✕

Mosca promette di sostenere Assad, ma ora teme di perdere le basi e la reputazione

Ascolta l'audio

Impegnata nel conflitto in Ucraina, la Russia non ha risorse da inviare nel teatro siriano, strategico per i suoi interessi in Africa e Medio Oriente
2 minuti di lettura

Davanti all’offensiva degli islamisti in Siria, la Russia alleata di Bashar al-Assad tace. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha rotto il silenzio soltanto venerdì per definire l’avanzata una «minaccia alla sovranità della Siria» e augurarsi il «ripristino il prima possibile dell’ordine costituzionale», ma non ha confermato le ricorrenti voci di una visita di Assad a Mosca, rilanciate anche ieri da media siriani. Le forze armate, invece, si sono limitate a diffondere uno scarno comunicato dove dichiarano di «assistere» l’esercito siriano nel «respingere l’aggressione terroristica». Le telefonate del ministro degli Esteri Sergej Lavrov con l’omologo iraniano Abbas Araqchi e il turco Hakan Fidan tradiscono però la preoccupazione di Mosca.

Dopo aver minimizzato, ieri persino il corrispondente militare di Komsomolskaja Pravda Aleksandr Kots ha ammesso che l’offensiva islamista ad Aleppo è un duplice grattacapo per la Russia. Primo, perché rischia di distogliere uomini e armi dal fr…

Davanti all’offensiva degli islamisti in Siria, la Russia alleata di Bashar al-Assad tace. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha rotto il silenzio soltanto venerdì per definire l’avanzata una «minaccia alla sovranità della Siria» e augurarsi il «ripristino il prima possibile dell’ordine costituzionale», ma non ha confermato le ricorrenti voci di una visita di Assad a Mosca, rilanciate anche ieri da media siriani. Le forze armate, invece, si sono limitate a diffondere uno scarno comunicato dove dichiarano di «assistere» l’esercito siriano nel «respingere l’aggressione terroristica». Le telefonate del ministro degli Esteri Sergej Lavrov con l’omologo iraniano Abbas Araqchi e il turco Hakan Fidan tradiscono però la preoccupazione di Mosca.

Dopo aver minimizzato, ieri persino il corrispondente militare di Komsomolskaja Pravda Aleksandr Kots ha ammesso che l’offensiva islamista ad Aleppo è un duplice grattacapo per la Russia. Primo, perché rischia di distogliere uomini e armi dal fronte ucraino. Secondo, perché minaccia le due basi in Siria, la base navale di Tartus e la base aerea di Khmeimim, due avamposti strategici per le attività del Cremlino in Medio Oriente e Africa. «Se perdiamo questi hub logistici, tutti i nostri progetti nel continente nero dovranno essere, se non ridotti, rivisti», ha concluso Kots insinuando che dietro alla crisi in Siria, come pure alle proteste pro-Ue in Georgia, ci sia la mano dell’“Occidente collettivo”.

A rischio c’è anche la relazione di Vladimir Putin col presidente turco Recep Tayyip Erdogan che sostiene i jihadisti anti-Assad, ma soprattutto la sua reputazione. L’intervento militare del 2015 che salvò Assad lo aveva accreditato in Medio Oriente come un alleato affidabile. Ora si trova in un vicolo cieco: non può abbandonare Damasco, ma non ha più le forze per una nuova campagna aerea.

Negli ultimi anni la Russia non solo ha ritirato uomini e armi dalla Siria per dispiegarli in Ucraina, ma ha anche inviato i generali più incapaci a guidare il contingente nel Paese mediorientale. L’ultimo: il tenente generale Sergej Kisel costretto nel 2022 alla ritirata dall’ucraina Kharkiv. Secondo il canale Telegram Rybar vicino alla Difesa, dopo la caduta di Aleppo, sarebbe stato trasferito. «Deve cambiare l’approccio: la sabbiera siriana è stata a lungo un posto dove riciclare la reputazione di generali falliti che si erano rivelati incompetenti in Ucraina», ha scritto Rybar. Ma, per diverse fonti, l’approccio non è cambiato: a sostituire Kisel sarà il colonnello generale Aleksandr Chajko che guidò la mancata presa di Kiev.

Ad aggiungere beffa al danno, gli islamisti siriani avrebbero catturato gli armamenti russi nella base aerea Kwairis, tra cui un sistema di difesa aerea Pantsir. Diversi blogger militari non nascondono la rabbia. «Tutto quello per cui hanno combattuto e sono morti i nostri ragazzi — ha commentato Roman Saponkov — è crollato come un castello di carte».

Leggi i commenti