González Urrutia, nuovo premio Sacharov: “Il 10 gennaio tornerò in Venezuela da presidente”
dalla nostra inviata Rosaria AmatoSTRASBURGO – «Ho un mandato costituzionale: il 10 gennaio tornerò per assumere l’incarico che mi è stato conferito da oltre sette milioni di venezuelani». Edmundo González Urrutia, il presidente eletto del Venezuela, si mostra sereno a Strasburgo, dove ieri ha ricevuto dal Parlamento Europeo il Premio Sacharov, insieme a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana.
Il Premio Sacharov, ha spiegato la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola, è stato assegnato a Gonzalez Urrutia e a Machado (che non è riuscita a intervenire alla cerimonia, il premio è stato ritirato dalla figlia, Ana Corina Sosa) come riconoscimento dei loro «instancabili sforzi per ripristinare la libertà e la democrazia in Venezuela e garantire una transizione giusta, libera e pacifica». «Il pugno di ferro di Maduro - ha aggiunto - non può schiacciare lo spirito e le voci del popolo venezuelano che sta mar…
STRASBURGO – «Ho un mandato costituzionale: il 10 gennaio tornerò per assumere l’incarico che mi è stato conferito da oltre sette milioni di venezuelani». Edmundo González Urrutia, il presidente eletto del Venezuela, si mostra sereno a Strasburgo, dove ieri ha ricevuto dal Parlamento Europeo il Premio Sacharov, insieme a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana.
Il Premio Sacharov, ha spiegato la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola, è stato assegnato a Gonzalez Urrutia e a Machado (che non è riuscita a intervenire alla cerimonia, il premio è stato ritirato dalla figlia, Ana Corina Sosa) come riconoscimento dei loro «instancabili sforzi per ripristinare la libertà e la democrazia in Venezuela e garantire una transizione giusta, libera e pacifica». «Il pugno di ferro di Maduro - ha aggiunto - non può schiacciare lo spirito e le voci del popolo venezuelano che sta marciando per le strade chiedendo democrazia e giustizia». Eppure non passano neanche due ore dalla cerimonia che Diosdado Cabello, ministro dell’Interno del governo di Nicolas Maduro, che è stato proclamato vincitore pur avendo ottenuto meno della metà dei voti del presidente in esilio in Spagna, fa sapere che «Gonzalez Urrutia sarà arrestato non appena metterà piede piede a Caracas».
Presidente Gonzalez Urrutia, che peso ha nella vostra battaglia per la democrazia in Venezuela il Premio Sacharov?
«È una manifestazione di appoggio nei confronti del popolo venezuelano, per il suo impegno nella lotta democratica per portare a termine tutte le azioni necessarie per una transizione pacifica che punti al miglioramento della vita dei venezuelani e al recupero della legalità democratica».
Ma è possibile una transizione pacifica, visto l’atteggiamento di Maduro nei confronti di qualunque oppositore, a cominciare proprio da lei?
«Siamo molto fiduciosi nella possibilità che questa sia una transizione ordinata e pacifica, e questo è sempre stato il messaggio che abbiamo trasmesso durante tutta la campagna elettorale: abbiamo sempre detto che avremmo perseguito questo tipo di transizione».
Eppure gli oppositori vengono perseguiti, e lei stesso viene minacciato, nel caso in cui rientri in Venezuela.
«Dal 28 luglio i prigionieri politici sono aumentati da 300 a quasi 2.000, tra cui donne, bambini e perfino disabili».
E infatti chi può scappa.
«Al momento abbiamo il più alto tasso di emigrazione del nostro emisfero, se non dell’intero pianeta, se non consideriamo i Paesi dove si fugge dalle guerre».
Tra i prigionieri politici ci sono anche italiani. Che ruolo ha avuto la comunità italiana nella vostra battaglia per la democrazia?
«Gli italiani fanno parte di quei sette milioni di venezuelani che hanno sostenuto la mia candidatura nelle elezioni dello scorso del 28 luglio, e noi lo abbiamo interpretato come un atto di sostegno nei confronti della democrazia, senza voler fare distinzioni con tutti gli altri venezuelani che ci hanno sostenuto e ci sostengono. La comunità italiana in Venezuela è numerosa, gli italiani sono dei grandi lavoratori, e sono completamente in sintonia con le nostre aspirazioni al cambiamento democratico».
Cosa la fa essere così sicuro, nonostante i rischi e le difficoltà, che il 10 di gennaio riuscirà a rientrare in Venezuela e ad assumere la presidenza del Paese?
«La prima ragione è perché il 10 gennaio è la data che, secondo la Costituzione, in cui devo assumere il mandato per il quale sono stato eletto da sette milioni di venezuelani. Un mandato costituzionale che si compie proprio in quel giorno, e anche per rispetto della democrazia non siamo disposti a tirarci indietro. Il Venezuela conta su di voi, perché la lotta per la libertà e la democrazia nel nostro Paese è anche la lotta per questi valori in tutto il mondo».