, perché siamo molto preoccupati per quello che può accadere», racconta al telefono Najib Khale, cooperante cristiano che i capovolgimenti della Storia in una delle città più antiche del mondo li ha vissuti tutti.
Khale, com’ è la situazione ad Aleppo, ci sono combattimenti?
«Ce ne sono stati ma pochi e principalmente in periferia. Aleppo è subito caduta sotto il controllo dei ribelli, o rivoluzionari, ognuno li chiama a modo suo. I soldati dell’esercito siriano se ne sono andati appena hanno capito che sarebbero entrati in città. Nei palazzi del governo, al comune, non c’è più nessuno, sono scappati tutti: sembra folle dirlo ma è così. Nessuno di noi si aspettava questo collasso immediato della struttura statale, come nessuno si aspettava l’offensiva».
Come se lo spiega?
«L’esercito siriano è stanco, combatte da 15 anni. I russi sono impegnati in Ucraina, il partito Hezbollah non esiste più. Assad è solo, ed è volato a Mosca. Si. E i ribelli procedono spediti, prenderanno Hama e poi Homs. Noi siamo chiusi in casa, c’è il coprifuoco fino alle 17 di oggi. Ci telefoniamo di continuo con gli amici e i familiari, siamo tutti preoccupati, non sappiamo cosa accadrà».
Chi sono i ribelli?
«È una coalizione eterogenea, dentro c’è un po’ di tutto: ci sono anche elementi della vecchia opposizione siriana, ma la parte del leone la fanno gli estremisti e i radicali di Hay’at Tahrir al-Sham (gruppo islamista ex affiliato ad al Qaeda, ndr). Sono sostenuti dalla Turchia. Il capo di Hts è al Jolani. Uomo di Erdogan. Non siamo abituati a questa gente, eravamo un paese laico, vivevamo tutti insieme, Aleppo è una città plurale. Ora siamo preoccupati che possa esserci una involuzione fanatica. Per questo moltissimi, a migliaia sono scappati nelle ultime ore».
Scappano i cristiani?
«Non solo, anche musulmani, laici».
Lei perché è rimasto?
«Dovevo andare ma alla fine ho deciso di rimanere per ragioni personali. Da quel che ho sentito i ribelli hanno avuto istruzioni di non toccare nessuno, di non usare violenza per nessuna ragione, religiosa, o di fazione. Speriamo che sia davvero questo il loro obiettivo».