Un odio cronico: come quel suo mal di schiena che esibiva perfino sullo sfondo del suo account X dove aveva caricato una radiografia con i segni della sua spondilolistesi, patologia caratterizzata dal progressivo e dolorosissimo slittamento di una vertebra.
Luigi Mangione, 26 anni è l’uomo arrestato ieri in Pennsylvania per l’omicidio a sangue freddo di Brian Thompson, il Ceo della compagnia assicurativa United HealthCare, ucciso in una via di Manhattan a New York mercoledì scorso.
Chi è Luigi Mangione
Mangione è il rampollo di una famiglia benestante del Maryland: immobiliaristi proprietari di diversi resort, una radio e alcune case di cura per anziani, con legami col partito repubblicano dalle remote origini italiane, ma in America da almeno quattro generazioni. Il poco che sappiamo di suo nonno Nicholas, morto ad 83 anni nel 2008, è scritto in un necrologio: nato in una famiglia modesta nella Little Italy di Baltimore, aveva sposato Mary e avuto 10 figli, compreso il padre di Lu…
Un odio cronico: come quel suo mal di schiena che esibiva perfino sullo sfondo del suo account X dove aveva caricato una radiografia con i segni della sua spondilolistesi, patologia caratterizzata dal progressivo e dolorosissimo slittamento di una vertebra.
Luigi Mangione, 26 anni è l’uomo arrestato ieri in Pennsylvania per l’omicidio a sangue freddo di Brian Thompson, il Ceo della compagnia assicurativa United HealthCare, ucciso in una via di Manhattan a New York mercoledì scorso.
Chi è Luigi Mangione
Mangione è il rampollo di una famiglia benestante del Maryland: immobiliaristi proprietari di diversi resort, una radio e alcune case di cura per anziani, con legami col partito repubblicano dalle remote origini italiane, ma in America da almeno quattro generazioni. Il poco che sappiamo di suo nonno Nicholas, morto ad 83 anni nel 2008, è scritto in un necrologio: nato in una famiglia modesta nella Little Italy di Baltimore, aveva sposato Mary e avuto 10 figli, compreso il padre di Luigi, Nino.
Nonno Nick aveva fatto fortuna fondando il Turf Valley Resort, l’Hayfields Country Club, radio Wcmb-Am e anche il Lorien Health Service, il centro di riabilitazioni diretto da suo padre Nino – delegato all’ultima convention repubblicana – dove da ragazzo Luigi aveva lavorato come volontario. La madre Kathleen Zannino guida invece una compagnia di viaggi di lusso. La sorella Maria Santa fa il medico a Dallas.
La reazione della famiglia Mangione
"Siamo devastati e sotto shock per l'arresto di Luigi", hanno fatto sapere i familiari in una dichiarazione diffusa da Nino Mangione, un cugino del ragazzo che ricopre il ruolo di deputato repubblicano al parlamento statale del Maryland. Nel comunicato i parenti di Luigi porgono le loro preghiere alla famiglia di Brain Thompson e chiedono di pregare "per chiunque altro è coinvolto nella vicenda".
Secondo gli ex compagni di Luigi al liceo privato dove era primo della classe e poi a UPenn dove si era doppiamente laureato in scienze informatiche, i genitori da mesi avevano perso le tracce del figlio.
L’arresto di Luigi Mangione
Luigi è stato fermato intorno alle 9.15 di ieri mattina in un Mc’Donald’s di Altoona, Pennsylvania, in seguito a una soffiata: un cliente lo ha riconosciuto e ha chiesto a un impiegato del locale di chiamare la polizia. Gli agenti lo hanno trovato seduto a un tavolo sul retro. Indossava una mascherina chirurgica e stava facendo ricerche su un computer portatile, lo zaino poggiato sul pavimento. Quando si è levato la mascherina gli agenti lo hanno riconosciuto subito.
Le prove nello zaino
Nello zaino e nella sua auto hanno trovato tutto quel che serviva ad accusarlo. A partire dalla pistola compatibile con quella dell’omicidio di cui non si era evidentemente liberato: realizzata con una stampante 3D con tanto di silenziatore. Con se aveva anche quattro diversi documenti falsi, compreso quello con indirizzo del New Jersey con cui si era registrato nell’ostello di New York dove aveva dormito la notte prima dell’omicidio.
Insomma, non aveva fatto la prima cosa di cui un killer professionista si sarebbe preoccupato: liberarsi delle prove. Quando i poliziotti gli hanno chiesto se era stato nella Grande Mela di recente «ha avuto una reazione fisica evidente. Ha iniziato a tremare, visibilmente agitato» ha raccontato Derek Swope, vice capo della polizia di Altoona, durante la conferenza stampa ieri sera.
Il manifesto anti-capitalista
Soprattutto, aveva una sorta di manifesto politico di matrice anti-capitalista nel quale rivendica il suo atto violento, dove fra l’altro era scritto: «Mi scuso per i traumi creati ma bisognava eliminare questo parassita». Nel testo sarebbero citati anche altri nomi di persone legate al mondo di Thompson: ma, dice la polizia «dubitiamo siano in pericolo. Riteniamo che Mangione abbia agito da solo». Lo ha detto lui stesso: dopo le iniziali dichiarazioni ha però improvvisamente smesso di collaborare. Nelle poche frasi iniziali si è limitato a dare ragioni generiche: ha parlato delle iniquità del sistema capitalistico americano, soprattutto nella sanità privata. Parlando pure della «sofferenza di alcuni parenti che non hanno potuto curarsi in maniera adeguata», secondo gli investigatori alludendo però a sé stesso.
Gli studi nell’ateneo Ivy League
Nella sua vita passata non c’è niente di estremo. Ha frequentato un liceo privato da 40mila dollari l’anno, il Gilman. E si è poi laureato in scienze informatiche nel 2020 in quell’Università della Pennsylvania – ateneo Ivy Leagye - dove aveva pure fondato un club per programmatori di videogiochi. Per un periodo ha vissuto a San Francisco, lavorando come ingegnere della TrueCar, azienda di Santa Monica, in California, specializzata nella vendita di auto online. Il suo ultimo indirizzo noto è però a Honolulu, Hawaii.
La vita tra i surfusti alle Hawaii
Secondo le prime testimonianze è lì che il mal di schiena era diventato il centro della sua vita. Aveva infatti provato a vivere in una comunità di surfer chiamata Surfbreak e diversi membri ricordano come, dopo un incidente in cui aveva battuto la schiena già fragile, si era totalmente focalizzato sul suo dolore: «Era diventato il tema centrale della sua vita».
Ricordano che aveva anche provato a creare un book club: ma molti membri se ne erano allontanati «a causa del disagio provocato dalle scelte dei libri da leggere». Aveva così continuato a commentare le sue letture sui social: ci sono almeno 300 post su testi diversi.
Il cambiamento sei mesi fa
Nella sua testa qualcosa cambia circa sei mesi fa. Quando improvvisamente sparisce dai socia e rompe ogni legame con la famiglia e con gli amici. E proprio cercando fra le tracce da lui lasciate online qualcuno ieri ha voluto notare la concomitanza fra la sparizione e un commento da lui postato a gennaio sul sito Goodreads relativo a un vecchio manifesto ideologico di Ted John Kaczynski, noto come Unabomber: il matematico che abbandonò tutto per vivere in povertà e per 18 anni terrorizzò l’America inviando pacchi bomba a svariate persone, nel tentativo estremo di «fermare il progresso tecnologico».
Dopo aver battuto la schiena alle Hawaii, Mangione un anno fa era stato operato, la sua schiena rimessa in asse con chiodi e protesi. Lui denunciava ancora dolori: «Impossibile avere una vita» si lamentava con gli amici.
Cosa succede ora
Nel mistero dell’assassinio di Thompson, non c’è nessun killer pagato da altri manager della sanità come si era sospettato all’inizio, dunque. Arrestato in Pennsylvania per il porto illegale dell’arma, Mangione sarà consegnato alla polizia di New York. Toccherà ai procuratori della Grande Mela capire come faceva a sapere a che ora e da quale ingresso laterale il Ceo sarebbe entrato all’Hilton di Manhattan. E anche quanto il mal di schiena gli abbia effettivamente dato alla testa.