LONDRA – Come un narcotrafficante che trafuga valige di denaro all’estero, tra il 2018 e il 2019 Bashar al-Assad ha trasportato segretamente a Mosca 250 milioni di dollari in contanti, presi dalla Banca centrale della Siria per suo uso personale. Una montagna di soldi che è servita in parte a ripagare la Russia per l’assistenza militare fornita al regime di Damasco durante la guerra civile siriana e in parte a nascondere un tesoro in un Paese amico, nel caso l’allora dittatore ne avesse avuto bisogno. Un’ipotesi diventata realtà nei giorni scorsi, quando Assad è fuggito verso un dorato esilio nella capitale russa con moglie e figli, mentre i ribelli islamici prendevano il comando del Paese da lui depredato in un quarto di secolo al potere.
I due obiettivi del trasporto
Documenti rinvenuti dal Financial Times provano che all’apice della guerra civile, mentre la Siria era disperatamente a corto di valuta pregiata, il suo p…
LONDRA – Come un narcotrafficante che trafuga valige di denaro all’estero, tra il 2018 e il 2019 Bashar al-Assad ha trasportato segretamente a Mosca 250 milioni di dollari in contanti, presi dalla Banca centrale della Siria per suo uso personale. Una montagna di soldi che è servita in parte a ripagare la Russia per l’assistenza militare fornita al regime di Damasco durante la guerra civile siriana e in parte a nascondere un tesoro in un Paese amico, nel caso l’allora dittatore ne avesse avuto bisogno. Un’ipotesi diventata realtà nei giorni scorsi, quando Assad è fuggito verso un dorato esilio nella capitale russa con moglie e figli, mentre i ribelli islamici prendevano il comando del Paese da lui depredato in un quarto di secolo al potere.
I due obiettivi del trasporto
Documenti rinvenuti dal Financial Times provano che all’apice della guerra civile, mentre la Siria era disperatamente a corto di valuta pregiata, il suo presidente fece portare in aereo a Mosca due tonnellate di banconote da 100 e da 200 dollari perché fossero depositate presso banche russe. La spedizione aveva un doppio scopo: fornire valuta straniera al sistema finanziario di Vladimir Putin, che nel 2014 era già stato colpito da sanzioni occidentali per la prima invasione dell’Ucraina; e avere fondi disponibili per le proprie operazioni private in Russia.
Quei lussi a Mosca
Non a caso, come il quotidiano della City aveva già rivelato in passato, a partire dal 2019 la famiglia allargata di Assad ha acquistato almeno 18 appartamenti di lusso nei grattacieli del nuovo distretto finanziario di Mosca. E due anni fa Iyad Makkhlouf, cugino di Assad per parte di madre e all’epoca un alto ufficiale dell’intelligence siriana, accusata di avere oppresso, arrestato e torturato migliaia di dissidenti, ha fondato nella capitale russa una compagnia immobiliare chiamata Zevelis City insieme al proprio fratello Rami, considerato il più ricco uomo d’affari di Damasco. A organizzare e gestire questa rete di trasferimenti di milioni di dollari in contanti, rivela il giornale finanziario britannico, sarebbe stata Asma al-Assad, la moglie del dittatore, nata e cresciuta a Londra, dove si è laureata in informatica e lavorava per la banca di investimenti americana JP Morgan, e dove ha conosciuto il futuro marito Bashar, mentre lui studiava e lavorava come oculista.
Traffici illegali
Secondo fonti governative Usa, la famiglia Assad ha non solo depredato i forzieri della Banca centrale siriana per trasferire a Mosca almeno 250 milioni di dollari, ma si è arricchita attraverso traffici illegali nel campo della droga e del contrabbando di carburante: nascondere all’estero una fortuna in contanti, come un qualunque Pablo Escobar, deve essergli sembrato naturale. La Russia, dove il figlio maggiore di Assad si è laureato al prestigioso Istituto di relazioni internazionali, e dove anche gli altri suoi due figli trascorrevano le vacanze estive, era dunque per molteplici ragioni la destinazione naturale per il loro esilio: nessun problema, né di fondi né di lingua. È possibile che nel prossimo futuro Assad venga colpito da un mandato di arresto da parte della Corte internazionale dell’Aia per crimini di guerra e anche per il furto di 250 milioni di dollari dalle casse della Siria, ma a Mosca sarà al sicuro. Almeno finché c’è Putin al Cremlino.