PARIGI — Dieci anni, e sembra ieri. Le macchie di sangue nell’androne, i poliziotti che uscivano piangendo, e quei nomi che improvvisamente diventavano familiari al mondo intero. Charb, Cabu, Wolinski e le altre vittime della strage a Charlie Hebdo, il giornale satirico figlio di una tradizione libertaria degli anni Settanta finito dentro all’orrore del terrorismo islamista targato anni Duemila. …