Uccisione del generale Kirillov, Malyuk e il team di spie con cui Zelensky ha infiltrato il nemico
di Paolo BreraLe auto di Prilepin e Dugina, la statuetta di Tatarsky. Ora il monopattino infarcito di tritolo per far saltare in aria Kirillov a Mosca: «Tecniche israeliane», dicono gli analisti ucraini citando la parola magica più frequente tra chi vuole indicare come bisognerebbe difendersi dai russi: non implorare la Nato, ma trasformare la società in una macchina da guerra capace di colpire ovunque.
Stavolta non c’è bisogno di ricorrere a formule dubitative e giri di parole per attribuire la regia dell’omicidio più eclatante dall’inizio dell’invasione: «L’attentato con una bomba condotto oggi contro il generale Igor Kirillov è un’operazione speciale dello Sbu», rivendicano apertamente fonti dell’agenzia. Se c’è qualcosa che di solito i servizi segreti non fanno è proprio attribuirsi le azioni più spregiudicate.
Igor Kirillov è l’ufficiale di più alto rango delle forze armate russe eliminato fino a ora. L’operazione porta la firma del nemico pubblico numero uno di Mosca, su cui già pendeva …
Le auto di Prilepin e Dugina, la statuetta di Tatarsky. Ora il monopattino infarcito di tritolo per far saltare in aria Kirillov a Mosca: «Tecniche israeliane», dicono gli analisti ucraini citando la parola magica più frequente tra chi vuole indicare come bisognerebbe difendersi dai russi: non implorare la Nato, ma trasformare la società in una macchina da guerra capace di colpire ovunque.
Stavolta non c’è bisogno di ricorrere a formule dubitative e giri di parole per attribuire la regia dell’omicidio più eclatante dall’inizio dell’invasione: «L’attentato con una bomba condotto oggi contro il generale Igor Kirillov è un’operazione speciale dello Sbu», rivendicano apertamente fonti dell’agenzia. Se c’è qualcosa che di solito i servizi segreti non fanno è proprio attribuirsi le azioni più spregiudicate.
Igor Kirillov è l’ufficiale di più alto rango delle forze armate russe eliminato fino a ora. L’operazione porta la firma del nemico pubblico numero uno di Mosca, su cui già pendeva un ordine di arresto per «terrorismo», poiché sospettato di avere ordito la carneficina dell’attentato al Crocus di Mosca. È il gran capo delle spie di Kiev, l’uomo che ha per cognome un fucile automatico d’assalto: Vasyl Malyuk, organizzatore della maggior parte delle operazioni messe a segno dagli ucraini in Russia. Condotte a volte collaborando, e più spesso in aperta rivalità, con il capo dell’intelligence militare (Gur) Kyrylo Budanov.
La percezione che queste operazioni siano sporadiche è tale perché filtrano solo i casi più vistosi, ma non è affatto così. Nell’ultima settimana gli omicidi eccellenti sono stati tre: il 12 dicembre Mykhailo Shatskyi, il capo del dipartimento software e numero due dell’ufficio di progettazione “Marte” che ammodernava i missili russi X-59 e creava i droni di ultima generazione, è stato ucciso a pistolettate in un parco di Mosca da uomini del Gur. Pochi giorni prima, il 9 dicembre, a Donetsk occupata era saltata in aria l’auto di Serhii Evsyukov, l’ex capo del carcere di Olenivka in cui morirono decine di prigionieri ucraini: un colpo messo a segno dai sabotatori del Sbu.
Ma l’elenco è infinito: sabato la distruzione di un caccia Su-30 a Krymsk, nella regione russa di Krasnodar; il grande deposito petrolifero che brucia per giorni a Bryansk, colpito l’11 dal Gur e dai dronisti. Il 9 la Sbu attacca via mare, con i Sea Baby nella baia di Kerch. Il 17 novembre l’uccisione di Valery Trankovsky, capo dello staff delle navi missilistiche della flotta del Mar Nero a Sebastopoli agganciato e seguito da una settimana. Decine e decine di operazioni, messe a segno con operativi sul posto diretti con efficienza.
L’identità e il numero di partigiani e sabotatori ucraini sono un segreto ben conservato, ma qualcosa si sa: se i ragazzi di “Nastro Giallo”, Zheltaya lenta, dalla Kherson occupata si limitavano a tenere acceso il focolaio con nastri e manifesti, graffiti e adesivi, gli “Atesh” (fuoco) in Crimea sono decisamente più operativi. Poi ci sono gli uomini della Legione “Svoboda Rossii”, libertà russa, l’unità di russi che combattono contro il regime di Putin insieme a Kiev. E l’Rdk, il “Corpo volontario russo” incardinato nel Gur, che ha effettuato diverse incursioni nelle regioni di Belgorod e Kursk. Ma è probabile che le reti di partigiani assoldati siano ben più estese.
Come per gli altri delitti eccellenti, anche in questo caso è possibile che Mosca ricostruisca le trame e arresti gli operatori materiali. Ma resta il nodo legato al mandante: l’operazione rivendicata platealmente è un messaggio diretto a cui gli Usa hanno risposto dicendo di non esserne stati informati preventivamente e di «non appoggiare» l’iniziativa. Al contrario, il Regno Unito «non piangerà» per il generale russo ucciso. La sua eliminazione è una spinta all’escalation che “obbliga” Mosca a replicare e allontana l’ipotesi che Trump possa negoziare sulla base dello status quo: Kiev ne ha certamente tenuto conto.