Il super campione di scacchi Carlsen vuole trasformare l’antica disciplina in un reality
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – È la disciplina dei solitari e dei coraggiosi. Richiede una mostruosa forza fisica e mentale. E ha ispirato l’ultimo racconto di Stefan Zweig, la “Novella degli scacchi”, in cui un prigioniero dei nazisti scampa all’impazzimento improvvisando partite infinite contro se stesso nella sua cella solitaria. Eppure, secondo qualcuno, l’antichissimo gioco da tavolo amato da Napoleone e Borges, è arrivato al capolinea.
Negli anni della Guerra fredda, gli scacchi sono stati per decenni un appassionante terreno di sfida tra le Superpotenze, soprattutto negli anni ’70 in cui il grande genio americano Bobby Fischer duellava con il raffinato campione sovietico Boris Spassky e ogni partita si trasformava in una guerra aperta tra Washington e Mosca. Ma dopo il “secolo breve", tramontate le sfide epocali tra “blocchi” avversari e la dimensione geopolitica, finita anche la breve moda delle sfide contro i super computer - leggendaria quella del 1996 tra Garry Kasparov e Deep Blue - per uno d…
BERLINO – È la disciplina dei solitari e dei coraggiosi. Richiede una mostruosa forza fisica e mentale. E ha ispirato l’ultimo racconto di Stefan Zweig, la “Novella degli scacchi”, in cui un prigioniero dei nazisti scampa all’impazzimento improvvisando partite infinite contro se stesso nella sua cella solitaria. Eppure, secondo qualcuno, l’antichissimo gioco da tavolo amato da Napoleone e Borges, è arrivato al capolinea.
Negli anni della Guerra fredda, gli scacchi sono stati per decenni un appassionante terreno di sfida tra le Superpotenze, soprattutto negli anni ’70 in cui il grande genio americano Bobby Fischer duellava con il raffinato campione sovietico Boris Spassky e ogni partita si trasformava in una guerra aperta tra Washington e Mosca. Ma dopo il “secolo breve", tramontate le sfide epocali tra “blocchi” avversari e la dimensione geopolitica, finita anche la breve moda delle sfide contro i super computer - leggendaria quella del 1996 tra Garry Kasparov e Deep Blue - per uno dei più grandi campioni di tutti i tempi è arrivato il momento di cambiare.
Gli scacchi, sostiene Magnus Carlsen, cinque volte campione del mondo, sono diventati noiosi. Tanto che il norvegese ha persino snobbato i recenti mondiali a Singapore. Carlsen è convinto che solo una variante molto più spettacolare, il “Freestyle”, possa salvare il futuro degli scacchi. E in un’intervista al Financial Times, il campione ha spiegato oltretutto di voler rivoluzionare l’antichissima disciplina di origine indiana, trasformandola in una sorta di “reality”.
È vero che negli ultimi anni, una serie Netflix di successo come “La regina degli scacchi” ha regalato una nuova ondata di popolarità al millenario gioco da tavolo, e siti come chess.com stanno incassando successi planetari. Ma secondo Carlsen, le partite in sé sono diventate troppo scontate, troppo affidate al gigantesco patrimonio di aperture e partite da mandare a memoria e suggerite dai computer e dai cosiddetti “motori scacchistici”, e lasciano ormai poco spazio alla creatività. Perciò il campione norvegese preferisce la variante “Freestyle”, dove all’inizio del gioco, le figure della prima fila, il re, la regina, gli alfieri, i cavalli e le torri, vengono disposte in maniera casuale, mentre la seconda fila resta dedicata ai pedoni.
L’idea di Carlsen, che da tempo preferisce le sfide al “Freestyle” agli scacchi tradizionali, è quella, oltretutto, di metterli a profitto. Insieme all’investitore tedesco Jan Buettner e all’azienda americana Left Lane Capital, il norvegese vuole creare dei tornei più spettacolarizzati, con tanto di misurazione della pressione dei giocatori e partite inframezzate da interviste, insomma uno show degli scacchi per un pubblico più ampio. Un progetto ispirato alle gare di Formula Uno, spiega Buettner, “che sono rese attraenti dal contesto, dai codici di colore dei piloti, dai backstage, dalle storie personali di queste persone”.
Al Financial Times, Carlsen ha spiegato poi che “siamo profondamente convinti che (il “Freeestyle”, ndr) sia un tipo di gioco migliore degli scacchi tradizionali. Un sacco di gente pensa che avere una mappa completamente nuova per ogni partita sia tremendamente eccitante”. Tanto più se si riesce a metterla a profitto, verrebbe da aggiungere. E anche se la sua scelta sta facendo discutere il mondo degli scacchi, il super campione scandinavo ha già dimostrato di voler fare sul serio. Durante le recenti gare per i mondiali a Singapore, Carlsen era altrove a promuovere il “Freestyle”. Ma il 18enne Gukesh Dommaraju, l’indiano che ha vinto a Singapore, ha già fatto sapere che parteciperà all'esperimento del norvegese.