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Le prime mosse di Al Jolani: il fidato Bashir diventa premier e amnistia per i soldati

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ll decalogo del leader: dal coprifuoco nelle città fino al razionamento del pane. E avverte i suoi: “Non intervenite sull’abbigliamento delle donne né contro i giornalisti”
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Masnaa (Confine Libano-Siria) – Il vincitore ha deposto il nome ma non le armi. Il leader dei ribelli siriani che in meno di due settimane ha accartocciato un regime cinquantennale non vuole più essere Abu Mohammed al Jolani, come scelse di chiamarsi in onore del nonno nato sulle alture del Golan quando anni fa si affiliò ad al Qaeda. “Ora sono solo Ahmed al Shara”, dice, convinto che il suo nome di battesimo possa ridurre lo scetticismo di chi non crede alla sua abiura del terrorismo, alla rivoluzione quasi senza sangue e senza vendette, e, dunque, alla nuova Siria di Ahmed al Shara, il fu al Jolani.

Il decalogo

Tuttavia, è innegabile che le sue prime mosse e gli ordini dettati alla popolazione dal Comando generale della fazioni armate sir…

Masnaa (Confine Libano-Siria) – Il vincitore ha deposto il nome ma non le armi. Il leader dei ribelli siriani che in meno di due settimane ha accartocciato un regime cinquantennale non vuole più essere Abu Mohammed al Jolani, come scelse di chiamarsi in onore del nonno nato sulle alture del Golan quando anni fa si affiliò ad al Qaeda. “Ora sono solo Ahmed al Shara”, dice, convinto che il suo nome di battesimo possa ridurre lo scetticismo di chi non crede alla sua abiura del terrorismo, alla rivoluzione quasi senza sangue e senza vendette, e, dunque, alla nuova Siria di Ahmed al Shara, il fu al Jolani.

Il decalogo

Tuttavia, è innegabile che le sue prime mosse e gli ordini dettati alla popolazione dal Comando generale della fazioni armate siriane da lui guidato vadano in quella direzione. Compreso un decalogo diffuso ieri, a tratti sorprendente soprattutto se si considera da chi arriva.

Presa Damasco, e col dittatore Bashar al Assad esiliato a Mosca, al Shara si è prodotto nel gesto conciliatore di preservare le istituzioni in carica, compresi tutti gli staff. Sebbene i ribelli abbiano acquisito una certa esperienza nell’amministrare la provincia roccaforte di Idlib dopo il 2017, al Shara ha voluto incontrare il primo ministro uscente Mohammed al Jalali, uomo notoriamente vicino ad Assad. Con lui ha discusso di un trasferimento del potere che garantisca la continuità dei servizi pubblici, ammettendo di non poter «fare a meno dello Stato» che ha retto finora il Paese.

L’uomo di Idlib

I ribelli sunniti stanno formando un nuovo governo, lo chiamano «di salvezza», e come primo ministro al Shara ha imposto d’imperio un suo fedelissimo: Muhammad Bashir, già capo del governo jihadista di Idlib. Ma il capo, nel voler dimostrare di non essere un pericolo per la regione, è andato oltre e, con una mossa di cui si fatica a trovare precedenti negli ex regimi del Medio Oriente, ha fatto promettere a un portavoce di Hayat Tahrir al Sham, il gruppo di cui è leader, l’amnistia per tutti i poliziotti e i soldati che hanno servito nell’esercito siriano sotto la dittatura. «Le loro vite sono al sicuro». Una delegazione degli insorti, nel frattempo, ha incontrato religiosi alawiti a Latakia dei quali avrebbe incassato il sostegno, circostanza che sorprende essendo quella provincia storicamente vicina all’ex rais.

Il Comando delle fazioni armate siriane sui canali Telegram ha diffuso poi una sorta di decalogo dell’ordine temporaneo della Siria post regime. Alcune delle nuove norme: «prevenire qualsiasi interferenza con l’abbigliamento delle donne o imporre qualsiasi richiesta relativa al loro aspetto o al loro pudore, la libertà personale è garantita a tutti»; «coprifuoco completo a Damasco, Latakia e Tartus, dalle 17 alle 5, i trasgressori puniti con un mese di carcere»; «punire chiunque tenti o minacci di regolare i conti con i cittadini»; «la quantità di pane che ogni persona può acquistare al giorno è di sole quattro pagnotte»; «impedire l’uso di frasi come “il sangue dei martiri in cambio di una casa” o qualsiasi altra cosa in riferimento alla richiesta di vendetta»; «prevenire attacchi contro i giornalisti che lavorano nei media siriani».

Una tavola di norme che delinea i connotati di una Repubblica dove le donne non sono costrette a indossare il velo e la stampa è libera. Bisogna vedere quanto queste leggi saranno rispettate. In primis, dagli stessi jihadisti che si stanno accomodando nel vuoto di potere siriano.

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