Truppe di pace a Kiev, l’ipotesi sul tavolo Ue. Apertura di Crosetto
di Lorenzo De CiccoUn cessate il fuoco non è ancora alle viste, ma le cancellerie europee iniziano a dibattere su un contingente di peacekeeper da spedire in Ucraina. Con posizioni diverse, anche in Italia. L’opzione però è sul tavolo, come riferiva ieri un portavoce della commissione Ue. Sarebbe «una delle garanzie» chieste da Kiev, ha raccontato all’Afp un alto dirigente ucraino. Non a caso ne hanno discusso a Varsavia, a quattrocchi, il presidente francese, Emmanuel Macron, col premier polacco Donald Tusk, il quale confermando il tema dello scambio, ha subito frenato: «Decisioni su queste azioni saranno prese a Varsavia, solo a Varsavia. E per il momento nulla di tutto questo è in programma».
Per il governo italiano il primo a intervenire è stato il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Si è augurato di «parlare di peacekeeping il prima possibile in Ucraina, ma anche a Gaza e in Libano», aggiungendo che Rom…!-->!-->
Un cessate il fuoco non è ancora alle viste, ma le cancellerie europee iniziano a dibattere su un contingente di peacekeeper da spedire in Ucraina. Con posizioni diverse, anche in Italia. L’opzione però è sul tavolo, come riferiva ieri un portavoce della commissione Ue. Sarebbe «una delle garanzie» chieste da Kiev, ha raccontato all’Afp un alto dirigente ucraino. Non a caso ne hanno discusso a Varsavia, a quattrocchi, il presidente francese, Emmanuel Macron, col premier polacco Donald Tusk, il quale confermando il tema dello scambio, ha subito frenato: «Decisioni su queste azioni saranno prese a Varsavia, solo a Varsavia. E per il momento nulla di tutto questo è in programma».
Per il governo italiano il primo a intervenire è stato il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Si è augurato di «parlare di peacekeeping il prima possibile in Ucraina, ma anche a Gaza e in Libano», aggiungendo che Roma è «disponibile a svolgere questo ruolo, nel quale ci siamo sempre distinti». Due ore dopo però il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha bollato come «prematura» la discussione, visto che l’operazione è ancora tutta da costruire. «Valuteranno i capi di Stato e di governo. Adesso dobbiamo innanzitutto arrivare a una pace giusta, che non sia una resa di Kiev», le parole del vicepremier forzista. Condivise da Giorgia Meloni, riportano fonti di FdI.
Dalla Farnesina sostengono che l’uscita di Tajani non fosse una risposta a Crosetto - i due si sono anche sentiti, prima di dichiarare - ma una valutazione a valle del vertice ministeriale degli Esteri di Berlino, in cui la stessa delegazione polacca (oltre a quella ucraina) avrebbe schiacciato sul freno. Aggiungendo una lettura politica: «Fra pochi mesi abbiamo le elezioni, non facciamo discorsi ipotetici che spaventano i nostri cittadini», è il senso del ragionamento riferito da fonti presenti al summit.
Anche la Germania, con la ministra Annalena Baerbock, che pure aveva aperto alla possibilità di un peacekeeping, ora si mostra estremamente cauta: «Occorre prima che Putin sia disposto a parlare di pace, e non è questo il caso». La stessa linea dell’alto rappresentante Ue Kaja Kallas: «Per avere missioni di peacekeeping, la Russia deve prima smettere di bombardare, ma non lo sta facendo».
Il dibattito comunque è aperto. E si somma all’altro, ancora più urgente col ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, sull’aumento delle spese militari. Mark Rutte, il segretario generale della Nato, è tornato a battere sul chiodo, chiedendo ai Paesi dell’alleanza di investire «molto più del 2%» del Pil in armamenti. Richiesta condita da considerazioni drammatiche: per Rutte «dobbiamo passare a una mentalità di guerra», oggi «non siamo pronti per quello che sta arrivando», perché «tra 4-5 anni la nostra capacità di deterrenza sarà indebolita al punto che i russi potrebbero iniziare a pensare di attaccarci». Per il capo della Nato, agli europei tocca «svegliarsi». E organizzarsi per avere «più soldati». Un appello a cui pare sensibile lo stesso Crosetto, che a sera, dal palco di Atreju, ha spiegato che sì, bisogna investire in tecnologie, ma «dobbiamo parlare anche di uomini».