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Putin celebra il Natale ortodosso coi veterani e fa benedire le croci da inviare al fronte

Putin celebra il Natale ortodosso coi veterani e fa benedire le croci da inviare al fronte
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Il presidente russo ha assistito alla veglia insieme ai reduci dell’Ucraina e poi ha chiesto al patriarca Kirill di consacrare croci e icone da inviare ai comandanti impegnati sul fronte. Sopra verranno incise le sue iniziali

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È il primo Natale all’insegna del conflitto in Ucraina. Dove tutto parla dei combattimenti giunti quasi al terzo anno. La Chiesa è quella di San Giorgio il Vittorioso inaugurata nel 1955 sulla collina Poklonnaja di Mosca nel cinquantesimo anniversario della vittoria sul nazismo.

Vladimir Putin celebra qui la festività ortodossa che, secondo il calendario giuliano, cade il 7 gennaio. Ed è attorniato da reduci dal fronte ucraino – che sono ancora chiamati eufemisticamente “membri del Distretto Militare Settentrionale” – e loro famiglie: padri con bimbi sulle spalle, ragazzine col velo merlato, che il presidente russo guarda compiaciuto.

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Gli auguri di Putin per il Natale

“Nei giorni di Natale sentiamo chiaramente, con tutto il cuore, quanto siano importanti per noi le tradizioni paterne e familiari, tramandate di generazione in generazione”, dice Putin nel suo messaggio di auguri alla nazione per poi lodare la Chiesa Russa Ortodossa per il suo “significativo contributo al rafforzamento dell’istituto familiare, all’educazione dei giovani, all’instaurazione nella società di ideali e valori morali duraturi”.

Croci benedette per i comandanti in Ucraina

Poco dopo Putin, che da bambino sotto l’Urss fu battezzato in segreto, raggiunge il patriarca di Mosca e di tutte le Russie nella Cattedrale del Cristo Salvatore e gli fa benedire croci e icone “che intendo inviare in dono a tutti i nostri comandanti”. Raffigurano San Vladimir, il patrono di Putin, e saranno “incise con le iniziali del presidente russo”. “Penso che i nostri compagni saranno onorati di ricevere questi simboli di fede consacrati dal patriarca”, si rallegra il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.

L’omelia del patriarca Kirill

Nella sua omelia, Kirill ribadisce che, mentre l’Occidente è al collasso morale, la Russia fonde scienza, cultura, istruzione e fede ed è una sfida per le potenze mondiali. Ma non per la sua forza nucleare.

“Ci odiano perché proponiamo un percorso diverso e alternativo di sviluppo civile”, spiega Kirill, fervente sostenitore della cosiddetta Operazione militare speciale, nella cattedrale che fu costruita negli anni Novanta al posto di una piscina dopo che Iosif Stalin l’aveva fatta radere al suolo.

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“Ma non possono davvero soffocarci, anche se ci provano attraverso diversi tipi di calunnia e creando blocchi di ogni tipo per indebolirci. Non avranno successo perché Dio è con noi. Dove c’è Dio, c’è vittoria”, è convinto il patriarca che già in passato aveva definito “forze del male” i Paesi che le autorità russe hanno classificato come “ostili” perché si sono uniti alle sanzioni anti-russe.

L’intervista tv di Kirill

Intervistato dalla tv Rossija1, Kirill paragona quest’odio, a suo dire alla radice del conflitto tra Russia e Ucraina, a una “intossicazione”, a un “evento breve, simile a un’anestesia”. “Prima o poi una persona si sveglia dal sogno e inizia a tornare alla realtà, mettendo in discussione le visioni che ha avuto durante il sonno. Accadrà lo stesso. La gente capirà che è un’illusione”.

“Ma ci sono anche crimini politici, che hanno portato a mettere le due nazioni fraterne l’una contro l’altra in una lotta intestina”, conclude omettendo però di menzionare che è stata la Russia ad aver aggredito l’Ucraina nel febbraio di tre anni fa.

La risposta del metropolita di Kiev

A ricordarlo è il primate della Chiesa ortodossa ucraina, il metropolita Onufrij di Kiev e di tutta l’Ucraina, che dal 2023 ha spostato la celebrazione del Natale al 25 dicembre proprio per prendere le distanze da Mosca: “Purtroppo – dice – non tutti lottano per la pace. C’è chi invece della pace agita le armi, inizia guerre, deruba e distrugge gli altri. Anche noi soffriamo a causa di una di queste guerre, ma resistiamo coraggiosamente”.

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