✕

Russia, il generale Kirillov e il centro segreto per trasformare i virus in armi

Ascolta l'audio

A Sergiyev-Posad 6 aveva rivitalizzato i piani di distruzione di massa sovietici
2 minuti di lettura

Il generale si muove con compiaciuto orgoglio nei locali ermetici e mostra all’allora ministro della Difesa Shoigu gli impianti destinati a riprodurre virus letali. Il video risale allo scorso gennaio ed è probabilmente l’ultimo che ritrae Igor Kirillov, assassinato martedì a Mosca dagli 007 ucraini.

Anche se il filmato della Tass evita di specificarlo, è stato girato all’interno della struttura più segreta dell’intera Russia: il laboratorio del 48mo Istituto di Ricerca, costruito nel perimetro della cittadella sovietica “Sergiyev Posad 6”. È un altro degli spettri della Guerra Fredda che resuscita. Dopo le bombe nucleari e i missili balistici a testata multipla, adesso è la volta di strumenti addirittura più sconvolgenti: patologie virali trasformate in armi di distruzione di massa.

L’assassinio del generale ha riacceso i fari sui programmi top secret per confezionare ordigni biologici in grado di diffondere epidemie. I sospetti mai chiariti sull’origine del Covid non sono serv…

Il generale si muove con compiaciuto orgoglio nei locali ermetici e mostra all’allora ministro della Difesa Shoigu gli impianti destinati a riprodurre virus letali. Il video risale allo scorso gennaio ed è probabilmente l’ultimo che ritrae Igor Kirillov, assassinato martedì a Mosca dagli 007 ucraini.

Anche se il filmato della Tass evita di specificarlo, è stato girato all’interno della struttura più segreta dell’intera Russia: il laboratorio del 48mo Istituto di Ricerca, costruito nel perimetro della cittadella sovietica “Sergiyev Posad 6”. È un altro degli spettri della Guerra Fredda che resuscita. Dopo le bombe nucleari e i missili balistici a testata multipla, adesso è la volta di strumenti addirittura più sconvolgenti: patologie virali trasformate in armi di distruzione di massa.

L’assassinio del generale ha riacceso i fari sui programmi top secret per confezionare ordigni biologici in grado di diffondere epidemie. I sospetti mai chiariti sull’origine del Covid non sono serviti solo ad alimentare campagne di disinformazione, che Kirillov portava avanti in prima persona accusando gli Stati Uniti di averlo diffuso grazie a complicità ucraine.

La pandemia ha anche spinto tutti gli stati maggiori a riprendere in considerazione la minaccia delle armi batteriologiche. Alcuni però non se ne sono occupati solo in chiave difensiva. In Cina, in Iran e soprattutto in Russia, dove la rete di centri studi allestita in epoca sovietica ha ripreso vigore nella stagione putiniana.

Il colossale impianto del 48mo Istituto di Ricerca, realizzato sotto la supervisione del generale Kirillov, è la più importante infrastruttura di questo tipo completata sulla scia del Covid. L’esistenza è stata rivelata a fine ottobre dal Washington Post grazie alle foto satellitari. La scorsa settimana il reporter russo Mark Krutov è andato oltre: grazie al video di Kirillov è riuscito a identificare alcuni degli esperimenti che si svolgono nelle palazzine. Uno è agghiacciante: la trasformazione di patogeni in aerosol o polvere per poterli trasportare con facilità. È un procedimento che non ha scopi civili, ma un’unica finalità: compiere azioni terroristiche o militari.

Studi di questo tipo si compiono da un secolo. Durante il fascismo pure l’Italia aveva allestito una “centrale dei germi” con medici che prelevavano nelle colonie africane campioni di febbri emorragiche: l’obiettivo era proprio trasformarli in polveri inserite nei proiettili o in areosol dispersi dagli aerei. Venne condotto pure un test reale durante il conflitto civile spagnolo per spargere il tetano tra i repubblicani.

Rispetto a quelle sperimentazioni, condotte su larga scala dai giapponesi sui prigionieri cinesi e dai nazisti sugli ebrei nei lager, oggi esiste uno scenario ancora più inquietante: la possibilità di modificare geneticamente i virus, tentando di calibrarli in modo da colpire soltanto gli avversari. Non a caso, la palazzina principale del complesso tirato su da Kirillov è dominata da una colossale riproduzione dell’elica del Dna.

Kirillov era al comando di tutti i reparti della difesa nucleare, batteriologica, chimica: è stato il regista della missione “Dalla Russia con Amore” - affidata la direzione del suo vice e probabile successore Sergey Kikot – che ha permesso di raccogliere a Bergamo le informazioni per mettere a punto il vaccino Sputnik. Nella spedizione russa c’era anche uno dei direttori del 48mo Istituto di Ricerca, il colonnello Igor Bogomolov, perché persino le competenze apprese in quell’occasione avevano una doppia valenza.

«Durante la Guerra Fredda – ha scritto Ken Alibek, ufficiale sovietico fuggito negli Usa - consideravamo i virus le migliori munizioni del nostro arsenale. La loro capacità di infettare un grande numero di persone con un infinitesimo numero di particelle li rendeva l’arma ideale per la guerra strategica moderna...». E ha sottolineato: «Una delle sfide fondamentali nel trasformare i virus in armi è trovare la giusta temperatura nella quale i patogeni possono crescere senza venire distrutti dal calore. Questo processo è molto simile alle tecniche per realizzare i vaccini».

Leggi i commenti