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Siria, nelle stanze vuote del partito di Assad: così cade un altro pezzo del vecchio Medio Oriente

Nizar al Farra 

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Al Farra, dirigente della formazione socialista Baath che ha dominato il Paese per 50 anni: “Ero chiuso in casa per la paura, ora vedrò questi islamisti”
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DAMASCO — Nizar al Farra ha deciso di non nascondersi. Alle 10 del mattino, cappotto grigio e camicia azzurra, attraversa il cancello della tv di stato siriana a passo spedito: è un palazzone fatiscente che ha ospitato per 40 anni la propaganda di Assad, manca la luce in molti piani, l’intonaco è crollato quasi ovunque. Cinquant’anni, figlio di un famoso poeta siriano, fino a cinque giorni fa al Farra era un parlamentare del regime e un membro del Baath, il partito socialista che ha dominato la Siria per 50 anni, garantendo le minoranze in cambio della sottomissione al clan Assad e facendo del laicismo di fatto l’unica religione di stato, imposta con la forza.

Molti dirigenti sono scappati all’alba di domenica e si sono mossi verso l’Iraq, mentre i russi mettevano in salvo il dittatore a Mosca. Chi è rimasto a Damasco, funzionari e quadri intermedi, se ne sta chiuso in casa temendo una giustizia senza appello. Nei giorni della colpa, al Farra invece vuole affrontare la vergogna. …

DAMASCO — Nizar al Farra ha deciso di non nascondersi. Alle 10 del mattino, cappotto grigio e camicia azzurra, attraversa il cancello della tv di stato siriana a passo spedito: è un palazzone fatiscente che ha ospitato per 40 anni la propaganda di Assad, manca la luce in molti piani, l’intonaco è crollato quasi ovunque. Cinquant’anni, figlio di un famoso poeta siriano, fino a cinque giorni fa al Farra era un parlamentare del regime e un membro del Baath, il partito socialista che ha dominato la Siria per 50 anni, garantendo le minoranze in cambio della sottomissione al clan Assad e facendo del laicismo di fatto l’unica religione di stato, imposta con la forza.

Molti dirigenti sono scappati all’alba di domenica e si sono mossi verso l’Iraq, mentre i russi mettevano in salvo il dittatore a Mosca. Chi è rimasto a Damasco, funzionari e quadri intermedi, se ne sta chiuso in casa temendo una giustizia senza appello. Nei giorni della colpa, al Farra invece vuole affrontare la vergogna. «Sono venuto a parlare con loro», spiega indicando i nuovi signori di Damasco, gli islamisti di Hts che ora trafficano nel dipartimento media per mandare in onda la loro di propaganda: canzoni jihadiste e video in cui compaiono praticamente solo religiosi e militari, nessuna donna, mai. «Volevo rompere il muro della paura. Me ne stavo chiuso in casa con le finestre oscurate mentre i miei figli mi chiedono cosa sta succedendo, quando potranno uscire, tornare a scuola, se ci sarà l’islamismo o la democrazia. Non dev’essere così, anche noi possiamo collaborare a una nuova Siria».

Il capo di Hts, l’ex qaedista al Shara, continua a promettere che non verrà versato altro sangue dei nemici eppure in alcune province ci sono già state esecuzioni sommarie. «Mi sembra dai primi contatti che ho avuto con loro che non vogliano fare rappresaglie, ma tanti hanno paura», rivela il baathista. Gli chiediamo se non si senta responsabile dei crimini commessi dal regime di cui era rappresentante, se non ritenga urgente la giustizia contro i gerarchi di Assad. Alza la testa, gli occhi lucidi: «Il processo ai criminali di guerra è un buon passo e necessario per un futuro migliore per la Siria, ma il Baath è un partito politico e non ha nulla a che fare con le operazioni militari. Non noi portiamo quelle responsabilità».

Eppure tutti sapevano gli orrori indicibili di Sednaya e delle prigioni di regime. «Tutti i siriani conoscono la prigione e tutti hanno avuto un parente o un amico lì», si difende, «ma non ci aspettavamo questa brutalità di cui ci vergogniamo». L’amico che l’accompagna interviene per difenderlo: «Nizar è uno dei pochi che criticavano apertamente il governo, Nizar non merita vendette».

La storica sede del partito fondato nel 1943 a Damasco è vuota. A sera sulle chat dei tesserati arriva una nota riservata : la firma l’assistente segretario generale Ibrahim Al-Hadid. Il partito sospende tutte le attività sine die. «I veicoli e le armi che erano in possesso dei compagni devono essere consegnati al Ministero degli Interni». Tutte «le proprietà e i fondi del partito saranno posti sotto la supervisione del Ministero delle Finanze e il controllo del Ministero della Giustizia». Anche l’Università privata Al-Sham, riservata ai rampolli della vecchia élite, «sarà posta sotto la supervisione del Ministero dell’istruzione» ora gestito dagli islamisti. È di fatto la dissoluzione del Baath siriano, un altro pezzo che cade del vecchio Medioriente.

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