La mascherina per coprire gli occhi, così da impedire la “tortura bianca”: nella cella del carcere di Evin dove è rinchiusa Cecilia Sala è impossibile distinguere il giorno e la notte, perché non è mai buio, un faro è puntato 24 ore sulla sua testa. E poi: alcuni indumenti puliti, i prodotti per l’igiene, un panettone. «Mi hanno dato solo un elastico per i capelli», ha detto lei ai familiari in una delle telefonate. Il ministero degli Esteri iraniano ha assicurato che il pacco preparato dall’ambasciatrice Paola Amadei è stato consegnato, o lo sarà a breve, alla giornalista italiana.
Sembra poco. Ma invece è tanto. Perché le condizioni di detenzione di Sala sono in questo momento un’assoluta urgenza. E perché l’Italia aspetta un cenno dall’Iran. «Sala è forte, sta bene. Abbiamo incontrato il viceministro degli Esteri. E abbiamo notato una certa disponibilità per quanto riguarda il trattamento di Cecilia detenuta», ha detto ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervistato…
La mascherina per coprire gli occhi, così da impedire la “tortura bianca”: nella cella del carcere di Evin dove è rinchiusa Cecilia Sala è impossibile distinguere il giorno e la notte, perché non è mai buio, un faro è puntato 24 ore sulla sua testa. E poi: alcuni indumenti puliti, i prodotti per l’igiene, un panettone. «Mi hanno dato solo un elastico per i capelli», ha detto lei ai familiari in una delle telefonate. Il ministero degli Esteri iraniano ha assicurato che il pacco preparato dall’ambasciatrice Paola Amadei è stato consegnato, o lo sarà a breve, alla giornalista italiana.
Sembra poco. Ma invece è tanto. Perché le condizioni di detenzione di Sala sono in questo momento un’assoluta urgenza. E perché l’Italia aspetta un cenno dall’Iran. «Sala è forte, sta bene. Abbiamo incontrato il viceministro degli Esteri. E abbiamo notato una certa disponibilità per quanto riguarda il trattamento di Cecilia detenuta», ha detto ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervistato a Zona Bianca su Rete 4.
Si capirà molto già oggi quando all’avvocato di Sala dovrebbero essere contestate le accuse che il governo iraniano muove alla giornalista. Nessuno si aspetta niente di particolare – è verosimile che le saranno contestati alcuni contatti avuti nella sua settimana di lavoro, tutti trasparenti e assolutamente regolari – ma si tratta del primo passaggio formale per avviare un’interlocuzione formale e permettere alla reporter italiana di uscire dall’isolamento di Evin. I suoi legali evidentemente proveranno a puntare a una scarcerazione mentre l’Italia ha già messo sul tavolo l’espulsione. Ma ottenere un «miglioramento delle condizioni di detenzione», magari con il trasferimento nelle aree comuni, dove è vero, la situazione è difficilissima ma dove a Sala sarebbe concessa un po’ di socialità e la possibilità soprattutto di avere più telefonate con casa e rapporti con l’ambasciata, sarebbe un passaggio importantissimo.
Intanto continua la mobilitazione nel Paese a favore di Cecilia: decine di migliaia i messaggi sui social con l’hashtag #freeCecilia e prime manifestazioni anche in piazza. Ieri a Torino, e altre sono in calendario nei prossimi giorni in tutta Italia.