Scholz: “A Magdeburgo un gesto malato”. L’imbarazzo dell’Afd: “Il killer non era uno dei nostri”
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniBERNBURG – È la seconda volta in pochi mesi che Olaf Scholz deve inchinarsi alle vittime di una strage, che deve dirsi «scioccato» per una strage ed esprimere cordoglio alle famiglie per un atto vigliacco. Quest’estate, dopo gli accoltellamenti jihadisti a Solingen, il cancelliere aveva fatto infuriare i cittadini della città renana perché nella sua visita del giorno dopo non li aveva degnati neanche di uno sguardo e aveva regalato qualche perla solo ai giornalisti.
Ieri il cancelliere è arrivato a Magdeburgo all’ora di pranzo con l’aria più contrita, ma contornato da uno stuolo di quasi ex ministri del suo governo al capolinea a mo’ di falange. Scholz ha depositato una rosa bianca nel luogo del massacro e ha parlato di un attentato «terribile e malato». Per il cancelliere «non c’è posto più pacifico e gioioso di un mercatino di Natale. La gente si ritrova qui per stare insieme e celebrare. Per bere un Gluehwein e mangiare una Bratwurst. Agiremo contro chi semina odio».
Ma il corto ci…
BERNBURG – È la seconda volta in pochi mesi che Olaf Scholz deve inchinarsi alle vittime di una strage, che deve dirsi «scioccato» per una strage ed esprimere cordoglio alle famiglie per un atto vigliacco. Quest’estate, dopo gli accoltellamenti jihadisti a Solingen, il cancelliere aveva fatto infuriare i cittadini della città renana perché nella sua visita del giorno dopo non li aveva degnati neanche di uno sguardo e aveva regalato qualche perla solo ai giornalisti.
Ieri il cancelliere è arrivato a Magdeburgo all’ora di pranzo con l’aria più contrita, ma contornato da uno stuolo di quasi ex ministri del suo governo al capolinea a mo’ di falange. Scholz ha depositato una rosa bianca nel luogo del massacro e ha parlato di un attentato «terribile e malato». Per il cancelliere «non c’è posto più pacifico e gioioso di un mercatino di Natale. La gente si ritrova qui per stare insieme e celebrare. Per bere un Gluehwein e mangiare una Bratwurst. Agiremo contro chi semina odio».
Ma il corto circuito dello psichiatra Taleb Al Abdulmohsen, un cittadino saudita convertito al più radicale anti-islamismo tanto da abbracciare l’estremismo di destra più nazionalista e suprematista, ha mandato il tilt la destra mondiale. Il tweet a caldo del tecno-sovranista Elon Musk, intanto, è invecchiato malissimo. Dopo l’attentato aveva insultato Scholz invitandolo a dimettersi «subito». Poi s’è scoperto che lo stragista era un grande fan del patron di Tesla.
Il partito che aveva conquistato già molti anni fa la fiducia dell’attentatore, l’Afd, tramite la portavoce Alice Weidel ha detto di escludere che fosse un loro membro: «Non c’è mai stata nemmeno una richiesta di adesione». Ma è sembrato per il resto in trincea. Ed ecco allora qualche peones come il vice del partito in Nordreno-Westfalia commentare che «noi avremmo rimpatriato da un pezzo quell’uomo», o un parlamentare del Brandeburgo agitare la clava della «remigration», delle deportazioni di massa. Una parola che era emersa dalle riunioni segrete tra Afd e neonazisti rivelate da Correctiv, l’anno scorso. E che aveva spinto in piazza milioni di tedeschi indignati. Ma a distanza di un anno il degrado della discussione pubblica è tale che nessuno ci fa caso e «remigration» è ormai una priorità dichiarata dei programmi elettorali dell’ultradestra tedesca.
Da Budapest, dunque, c’ha provato Viktor Orbán a riportare un po’ di pepe nel dibattito, nelle stesse ore in cui il bilancio tragico di Magdeburgo saliva a cinque morti e oltre duecento feriti. Il premier ungherese ha detto che «indubbiamente c’è un nesso» tra immigrazione e terrorismo. E l’Unione Europea, secondo l’autocrate magiaro, «vuole che Magdeburgo accada anche in Ungheria». Senza alcun fondamento fattuale, Orbán ha poi sostenuto che attacchi del genere sono cominciati dopo il 2015, con la crisi dei profughi arrivati attraverso la rotta balcanica.
Ma l’aspetto che preoccupa di più è l’effetto che possa avere l’attacco del mercatino di Natale sulla campagna elettorale in vista del voto tedesco del 23 febbraio. L’Afd è già il secondo partito dietro la Cdu, veleggia da mesi intorno al 18-19%. E in Sassonia-Anhalt è fissa al 30%, a soli due punti dalla Cdu del governatore Reiner Haseloff. Lui ha impostato la volta scorsa una coraggiosa campagna elettorale sfidando apertamente la destra, ma appropriandosi anche di molti loro argomenti, come ha fatto del resto il suo collega sassone Michael Kretschmer, cha ha vinto di un soffio le elezioni dello scorso settembre in Sassonia. E in queste regioni dell’Est, avvelenate da un tasso di risentimento maggiore, rispetto all’Ovest, un attentato di un migrante è destinato comunque ad avere un effetto più dirompente. Peraltro nella Cdu più moderata si teme da tempo che la Sassonia Anhalt possa diventare il primo laboratorio dove i conservatori si potrebbero alleare con l’Afd. E si vota tra pochi mesi.