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Siria, Jolani tratta con gli Stati Uniti. Lunedì vedrà la delegazione italiana

(afp)

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Gli americani offrono di togliere l’Hts dalla lista nera e la fine delle sanzioni in cambio di garanzie su pluralismo e lotta all’Isis. Il leader dei ribelli: “Siamo stremati dalla guerra, nel nostro futuro vedo grandi scambi commerciali con i Paesi europei”
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DAMASCO — La corsa delle diplomazie occidentali a incontrare il nuovo capo di fatto della Siria, Ahmed al Shara (al Jolani) ha rotto un altro tabù. A Damasco ieri sono arrivati gli americani, che da dodici anni mantengono nella lista delle organizzazioni terroristiche il gruppo islamista Hayat Tahrir al Sham, politicamente radioattivo fino a dieci giorni fa in tutte le sue evoluzioni, da spinoff di al Qaeda a fazione guida degli insorti siriani.

In due settimane, la storia del Medioriente ha fatto una inversione a U e gli americani hanno rapidamente rivisto i calcoli. La delegazione Usa era guidata dall’assistente segretaria di Stato per il Vicino Oriente, Barbara Leaf. Ufficialmente l’incontro è stato chiesto per avere notizie di Austin Tice e degli altri americani che si pensa siano ancora in Siria, ma Washington ha fatto un passo ulteriore, promettendo a Jolani che la taglia di 10 milioni di dollari incisa sulla sua testa non sarà perseguita.

Dietro le quinte, il pezzo forte …

DAMASCO — La corsa delle diplomazie occidentali a incontrare il nuovo capo di fatto della Siria, Ahmed al Shara (al Jolani) ha rotto un altro tabù. A Damasco ieri sono arrivati gli americani, che da dodici anni mantengono nella lista delle organizzazioni terroristiche il gruppo islamista Hayat Tahrir al Sham, politicamente radioattivo fino a dieci giorni fa in tutte le sue evoluzioni, da spinoff di al Qaeda a fazione guida degli insorti siriani.

In due settimane, la storia del Medioriente ha fatto una inversione a U e gli americani hanno rapidamente rivisto i calcoli. La delegazione Usa era guidata dall’assistente segretaria di Stato per il Vicino Oriente, Barbara Leaf. Ufficialmente l’incontro è stato chiesto per avere notizie di Austin Tice e degli altri americani che si pensa siano ancora in Siria, ma Washington ha fatto un passo ulteriore, promettendo a Jolani che la taglia di 10 milioni di dollari incisa sulla sua testa non sarà perseguita.

Dietro le quinte, il pezzo forte del negoziato è il de-listing, la cancellazione di Hts dalla lista nera delle organizzazioni terroristiche. Questo passo è preliminare alla revoca delle sanzioni, a cominciare da quelle previste nel Caesar act approvato dalla presidenza Trump nel 2019, e dunque il ritorno della Siria sul mercato. In cambio, gli americani chiedono garanzie sul rispetto delle minoranze, del pluralismo e delle donne e nella lotta all’Isis.

Jolani continua a rassicurare sul fatto che la Siria non diventerà una piattaforma per attacchi contro gli altri Paesi, ed è anche ipotizzabile che voglia tentare di contenere le frange più estremiste della galassia islamista siriana, come l’Isis, che rappresentano un serio impedimento alla riabilitazione internazionale del suo islamismo pragmatico. Ma intanto gli americani continuano le loro operazioni: mentre Leaf ieri incontrava il leader degli insorti, il Comando centrale americano annunciava di aver eliminato un leader di Daesh, Abu Yusif, a Deir Ezzor, nell’est. I blitz sono possibili perché gli americani in Siria mantengono un contingente di 2mila uomini, e non di 900 come si pensava. Trump ha sempre detto di voler riportare a casa le truppe e non è ancora chiaro cosa vorrà fare a gennaio.

Tuttavia quei soldati sono essenziali, servono a coordinare la lotta contro ’Isis e a sostenere i principali partner dell’occidente nella regione, i curdi delle Sdf, Syrian democratic forces, contro cui Erdogan si prepara a lanciare una nuova offensiva. “E’ tempo di sradicare le organizzazioni terroristiche Isis e Pkk dalla Siria”, ha promesso ieri il Raìs.

Finora i negoziati con Washington hanno domato l’incendio portando a una tregua a Manbiji, ma l’obiettivo turco è prendere Kobane e chiudere il corridoio ricongiungendo le due aree di Siria già sotto il controllo di Ankara. Erdogan avrebbe così una zona cuscinetto militare a nord e un protettorato politico a Damasco, dove il presidente turco sembra essersi imbarcato in una vera operazione di nation building, promettendo investimenti e aiuti, ma mettendo le mani anche sul sistema di governo.

Daremo sostegno “per formare la nuova Costituzione. Ora che c’è una nuova Siria, i siriani determineranno il loro futuro”, avverte Erdogan, che prepara il suo primo viaggio a Damasco. Intanto Jolani si muove da leader politico navigato, incontra tutti e prova a fare affari con tutti. Lunedì sarà la volta della delegazione italiana. “In futuro, ci saranno grandi partenariati tra noi con enormi scambi commerciali. La Siria diventerà un faro per la cooperazione con i Paesi europei, prima tra tutti l’Italia”.

Sul piano politico interno, tuttavia, il clima intorno al leader islamista è meno fiducioso, la società civile siriana chiede di essere coinvolta nel processo Costituente, senza per ora aver avuto risposte. La nuova costituzione sarà «sottoposta al volere del popolo», assicura Jolani, ma non ha ancora chiarito chi farà parte del «consiglio degli esperti» che dovrà scrivere la Carta decisiva per il futuro della Siria. E sempre al Tg1, a una domanda sulla possibilità che la Siria diventi uno Stato islamico, ha risposto: «Lo deciderà il popolo. non certo i governi stranieri».

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