Dall’apertura a Trump all’attacco a Zelensky: che cosa ha detto Putin nel suo show di fine anno
di Rosalba CastellettiSe potesse tornare indietro al 24 febbraio 2022, ricomincerebbe l’Operazione militare speciale contro Kiev? “La inizierei prima”. Nessun rimorso, dunque, semmai il rimpianto. Vladimir Putin non arretra di un passo rispondendo alle 67 domande di cittadini e giornalisti per quattro ore e trenta minuti, record dal 2013. Rivendica di “aver allontanato la Russia dall’orlo dell’abisso” e di aver “fatto di tutto affinché fosse una potenza indipendente e sovrana”. Sbandiera successi ovunque, in Ucraina, in Siria e in patria. Soltanto una cosa è cambiata da quando ha lanciato l’offensiva contro Kiev, ammette. “Scherzo di meno e ho quasi smesso di ridere”. È felice? “Onorato che i cittadini russi gli abbiano affidato la guida dello Stato russo, e non per la prima volta, ma la felicità sarà completa soltanto quando tutti i nostri ragazzi torneranno dal fronte”.
Niente cessate il fuoco: “Rafforzerebbe il nemico”. Negoziati? Sì, ma alle solite condizioni e solo con un interlocutore ucraino legittim…
Se potesse tornare indietro al 24 febbraio 2022, ricomincerebbe l’Operazione militare speciale contro Kiev? “La inizierei prima”. Nessun rimorso, dunque, semmai il rimpianto. Vladimir Putin non arretra di un passo rispondendo alle 67 domande di cittadini e giornalisti per quattro ore e trenta minuti, record dal 2013. Rivendica di “aver allontanato la Russia dall’orlo dell’abisso” e di aver “fatto di tutto affinché fosse una potenza indipendente e sovrana”. Sbandiera successi ovunque, in Ucraina, in Siria e in patria. Soltanto una cosa è cambiata da quando ha lanciato l’offensiva contro Kiev, ammette. “Scherzo di meno e ho quasi smesso di ridere”. È felice? “Onorato che i cittadini russi gli abbiano affidato la guida dello Stato russo, e non per la prima volta, ma la felicità sarà completa soltanto quando tutti i nostri ragazzi torneranno dal fronte”.
Niente cessate il fuoco: “Rafforzerebbe il nemico”. Negoziati? Sì, ma alle solite condizioni e solo con un interlocutore ucraino legittimo, che sia il presidente della Rada o un presidente legittimo, e Volodymyr Zelensky non lo è perché il suo mandato è scaduto.
Putin tira le somme. “Itogi goda”, “Risultati dell’anno”, si chiama questo nuovo formato ibrido inaugurato l’anno scorso che accorpa la “linea diretta” coi cittadini che solitamente cadeva nel mese di giugno alla tradizionale conferenza stampa di fine anno. Ma il leader del Cremlino non si ferma al 2024. Fa un bilancio di quasi tre anni di conflitto in Ucraina anche in vista dell’insediamento del presidente eletto statunitense Donald Trump e delle sue ricorrenti promesse di negoziati.
Le prospettive in Ucraina
La vittoria è più vicina?, chiede il direttore della Tass. Putin fa srotolare alle sue spalle uno stendardo della 155° Brigata Marina della Flotta del Pacifico, uno dei tanti “souvenir” che riceve regolarmente dai soldati impegnati contro Kiev, e risponde che “la situazione è cambiata radicalmente, il movimento continua ogni giorno lungo tutta la linea del fronte, al ritmo di chilometri quadrati, ci stiamo muovendo verso il raggiungimento dei nostri obiettivi primari”.
Anche la regione di Kursk verrà liberata dalle forze ucraine che hanno lanciato un’offensiva in agosto, assicura alla preoccupata sfollata Tatjana Zibrova, ma non vuole indicare “una data precisa”. “Ma lo faremo, non c’è il minimo dubbio”. Promette indennizzi a chi combatte, ricompense a chi distrugge i mezzi del nemico e la ricostruzione agli abitanti dei “nuovi territori”, come chiama le regioni ucraine annesse. Rassicura tutti. E mentre parla la Duma si mette al lavoro per equiparare gli stipendi di chi combatte nel Kursk a quelli di chi combatte sul suolo ucraino. “Una nostra omissione, ma tutto ciò che è dovuto verrà riconosciuto”.
Rispondendo a un giornalista della tv della Difesa Zvezda, torna a lodare il nuovo missile Oreshnik e sfida chiunque dubiti della sua efficacia nell’eludere ogni sistema di difesa esistente a ingaggiare “una sorta di esperimento tecnologico, un duello high-tech del 21° secolo”. “Lasciamo che identifichino un obiettivo da distruggere, diciamo a Kiev, concentrino lì tutte le loro forze di difesa aerea e missilistica, e lì colpiremo con l’Oreshnik, e vedremo cosa succede”.
Dopo tante domande ossequiose dei giornalisti russi, arriva la provocazione dello statunitense Keir Simmons di Nbc News, uno dei pochi reporter “ostili” ammessi all’incontro. “Quando incontrerà Donald Trump, sarà un leader più debole”, dice Simmons. Putin dissente. “La Russia è diventata molto più forte negli ultimi due o tre anni. Perché? Perché siamo diventati un Paese veramente sovrano, non dipendiamo più da nessuno, prendiamo decisioni guidati soltanto dai nostri interessi nazionali”.
“In Siria raggiunti gli obiettivi”
Rivendica il successo anche in Siria, a dispetto della fuga del suo alleato Bashar al-Assad a Mosca: “Non l’ho ancora visto, ma ho intenzione di farlo”. E gli parlerà, promette a Simmons, anche del giornalista Austin Tice scomparso 12 anni prima. In Siria, spiega, “siamo andati affinché lì non si creasse un’enclave terroristica come in Afghanistan. Nel complesso, abbiamo raggiunto il nostro obiettivo. Anche quei gruppi che un tempo combattevano contro Assad sono cambiati. Non per niente oggi molti Paesi europei e gli Stati Uniti vogliono stabilire rapporti con loro. Se fossero organizzazioni terroristiche non lo farebbero. Sono cambiati e ciò significa che in una certa misura l’obiettivo è stato raggiunto”.
Il leader del Cremlino è fiducioso anche sul futuro delle due basi militari russe a Tartus e Khmeimim. “Manteniamo rapporti con tutti i gruppi che controllano la situazione lì, con tutti i Paesi della regione. La stragrande maggioranza di loro ci dice che sarebbero interessati a che le nostre basi militari rimangano. Ma dobbiamo pensarci. Se rimarremo lì, significa che dobbiamo fare qualcosa nell’interesse del Paese in cui ci troviamo”. E per concludere cita Mark Twain: “Le notizie della mia morte sono esagerate”.
L’incontro con Trump, ma nessun negoziato con Zelensky
Quanto all’incontro con Trump, “non so quando avverrà, lui non lo dice e io non gli parlo da più di quattro anni, ma sono pronto in qualsiasi momento”, dice Putin. “La politica è l’arte del compromesso. E abbiamo sempre affermato che siamo pronti a negoziati e compromessi. È solo che l’altra parte si è rifiutata di negoziare. Dopotutto, avevamo raggiunto un accordo a Istanbul alla fine del 2022. Lo ripeto per la centesima volta: la parte ucraina ha siglato questo documento, poi si è ritirata perché il suo alleato, Boris Johnson, un uomo con un bel taglio di capelli, ha detto loro che dovevano combattere fino all'ultimo ucraino. Eccoli in guerra. Presto questi ucraini che vogliono combattere finiranno, non ci sarà più nessuno che voglia combattere”, commenta ironicamente.
E più tardi, rispondendo a una funzionaria di Drugaja Ukraina, “L’Altra Ucraina”, un “movimento che rappresenta gli interessi di ucraini contrari al regime criminale e illegittimo di Kiev”, Putin ribadisce di essere “pronto a condurre un dialogo sulla base di quanto concordato a Istanbul e delle nuove realtà che si stanno sviluppando sul terreno”. Precisa però non potrà esserci alcun negoziato con Volodymyr Zelensky perché il suo mandato è scaduto il 21 maggio ma, in virtù della legge marziale, non ha indetto nuove elezioni.
“La Costituzione dell’Ucraina non prevede la possibilità di estendere i poteri del Presidente nemmeno in caso di legge marziale. Esiste un solo organo di potere, la Rada, i cui poteri possono essere estesi senza elezioni. Qual è il problema per l’Ucraina? È che numerosi organi governativi sono creati dal presidente. Ma se il presidente è illegittimo, allora anche tutto il resto perde la sua legittimità. Se mai dovessimo arrivare al punto di firmare un documento, potremo firmarlo solo con i rappresentanti degli organi governativi legittimi, come la Rada. Se qualcuno va alle urne e ottiene legittimità, parleremo con chiunque, compreso Zelensky”.
Anche se Putin sembra avere già in mente un possibile successore, vale a dire Viktor Medvedchuk, presidente guarda caso del movimento “L’Altra Ucraina”, ex capo dell'amministrazione presidenziale ucraina, poi leader del principale partito filo-russo, messo ai domiciliari nel 2021 per tradimento, evaso nel 2022 e riacciuffato e infine consegnato a Mosca in uno scambio di prigionieri. “Ci vediamo raramente, ma so che anche lui la pensa come me”.
Gli errori su Kirillov
Ma niente cessate il fuoco: “Darebbe l’opportunità al nemico di rafforzarsi. Non abbiamo bisogno di una tregua, abbiamo bisogno della pace, a lungo termine, duratura, sostenuta da garanzie”. Nessun tentennamento, se non quando commentando l’attentato al generale Igor Kirillov, “un atto terroristico”, uno dei tanti “commessi dal regime di Kiev”, ammette che “i nostri servizi speciali devono migliorare il loro lavoro ed evitare questi colpi per noi pesantissimi”.
Inflazione e natalità
Non vacilla neppure davanti ai traballanti dati economici. “La situazione dell’economia nel suo complesso in Russia è normale e stabile. Ci stiamo sviluppando qualunque cosa accada, qualunque siano le minacce esterne o i tentativi di influenzarci”. La Russia è “al primo posto in Europa in termini di volume economico e di parità di potere d’acquisto e al quarto posto nel mondo”, rivendica.
Sì, certo, ammette, “l’inflazione è allarmante, in media del 9-9,3%”, ma sono aumentati anche i salari. “Alcuni esperti ritengono che la Banca centrale potrebbe iniziare a utilizzare in modo più efficace e anticipato alcuni strumenti che non sono legati all’aumento del tasso di riferimento”, ma Putin ribadisce la sua fiducia nella governatrice Elvira Nabiullina che proprio l’indomani deciderà se aumentarlo ulteriormente. A preoccuparlo è semmai il crollo della natalità, “scesa purtroppo all’1,41%”. “Abbiamo bisogno di ragazze!”, esclama. Ragazze che facciano figli, sottintende.
La festa di compleanno di Schroeder e un té con Berlusconi
Nella lunga maratona di domande e risposte, c’è anche lo spazio per qualche aneddoto. Come la festa di compleanno di Gerhard Schroeder dove tutti i gruppi, persino il coro femminile di Hannover, hanno cantato in inglese e soltanto il coro cosacco di Kuban ha cantato in tedesco. “La sovranità è importante”. Oppure quando dice di guardare “le fiabe russe” con i suoi “bambini più cari”. Un’allusione, forse, ai figli avuti dalla ginnasta Kabeeva.
Con quale persona viva o morta vorrebbe prendere una tazza di tè?, gli chiedono. Tra i leader mondiali scomparsi, Putin cita il cancelliere tedesco Helmut Kohl, il presidente francese Jacques Chirac e il premier italiano Silvio Berlusconi, un uomo “molto caldo nella comunicazione, ma attivo e molto intelligente. Ha fatto molto per lo sviluppo delle relazioni italo-russe. Anche nonostante ciò che accade oggi, sentiamo che nella società italiana c'è una certa simpatia per la Russia, così come noi abbiamo simpatia per l’Italia”.
Ma tutti e tre, conclude, “erano individui con opinioni proprie e focalizzati sul raggiungimento del massimo risultato per i propri Paesi, sul rafforzamento della sovranità dei propri Stati”. Tra i viventi, non ha dubbi, “vorrei incontrare più spesso i miei amici e le persone a me care”. È quello che, alla fine, augura a tutti in vista delle feste: “Prestare maggiore attenzione ai vostri cari”.