BERLINO — Un bambino di nove anni morto, al momento la vittima più giovane. Decine di feriti che lottano per la vita. Anziani dal viso ormai irriconoscibile. Ossa rotte, sangue, urla. Non sarà Natale a Magdeburgo. Non quest’anno. Per tanti, mai più. Il giorno dopo riaffiorano i ricordi più atroci. «I piccoli gridavano: mamma, mamma!», racconta un testimone oculare della strage a Der Spiegel. «Ho visto tante lacrime, smarrimento, stati di shock estremo», dice Corinna Pagel, della pastorale d’emergenza. Un residente: «Mi sento vuoto, inorridito».
Davanti alla cattedrale, vicino al luogo della strage, mani anonime portano fiori e candele. Ricordano la vittima più piccola, ma anche gli altri quattro morti adulti, i duecento feriti e color…
BERLINO — Un bambino di nove anni morto, al momento la vittima più giovane. Decine di feriti che lottano per la vita. Anziani dal viso ormai irriconoscibile. Ossa rotte, sangue, urla. Non sarà Natale a Magdeburgo. Non quest’anno. Per tanti, mai più. Il giorno dopo riaffiorano i ricordi più atroci. «I piccoli gridavano: mamma, mamma!», racconta un testimone oculare della strage a Der Spiegel. «Ho visto tante lacrime, smarrimento, stati di shock estremo», dice Corinna Pagel, della pastorale d’emergenza. Un residente: «Mi sento vuoto, inorridito».
Davanti alla cattedrale, vicino al luogo della strage, mani anonime portano fiori e candele. Ricordano la vittima più piccola, ma anche gli altri quattro morti adulti, i duecento feriti e coloro tra i feriti che lottano per vivere. Un’infermiera a Bild descrive cos’ha visto: «Tre persone, due donne e un uomo, hanno il collo rotto e non possono più muovere la testa. Due persone sono nella sala shock, un’anziana ha perso metà del viso, ma è ancora viva. Credo che alcuni dei feriti gravi moriranno. C’è sangue ovunque sul pavimento, la gente urla, vengono somministrati antidolorifici. Ci sono fogli di carta che offrono aiuto psicologico». Le vittime sono state portate anche in ospedali fuori città, da Halle a Lipsia.
Dovevano essere ore felici. «Ho bevuto vin brulé. Poi ho sentito le urla in sottofondo… sono scappato via!», le parole di un testimone. E un altro, che ha visto tutto: «All’inizio pensavo ci fosse una sparatoria. All’improvviso, quelle persone giacevano lì. E ho capito cos’era successo». Rimbombano i suoni e le immagini di sirene, auto della polizia, ambulanze, vigili del fuoco. «Non riesci a trovare nessuna parola, nessuna parola adatta». I bambini urlavano “mamma”, i poliziotti dicevano agli adulti: «Andate dai bambini, aiutateli, calmateli!».
Un consigliere comunale con competenze sull’ordine pubblico, Ronni Krug, ha detto che il mercatino rimarrà chiuso e che «il Natale a Magdeburgo è finito». Per medici e infermieri, il lavoro è appena iniziato. In un post sulla propria pagina Facebook, l’ospedale universitario cittadino ha lanciato con la Croce rossa tedesca l’appello per una donazione speciale di sangue, in programma per domani: «In questo momento difficile, ogni donazione conta, grazie per la vostra solidarietà». Un altro messaggio è rivolto proprio ai camici bianchi: «I nostri colleghi hanno dimostrato una dedizione straordinaria. Molti di voi hanno risposto immediatamente, fornendo supporto al pronto soccorso, nelle sale operatorie, nei reparti, assistenza psico-sociale. I vostri sforzi hanno salvato vite e portato speranza in un’ora buia».
Sui social dell’ospedale vengono pubblicati numeri di telefono riservati ai parenti dei feriti, in modo che possano avere notizie. Ed è stato creato uno servizio psicologico d’emergenza.