La grazia di Hunter Biden e il sospetto dem sullo scambio con i “patrioti” di Capitol Hill
di Maurizio MolinariJoe Biden perdona a sorpresa il figlio Hunter e i democratici sono sotto shock davanti al loro presidente che assomiglia sempre più all’acerrimo avversario Donald Trump. Con la decisione di garantire un “perdono completo” a Hunter, il presidente americano compie infatti una scelta che evoca l’assoluzione di Richard Nixon e spiana la strada a Trump per fare altrettanto nei confronti dei responsabili dell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021.
Il paragone con quanto avvenne subito dopo lo scandalo del Watergate nasce dal linguaggio che Biden ha adoperato nell’annunciare il perdono perché, proprio come fece Gerald Ford nei confronti di Nixon, non fa riferimento ad un reato specifico ma garantisce l’assoluzione totale per tutti i reati, già riscontrati o teoricamente ancora non rilevati, avvenuti in un arco temporale ben definito. Nel caso di Hunter fra il primo gennaio 2014 ed il primo dicembre 2024 come fu per Nixon dal 20 gennaio 1969 al 9 agosto 1974. Non ci sono altri precedenti s…
Joe Biden perdona a sorpresa il figlio Hunter e i democratici sono sotto shock davanti al loro presidente che assomiglia sempre più all’acerrimo avversario Donald Trump. Con la decisione di garantire un “perdono completo” a Hunter, il presidente americano compie infatti una scelta che evoca l’assoluzione di Richard Nixon e spiana la strada a Trump per fare altrettanto nei confronti dei responsabili dell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021.
Il paragone con quanto avvenne subito dopo lo scandalo del Watergate nasce dal linguaggio che Biden ha adoperato nell’annunciare il perdono perché, proprio come fece Gerald Ford nei confronti di Nixon, non fa riferimento ad un reato specifico ma garantisce l’assoluzione totale per tutti i reati, già riscontrati o teoricamente ancora non rilevati, avvenuti in un arco temporale ben definito. Nel caso di Hunter fra il primo gennaio 2014 ed il primo dicembre 2024 come fu per Nixon dal 20 gennaio 1969 al 9 agosto 1974. Non ci sono altri precedenti simili nella Storia moderna degli Stati Uniti ed il messaggio è inequivocabile: Hunter Biden non viene perdonato solo per i reati in Delaware relativi al porto d’armi per cui è stato condannato e per i reati sull’evasione fiscale di cui ha ammesso la colpevolezza a Los Angeles, ma per qualsiasi altra infrazione della legge, incluso il sospetto di aver abusato della posizione del padre allora vicepresidente quando nell’aprile 2014 entrò nel board della società energetica ucraina Burisma Holdings.
Se a questo aggiungiamo il fatto che Biden ha smentito se stesso, avendo sempre assicurato che non avrebbe perdonato Hunter, non è difficile comprendere l’irritazione e il disappunto con cui i leader dem al Congresso hanno reagito al passo inatteso. Tenendo presente il fatto che Biden lo ha compiuto anche all’indomani del Giorno del Ringraziamento, trascorso nella casa di famiglia proprio in compagnia del figlio fonte di così tanti imbarazzi da gettare un’ombra sulla sua eredità politica.
Ma non è tutto perché ciò che più inquieta i democratici è la possibilità che la scelta di Biden ponga le premesse affinché Trump la ripeta, subito dopo l’insediamento alla Casa Bianca, a favore dei cittadini condannati o sotto processo per aver partecipato all’assalto a Capitol Hill.
Le parole pronunciate da Trump nel commentare il perdono per Hunter sono infatti un rimprovero al presidente uscente per aver “dimenticato” proprio i responsabili del più grave atto mai avvenuto nei confronti del Congresso, che Trump continua a definire “ostaggi”. Tre dei quali sono stati già condannati a pesanti pene detentive, due dei quali per “cospirazione sediziosa”. Oltre a circa un migliaio di “patrioti” ancora sotto processo per altri reati.
Se a tutto ciò aggiungiamo la coincidenza di tempi fra la decisione di Biden e la nomina del nuovo capo dell’Fbi Kash Patel, da sempre contrario alla composizione giudiziaria delle pendenze di Hunter, si arriva a comprendere cosa suggerisce il tam tam di Washington: la Casa Bianca ha temuto che Hunter potesse finire in prigione e il presidente dicendo “ora basta” è corso ai ripari, anche al prezzo di smentire se stesso e spianare la strada al perdono “totale” di chi diede l’assalto al Congresso. Anche perché Trump, durante il suo primo mandato, ha già firmato dei perdoni “politici” nei confronti di suoi ex collaboratori ed alleati: da Steve Bannon a Roger Stone, da Paul Manafort a Michael Flynn.
Ecco perché il governatore democratico del Colorado, Jared Polis, accusa Biden di «aver posto la sua famiglia prima della nazione» creando «un precedente negativo che potrebbe essere abusato da successivi presidenti». Con un linguaggio che rovescia di 180 gradi la gratitudine «per aver messo la nazione davanti a tutto» che i leader democratici rivolsero a Biden dopo la rinuncia a ricandidarsi, spianando la strada alla corsa di Kamala Harris.
Questo spiega perché il perdono di Hunter rischia di creare fra Biden ed il partito democratico una lacerazione profonda, in quanto basata su una differenza di valori e dunque assai simile a quella che ha allontanato Trump dal vecchio partito repubblicano quando travolse i suoi candidati nelle primarie del 2016. Da qui la curiosità di vedere quale sentiero prenderanno i democratici per la ricostruzione di un partito travolto dall’effetto Trump.