Damasco il giorno dopo, cambio della guardia: i ribelli si improvvisano vigili
Antonio Pita*DAMASCO – Blindati e uniformi militari abbandonati direttamente sulla strada dai soldati che si sono arresi all’avanzata dei ribelli, colpi di fucile sparati in aria che ormai sono più un’esibizione di potere che di festa, edifici amministrativi bruciati dalla folla o, come l’aeroporto militare, bombardati da Israele e ancora fumanti, automobili prese d’assalto con i finestrini in frantumi, un duty free shop completamente saccheggiato…
Damasco giorno uno
Così si presentava la Siria ieri, lunedì 9 dicembre, nello spazio tra un regime, quello di Bashar al-Assad rovesciato appena 36 ore prima, e quello formato dai vari gruppi che lo hanno sovvertito. I combattenti ribelli al loro primo giorno al potere stanno cercando di riportare l’ordine in un Paese dove l’esercito, che aveva imposto la sua legge per mezzo secolo, non mostra più alcun segno di vita. Per il momento, le postazioni militari sulla st…
DAMASCO – Blindati e uniformi militari abbandonati direttamente sulla strada dai soldati che si sono arresi all’avanzata dei ribelli, colpi di fucile sparati in aria che ormai sono più un’esibizione di potere che di festa, edifici amministrativi bruciati dalla folla o, come l’aeroporto militare, bombardati da Israele e ancora fumanti, automobili prese d’assalto con i finestrini in frantumi, un duty free shop completamente saccheggiato…
Damasco giorno uno
Così si presentava la Siria ieri, lunedì 9 dicembre, nello spazio tra un regime, quello di Bashar al-Assad rovesciato appena 36 ore prima, e quello formato dai vari gruppi che lo hanno sovvertito. I combattenti ribelli al loro primo giorno al potere stanno cercando di riportare l’ordine in un Paese dove l’esercito, che aveva imposto la sua legge per mezzo secolo, non mostra più alcun segno di vita. Per il momento, le postazioni militari sulla strada che va dal confine libanese a Damasco, un tempo onnipresenti, sono semplicemente vuote. Tre uomini in uniformi militari senza identificazione di grado e barbe tipiche dei salafiti sorvegliano le quasi inesistenti automobili di passaggio.
Nelle strade
Nella capitale, i negozi aperti si contano sulle dita di una mano e si vede passare la gente con delle pagnotte. In mezzo al traffico, c’è un misto di incertezza e gioia. Alcune auto circolano con la cosiddetta bandiera dell’indipendenza, con tre stelle, che ha già iniziato a sventolare ufficialmente. Il vessillo dei ribelli è stato persino collocato nell’ambasciata russa, grande alleata di al-Assad, insieme all’Iran, che è stato accolto a Mosca insieme alla sua famiglia per “motivi umanitari”. Nel centro di Damasco c’è un camion abbandonato con un cartello in russo. C’è anche un poster crivellato di colpi in cui si vede Assad con Vladimir Putin. Un altro, stracciato, lo mostra accanto a Hafez al Assad, suo padre e predecessore.
L’anello inespugnabile
Vicino al confine, il negozio duty free è stato completamente saccheggiato. Sul pavimento sono rimaste solo bottiglie di birra, di whisky o di vodka. Tre uomini (due dei quali con una croce al collo) ne approfittano per entrare e uscire, ognuno con una cassa di superalcolici. Arrivano alcuni giovani che sparano in aria e cala il silenzio. Qui nessuno sa chi sia l’autorità e chi no, perché non c’è autorità. Pochi secondi dopo tutti capiscono che si è trattato solo di una dimostrazione di potere da parte di un uomo con un fucile: «Non fotografarmi, sono un combattente», avverte. In alcuni incroci si vedono anche pile di sacchi di sabbia. Era l’“anello inespugnabile” intorno a Damasco promesso dal ministro dell’Interno poche ore prima della caduta della capitale praticamente senza spari o accenni di resistenza.
Vigili improvvisati
Il frettoloso tentativo dei ribelli di riportare una parvenza di ordine si sta gradualmente materializzando nelle strade. Due uomini in uniformi militari senza distintivo si sono improvvisati vigili urbani in un incrocio congestionato dal traffico. Altri due uomini si sono appostati all’ingresso di una stazione di polizia incendiata il giorno prima. Sono la nuova polizia: la parola è scritta sui loro pantaloni. La fascia al braccio è quella del Governo di Salvezza Nazionale formato a Idlib da Hayat Tahrir El Sham (Hts), il movimento fondamentalista che ha guidato l’offensiva. Non è chiaro cosa stiano custodendo, perché tutto ciò che è rimasto sono documenti anneriti dal fuoco e mobili rovesciati.
Vengono da Idlib, la provincia ribelle da cui è partita l’offensiva lampo che ha fatto cadere il regime di Assad in una settimana e mezzo. E, consapevoli della preoccupazione generata nel quartiere cristiano in cui si trovano e del fatto che il mondo li osserva, in questi primi giorni si affrettano a dire che sono stati i civili a dare fuoco di propria iniziativa ai documenti della stazione di polizia, per la rabbia accumulata contro il regime. Non le truppe ribelli che sono entrate in città.
*Il reportage è stato pubblicato originariamente dal quotidiano spagnolo El País