La lunga marcia della coalizione dei ribelli filo turchi procede decisa verso la capitale siriana Damasco: già arrivati alle porte di Homs, ultima città di rilievo prima della capitale. E il regime di Assad scricchiola sempre di più, tanto che per tutta la serata di ieri si sono rincorse voci che lo davano in fuga dalla Siria insieme alla famiglia, con la propaganda pro regime che cercava di buttare acqua sul fuoco facendo circolare altre voci su un semplice viaggio in Iran per consultazioni. In una cittadina del sud, Suwayda, c’è chi si è già dato alla fuga: il capo della polizia, quello della prigione e i leader locali del Baath, il partito governativo, hanno abbandonato i loro uffici. «Puntiamo a rovesciare il regime» ha detto il leader dei ribelli al-Jolani in una rara intervista concessa alla Cnn: «Miriamo a formare un nuovo governo fondato su un consiglio scelto dal popolo. È nostro diritto usare qualsiasi mezzo per raggiungere questo scopo».
Dopo Aleppo e Hama, prendere Ho…
La lunga marcia della coalizione dei ribelli filo turchi procede decisa verso la capitale siriana Damasco: già arrivati alle porte di Homs, ultima città di rilievo prima della capitale. E il regime di Assad scricchiola sempre di più, tanto che per tutta la serata di ieri si sono rincorse voci che lo davano in fuga dalla Siria insieme alla famiglia, con la propaganda pro regime che cercava di buttare acqua sul fuoco facendo circolare altre voci su un semplice viaggio in Iran per consultazioni. In una cittadina del sud, Suwayda, c’è chi si è già dato alla fuga: il capo della polizia, quello della prigione e i leader locali del Baath, il partito governativo, hanno abbandonato i loro uffici. «Puntiamo a rovesciare il regime» ha detto il leader dei ribelli al-Jolani in una rara intervista concessa alla Cnn: «Miriamo a formare un nuovo governo fondato su un consiglio scelto dal popolo. È nostro diritto usare qualsiasi mezzo per raggiungere questo scopo».
Dopo Aleppo e Hama, prendere Homs, d’altronde, sarebbe un altro risultato importante anche dal punti di vista simbolico: snodo commerciale e sede della più grande raffineria di petrolio del Paese, nel 2011 fu la prima città a ribellarsi contro Assad. L’esercito governativo ne riprese il controllo solo due anni dopo: attraverso un cruento assedio alla città vecchia che ridusse gli abitanti alla fame. In quel frangente, la popolazione particolarmente mista - una maggioranza musulmana e sunnita, una minoranza alawita (la setta sciita cui appartiene pure il presidente Bashar al-Assad) e la presenza di cristiani - scatenò una feroce violenza settaria. All’epoca i bombardamenti dell’esercito governativo su Homs uccisero pure due giornalisti occidentali che erano riusciti a penetrare in città: l’americana Marie Colvin e il fotografo francese Rémi Ochlik.
Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, la ben informata organizzazione con sede nel Regno Unito, la corsa dei ribelli sta incontrando scarsa opposizione. Certo, nella tarda serata di ieri l’aviazione russa ha bombardato i miliziani in marcia. Ma intanto ha perso il controllo dell’aeroporto di Hama e così gli aerei sono stati costretti a decollare dalla base di Hmeimim, sulla costa meridionale. E Mosca già avverte i connazionali: «Lasciate il Paese».
Le forze governative sembrano essersi ritirate da Homs. Una notizia che l’esercito bolla come «falsa»: ma finora ha sempre smentito i ripiegamenti pure da città nel frattempo cadute. Di sicuro, migliaia di persone – soprattutto coloro che hanno legami con gli alawiti - sono in fuga: dirette verso la costa occidentale, nota al-Jazeera. Nuovi focolai di resistenza anti Assad si sono accesi anche a Daraa e appunto a Suwayda: nella parte più meridionale della Siria. Luoghi lontani dai combattimenti maggiori, ma altrettanto cruciali. Qui infatti gruppi armati hanno preso il controllo del valico di confine tra Siria e Giordania: tanto che Amman ha chiuso la sua parte di frontiera. La circostanza ha allarmato Israele che ha rafforzato il proprio confine con la Siria inviando forze aeree e terrestri sulle alture del Golan: «Siamo aperti a tutti gli scenari».
Altri combattimenti si sono avuti pure nella provincia nord-orientale di Deir Ezzor da dove le truppe siriane e le milizie filo-iraniane si sono ritirate lasciando avanzare le forze curde, che già controllavano l’area a est dell’Eufrate. In serata, Mazloum Abdi, comandante delle Forze Democratiche Siriane (Fds) – così appunto si chiamano i curdi - si è detto aperto a un dialogo con i ribelli per discutere la «nuova realtà» della Siria. Contatti con Hts sarebbero già avviati. Sempre ieri a Baghdad, in Iraq, si è discusso della situazione in una riunione fra il ministro degli Esteri iracheno, e gli omologhi d’Iran e Siria. Oggi a Doha si terrà invece un incontro decisivo fra i ministri degli Esteri di Turchia, Russia e Iran per tentare di rilanciare quel “Processo di Astana” che fin dal 2016 tenta di trovare una pacifica soluzione politica al conflitto siriano.