Gaza, la denuncia del Papa: “Non hanno fatto entrare Pizzaballa come promesso”. Israele: “Falso”
di Iacopo ScaramuzziPapa Francesco ha denunciato il fatto che al cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, gli israeliani non ha dato il permesso di “entrare a Gaza” ieri “come avevano promesso”. La replica di Israele: accuse “false”, la richiesta del patriarca è stata accolta.
“Lo avevano promesso”
L’occasione è stata la tradizionale udienza alla Curia romana per gli auguri di Natale. “Ieri”, ha esordito Francesco parlando a braccio, “il patriarca non l’hanno lasciato entrare a Gaza come avevano permesso, e ieri – ha proseguito – sono stati bombardati bambini: questo è crudeltà, questo non è guerra. Voglio dirlo perché tocca il cuore”.
La replica di Israele
L'ambasciata israeliana presso la Santa Sede in serata ha replicato su X: "Contrariamente alle false accuse pubblicate oggi sui media, la richiesta del Patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, di entrare a Gaza è stata accolta, come già avvenuto in passato e secondo le sue preferenze". No comment s…
Papa Francesco ha denunciato il fatto che al cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, gli israeliani non ha dato il permesso di “entrare a Gaza” ieri “come avevano promesso”. La replica di Israele: accuse “false”, la richiesta del patriarca è stata accolta.
“Lo avevano promesso”
L’occasione è stata la tradizionale udienza alla Curia romana per gli auguri di Natale. “Ieri”, ha esordito Francesco parlando a braccio, “il patriarca non l’hanno lasciato entrare a Gaza come avevano permesso, e ieri – ha proseguito – sono stati bombardati bambini: questo è crudeltà, questo non è guerra. Voglio dirlo perché tocca il cuore”.
La replica di Israele
L'ambasciata israeliana presso la Santa Sede in serata ha replicato su X: "Contrariamente alle false accuse pubblicate oggi sui media, la richiesta del Patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, di entrare a Gaza è stata accolta, come già avvenuto in passato e secondo le sue preferenze". No comment sulla vicenda da parte del patriarcato latino di Gerusalemme. È plausibile ipotizzare che nell’organizzare il viaggio del patriarca a Gaza – che sino alle parole pronunciate a braccio del Papa non era noto – i punti di vista, in particolare sulla tempistica, non abbiano sempre coinciso.
L’ingresso a maggio
Il patriarca Pizzaballa è entrato a Gaza per la prima volta dopo la strage compiuta da Hamas il sette ottobre e l’inizio della guerra israeliana nella Striscia a maggio scorso. Il porporato bergamasco è rimasto alcuni giorni ospite della parrocchia della Sacra Famiglia che papa Francesco chiama al telefono ogni sera. Sebbene fosse ipotizzabile che volesse tornarvi, non era noto che un ritorno fosse in programma in questi giorni che precedono il Natale.
Il Papa e Gaza
Se le parole del Papa sull’opportunità di accertare se a Gaza sia stato commesso un “genocidio” hanno suscitato le critiche israeliane, da mesi Francesco va denunciando la guerra e fa appello tanto per il rilascio degli ostaggi israeliani quanto per il cessate-il-fuoco e l’accesso alla Striscia degli aiuti umanitari. In una intervista realizzata a ottobre e trasmessa ieri dalla televisione diocesana di Buenos Aires, Bergoglio ha detto che ci sono azioni “criminali” che sono “più da guerriglia che da guerra” e con quello che sembra un riferimento a Gaza aggiunge: “Quando ti trovi di fronte a una mamma con i suoi due bambini che passa per la strada perché è andata a prendere qualcosa a casa e torna alla parrocchia dove sta vivendo e la mitragliano senza motivo, quella non è una guerra, con le regole normali di una guerra. E’ tremendo”.
Angelus domani al chiuso
Nel pomeriggio la sala stampa della Santa Sede ha reso noto che “a causa dell’intenso freddo, unito ai sintomi del raffreddore manifestatisi nei giorni scorsi, domani, domenica 22 dicembre, Papa Francesco guiderà la preghiera dell’Angelus nella cappella di Casa Santa Marta, anche in vista degli impegni della prossima settimana”. Papa Francesco ieri ha raccontato di essere “molto raffreddato” e oggi ha parlato con voce affannata.
Benedire gli antipatici
Nel discorso augurale per Natale il Papa, che porta alle orecchie un apparecchio acustico, ha auspicato che nella Curia romana bisognerebbe “parlare bene degli altri e non parlarne male. È una cosa che ci riguarda tutti – vescovi, preti, consacrati, laici – e rispetto alla quale siamo tutti uguali, perché tocca la nostra umanità”. Francesco ha ricordato di avere criticato più volte il “chiacchiericcio”, che “distrugge la vita sociale, ammala il cuore e non porta niente: il popolo dice molto bene, le chiacchiere stanno a zero: state attenti su questo”. Bisogna invece, secondo il Papa, “benedire tutti, anche quelli che ci risultano antipatici, anche chi ci ha trattato male”.
I problemi dei dipendenti
Con i dipendenti vaticani, che ha incontrato dopo aver ricevuto i superiori della Curia romana, Bergoglio ha accennato, sempre a braccio, alle difficoltà economiche emerse in questi mesi, ad esempio nel caso della coppia dello Ior che ha perso il lavoro per l’applicazione retroattiva di un nuovo regolamento anti-familismo: “Se qualcuno ha qualche difficoltà speciale per favore parlate: noi vogliamo risolvere tutte le difficoltà e questo si fa col dialogo, non gridando o non tacendo: si dialoga sempre, ‘signore amministratore, cardinale, padre, papa, ho questa difficoltà, mi aiuta a risolverla?’, e cercheremo insieme di risolvere le difficoltà”. In una nota pubblicata nel pomeriggio sul suo sito, l’Associazione dei dipendenti laici del Vaticano (Adlv) precisa di proporre “da sempre” agli organi di governo “di intavolare un confronto leale e franco, basato su un costruttivo scambio di idee, sulla presentazione di proposte di miglioramento o mediazione e sull’ascolto. Cominciamo a perdere il conto delle lettere scritte a questo riguardo. La risposta, in molti casi, è un assordante silenzio”. Tanti lavoratori vaticani “sentono la necessità di una rappresentanza collettiva, perché i problemi non possono né devono essere affrontati caso per caso. Questa strada, infatti, non fa che alimentare il paternalismo e soffocare i diritti”, afferma l’associazione, “che ad oggi (chissà perché) conta più di 800 iscritti”.