La manovra di Barnier non passa: cade il governo, Francia nel caos
dalla nostra corrispondente Anais Ginori«Sono stato onorato di servire la Francia». Michel Barnier saluta così i deputati prima di un voto di sfiducia che lo fa entrare nella storia della Quinta Repubblica con un doppio record: è la prima sfiducia che passa dal 1962 ed è il governo con la durata più breve, appena tre mesi. Il premier entra nell’emiciclo tra un lungo applauso. «Sono commosso» dice Barnier, 73 anni, che a settembre si era insediato allertando sul «baratro» che si spalancava davanti alla seconda economia dell’Ue, con una Finanziaria lacrime e sangue da approvare ma che, dopo infinite trattative e concessioni, è diventata una chimera. Il governo Barnier cade, e con lui anche la legge di Bilancio che ora è tutta da rifare in una corsa contro il tempo per chiudere i conti entro fine anno.
«Tutto diventerà più grave e difficile» ripete il premier nel suo discorso di congedo, quando il suo destino è già segnato. Il verdetto è una valanga: 331 voti a favore - ne bastavano in teoria 288 - per la mozione presenta…
«Sono stato onorato di servire la Francia». Michel Barnier saluta così i deputati prima di un voto di sfiducia che lo fa entrare nella storia della Quinta Repubblica con un doppio record: è la prima sfiducia che passa dal 1962 ed è il governo con la durata più breve, appena tre mesi. Il premier entra nell’emiciclo tra un lungo applauso. «Sono commosso» dice Barnier, 73 anni, che a settembre si era insediato allertando sul «baratro» che si spalancava davanti alla seconda economia dell’Ue, con una Finanziaria lacrime e sangue da approvare ma che, dopo infinite trattative e concessioni, è diventata una chimera. Il governo Barnier cade, e con lui anche la legge di Bilancio che ora è tutta da rifare in una corsa contro il tempo per chiudere i conti entro fine anno.
«Tutto diventerà più grave e difficile» ripete il premier nel suo discorso di congedo, quando il suo destino è già segnato. Il verdetto è una valanga: 331 voti a favore - ne bastavano in teoria 288 - per la mozione presentata dalla coalizione di sinistra e appoggiata dall’estrema destra di Marine Le Pen.
«Non abbiamo la stessa idea di sovranità e patriottismo» commenta Barnier guardando i banchi dei deputati dell’estrema destra. «Dovevamo bloccare una Finanziaria pericolosa, punitiva e tossica» dice Le Pen. «Non lo facciamo a cuor leggero» prosegue, a proposito dello strano asse con Mélenchon di cui denuncia le «idee devastanti». La leader del Rassemblement National sostiene addirittura che la caduta di Barnier provocherà uno «shock di speranza», riprendendo quello che ha detto Emmanuel Macron a proposito della riapertura sabato di Notre-Dame.
È una giornata drammatica all’Assemblée Nationale. Laurent Wauquiez, presidente della destra dei Républicains, denuncia la «passione distruttrice» delle opposizioni, citando così la frase che disse il premier Georges Pompidou nel 1962 quando stava per essere sfiduciato. «Avete aperto il vaso di Pandora dell’instabilità» conclude Wauquiez. «Vi siete melenchonizzati» attacca il ministro dell’Interno, Bruno Retailleau, guardando l’estrema destra. L’ex premier Gabriel Attal, diventato capogruppo dei deputati macronisti, denuncia una sinistra che vuole solo «calpestare tutto, rovinare tutto e tassare tutti».
Un clima da resa dei conti che rende complicato prevedere come potrà resistere un nuovo governo, nell’impossibilità di convocare nuove elezioni politiche fino all’estate prossima. «Anche con un Barnier ogni tre mesi. Macron non durerà tre anni» commenta Jean-Luc Mélenchon che parla di una «sfiducia ineluttabile».
Dopo aver dato a sorpresa il colpo fatale all’esecutivo, Le Pen tenta invece di rassicurare, continuando a porsi al centro del gioco politico. «Lasceremo lavorare il primo ministro che sarà nominato» promette la leader di estrema destra secondo cui è possibile approvare entro fine anno una legge di Bilancio «accettabile per tutti».
Comincia una nuova partita di bluff e colpi bassi, che stravolge un sistema concepito dal generale De Gaulle per garantire una stabilità istituzionale ed evitare gli agguati parlamentari della Quarta Repubblica. «Il potere non è più all’Eliseo, ma qui all’Assemblée Nationale» dice Boris Vallaud, capogruppo dei deputati socialisti.
Nel mezzo di una situazione economica allarmante, con lo spread ai livelli più alti dalla crisi finanziaria del 2012, la Francia precipita in un caos inedito. «La gravità della situazione economica e la verità si imporranno a qualsiasi nuovo governo» ha avvertito Barnier. E anche se pochi sono pronti a riconoscere che “l’effimero” premier ha avuto ragione, da oggi tutto diventerà più grave e difficile.