PECHINO - Un dispiegamento così massiccio da parte di Pechino “che non si vedeva da quasi tre decenni, dal 1996”, commentava ieri il ministero della Difesa di Taiwan, affermando che almeno una novantina di navi della Marina e della Guardia costiera cinesi stazionano in un’area più ampia nelle acque che si estendono nei pressi delle isole giapponesi meridionali fino al Mar cinese meridionale. Questa mattina Taipei ha riferito di un nuovo rilevamento di mezzi cinesi intorno all'isola di Taiwan (53 aerei, 19 navi) e ha chiesto a Pechino di fermare le provocazioni. L’esercito cinese, tuttavia, non ha annunciato ancora l’avvio di esercitazioni. Dunque, che sta succedendo? È un messaggio, sostiene Taipei, un avvertimento, al prossimo inquilino della Casa Bianca Donald Trump.
Mentre le precedenti esercitazioni militari di quest’anno (a maggio e ad ottobre) simulavano esplicitamente un blocco dell’isola, secondo gli esperti i movimenti registrati negli ultimi due giorni servono soprattutto a…
PECHINO - Un dispiegamento così massiccio da parte di Pechino “che non si vedeva da quasi tre decenni, dal 1996”, commentava ieri il ministero della Difesa di Taiwan, affermando che almeno una novantina di navi della Marina e della Guardia costiera cinesi stazionano in un’area più ampia nelle acque che si estendono nei pressi delle isole giapponesi meridionali fino al Mar cinese meridionale. Questa mattina Taipei ha riferito di un nuovo rilevamento di mezzi cinesi intorno all'isola di Taiwan (53 aerei, 19 navi) e ha chiesto a Pechino di fermare le provocazioni. L’esercito cinese, tuttavia, non ha annunciato ancora l’avvio di esercitazioni. Dunque, che sta succedendo? È un messaggio, sostiene Taipei, un avvertimento, al prossimo inquilino della Casa Bianca Donald Trump.
Mentre le precedenti esercitazioni militari di quest’anno (a maggio e ad ottobre) simulavano esplicitamente un blocco dell’isola, secondo gli esperti i movimenti registrati negli ultimi due giorni servono soprattutto ai cinesi per dimostrare la loro capacità riguardo un altro obiettivo chiave: quello di provare a tagliare l’accesso agli Usa e agli alleati nella regione, bloccandoli dal venire in difesa di Taiwan se ce ne fosse bisogno.
“Stanno cercando di tracciare una linea rossa per il nuovo capo della Casa Bianca”, dice a Reuters, anonimamente, un funzionario taiwanese. Un messaggio alla prossima amministrazione statunitense: Trump è rimasto ambiguo finora su come intende comportarsi nei confronti della questione Taiwan. Un alto funzionario della sicurezza taiwanese ha dichiarato che l'esercito cinese sembra testare in questa fase la sua capacità di dominare la cosiddetta prima catena di isole, che sarebbe un punto nevralgico in qualsiasi conflitto regionale.
Ieri il ministero della Difesa di Taiwan dichiarava che la Cina stava formando due “muri” navali vicino all'isola, in quello che potrebbe essere un test per ottenere un ipotetico controllo dello Stretto di Formosa e bloccare l'accesso di altri Paesi nella zona. I funzionari della sicurezza nazionale di Taiwan hanno dichiarato che la Cina ha impiegato più di due mesi per raggruppare le navi della Marina e della Guardia costiera.
Lunedì le autorità cinesi avevano istituito sette zone di parziale restrizione dello spazio aereo, in vigore fino a oggi (mercoledì): sembrava il preludio a nuove esercitazioni militari. E infatti Taiwan aveva alzato il livello di allerta.
La ragione per la quale Pechino non ha annunciato ancora nessuna esercitazione è dovuta al fatto, secondo il governo taiwanese, che la Cina sta cercando di minimizzare l’impatto in vista di due prossime importanti visite. La settimana prossima uno dei vicesindaci di Shanghai si recherà in visita a Taipei e, dal 18 al 26 dicembre, l’ex presidente taiwanese Ma Ying-jeou sarà in viaggio nella Cina continentale: nelle province dello Heilongjiang e del Sichuan.
Da settimane ci si aspettava manovre cinesi attorno a Taiwan: il presidente dell’isola Lai Ching-te ha appena concluso il suo tour del Pacifico (facendo sosta nei territori americani delle Hawaii e di Guam) che aveva indispettito Pechino. Lai, durante il suo viaggio, ha avuto pure una conversazione telefonica con Mike Johnson, speaker della Camera degli Stati Uniti, e con l’ex speaker Nancy Pelosi.
Interpellata sui movimenti cinesi, la diplomazia mandarina non li ha confermati, ma ha attribuito la colpa di eventuali disordini ai sostenitori dell'indipendenza dell'isola. “Minare la pace e la stabilità dello Stretto di Taiwan è opera delle forze separatiste che sostengono l'indipendenza di Taiwan, con il sostegno di attori esterni”, ha dichiarato Mao Ning, portavoce del Ministero degli Esteri cinese, durante la quotidiana conferenza stampa a Pechino.