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Le Pen silura Barnier insieme a Mélenchon: Francia senza timone, lo spread alle stelle

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La leader sovranista voterà la mozione di sfiducia presentata dalle sinistre. Privo della legge di Bilancio, il Paese rischia la crisi finanziaria
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PARIGI— Si apre la crisi di governo e la Francia entra in «terra incognita» come ha paventato ieri Michel Barnier. In un solenne appello al parlamento, il premier ha allertato invano sui rischi di una sfiducia contro di lui, nel mezzo dell’approvazione della legge di Bilancio, sotto la vigilanza di Bruxelles e dei mercati finanziari. «Abbiamo raggiunto il momento della verità e ognuno deve assumersi le proprie responsabilità» ha sottolineato Barnier ai deputati. «Spetta ora a voi decidere se il nostro Paese adotta testi finanziari responsabili, essenziali e utili per i nostri concittadini. O se stiamo entrando in una terra incognita».

Nel suo discorso, il premier ha lanciato un’ultima concessione a Marine Le Pen sul taglio ai rimborsi de…

PARIGI— Si apre la crisi di governo e la Francia entra in «terra incognita» come ha paventato ieri Michel Barnier. In un solenne appello al parlamento, il premier ha allertato invano sui rischi di una sfiducia contro di lui, nel mezzo dell’approvazione della legge di Bilancio, sotto la vigilanza di Bruxelles e dei mercati finanziari. «Abbiamo raggiunto il momento della verità e ognuno deve assumersi le proprie responsabilità» ha sottolineato Barnier ai deputati. «Spetta ora a voi decidere se il nostro Paese adotta testi finanziari responsabili, essenziali e utili per i nostri concittadini. O se stiamo entrando in una terra incognita».

Nel suo discorso, il premier ha lanciato un’ultima concessione a Marine Le Pen sul taglio ai rimborsi dei farmaci, dopo aver già arretrato su altre misure nei giorni scorsi. Troppo poco, troppo tardi per la leader dell’estrema destra che ha annunciato il voto per la sfiducia contro il governo, che sarà presentata domani in risposta alla scelta del premier di usare l’articolo costituzionale 49.3 per varare la legge di Bilancio. Il Rassemblement National di Le Pen convergerà sulla mozione della sinistra. «L’importante è far cadere questo governo», ha spiegato la leader che fino a qualche settimana fa sembrava preoccupata di accreditarsi come una forza di governo responsabile. Ora invece non esita a unirsi alla France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon.

«Tutte le manovre per salvare il governo Barnier sono fallite. Cadrà. E Macron, unico responsabile della crisi finanziaria e politica, deve andarsene» ha commentato Mélenchon che da giugno punta a una presidenziale anticipata. Il cambio di strategia di Le Pen è giustificato ufficialmente con l’impopolarità della Finanziaria di Barnier, oltre 60 miliardi di euro. «Non ha voluto ascoltare le richieste dei nostri 11 milioni di elettori», spiega Le Pen. Dietro le quinte, ha pesato il processo sui fondi europei in cui la leader rischia l’ineleggibilità (sentenza a marzo).

Barnier ha denunciato l’agguato di una «coalizione dei contrari». L’ex Mr Brexit dell’Ue che si vantava di essere un bravo negoziatore è stato travolto dalla Signora francese del sovranismo. «Sono un uomo perbene, i francesi mi chiedono di resistere» ha commentato lui attaccando il «microcosmo parigino» dei partiti. Ma scegliendo di mettersi sopra le parti — alcuni lo hanno paragonato all’ex premier italiano Mario Monti — è stato vissuto come un corpo estraneo dalla classe politica, e quindi espulso. Nelle ore più difficili, Barnier ha trovato solo timidi appoggi nella sua pur risicata base politica.

Nominato il 5 settembre, il suo esecutivo diventerà il più breve della Quinta Repubblica. Uno shock politico per la Francia. È dal lontano 1962 che un governo non viene sfiduciato. L’ultimo precedente è quello del premier Georges Pompidou, più di sessant’anni fa. Allora il generale de Gaulle riuscì a nominare di nuovo Pompidou ma questa volta è improbabile che Macron punti di nuovo su Barnier che comunque resterà in carica per gli affari correnti. Nel totopremier che è già ricominciato, vengono citati i nomi dell’attuale ministro della Difesa, Sébastien Lecornu, o del leader del partito centrista, François Bayrou. Il partito socialista ha pubblicato ieri sera una appello per chiedere a Macron di nominare un esponente di sinistra, cominciando a smarcarsi da Mélenchon.

Il tempo stringe per risolvere questa inedita crisi politica: sui mercati i titoli di Stato francesi sono equiparati a quelli della Grecia e lo spread con la Germania schizza ai livelli della crisi del 2012. In assenza di una Finanziaria votata dal parlamento entro dicembre, l’unico modo per garantire il funzionamento dello Stato sarà fare una proroga della legge di bilancio del 2024 anche al 2025, in attesa di trovare un nuovo governo.

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