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Austria, Kickl avverte: “No a trucchi o si vota”. E i popolari si dividono

(afp)

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Il leader dell’Fpoe Kickl dice che il suo partito è pronto a guidare il Paese. Ma tra i possibili partner c’è già chi si sfila
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BERLINO – Herbert Kickl si è esibito ieri in un querulo monologo di mezz’ora davanti alle telecamere, al termine del quale non erano ammesse domande dei giornalisti. Il leader dell’ultradestra Fpoe ha fatto sapere che accetta l’incarico di cancelliere e il compito di formare un nuovo governo. Ma la sua «mano tesa» ai popolari della Oevp è stata tradotta dal quotidiano progressista Standard come «un pugno teso» al potenziale partner di governo. Una richiesta incondizionata di sottomissione, persino «un’umiliazione», secondo il giornale viennese.

Il leader dell’ultradestra ha detto di portare le «cicatrici» degli ultimi mesi, quando i popolari avevano giurato che non si sarebbero alleati con lui e lo avevano dipinto come un estremista e un pericolo per la democrazia. «Non è facile», ha aggiunto, accettare di trattare ora con la Oevp. Ma adesso che Kickl ha comunque il coltello dalla parte del manico, perché nessuno all’infuori di lui ha interesse ad andare alle elezioni, può porre cond…

BERLINO – Herbert Kickl si è esibito ieri in un querulo monologo di mezz’ora davanti alle telecamere, al termine del quale non erano ammesse domande dei giornalisti. Il leader dell’ultradestra Fpoe ha fatto sapere che accetta l’incarico di cancelliere e il compito di formare un nuovo governo. Ma la sua «mano tesa» ai popolari della Oevp è stata tradotta dal quotidiano progressista Standard come «un pugno teso» al potenziale partner di governo. Una richiesta incondizionata di sottomissione, persino «un’umiliazione», secondo il giornale viennese.

Il leader dell’ultradestra ha detto di portare le «cicatrici» degli ultimi mesi, quando i popolari avevano giurato che non si sarebbero alleati con lui e lo avevano dipinto come un estremista e un pericolo per la democrazia. «Non è facile», ha aggiunto, accettare di trattare ora con la Oevp. Ma adesso che Kickl ha comunque il coltello dalla parte del manico, perché nessuno all’infuori di lui ha interesse ad andare alle elezioni, può porre condizioni a un partito che «non deve alzare la testa» e deve ricordarsi chi è arrivato primo alle elezioni. Ossia: lui.

L’autoproclamato Volkskanzler, cancelliere del popolo, ha ripetuto di ritenersi uno «strumento del popolo». Kickl ha messo in guardia da «giochetti, trappole, sabotaggi e ostruzionismo»: «Siamo pronti a governare onestamente e con un sano patriottismo», ha detto.

Nei giorni scorsi, nei popolari c’era già stato qualche terremoto, sin dal momento in cui l’ex cancelliere e l’ex segretario del partito Karl Nehammer si era dimesso da tutti gli incarichi dopo il fallimento delle trattative con le forze moderate. Nelle ultime ore anche l’ex cancelliere ed ex ministro degli Esteri Alexander Schallenberg ha dichiarato che non farà mai parte di un governo dell’ultradestra. E alla lista degli esuli si è aggiunta l’ex ministra della Famiglia Susanne Raab. Mentre l’ex commissario europeo Franz Fischler ha messo in guardia da un esecutivo «reazionario» che potrebbe rappresentare una rottura storica tale da «avviare la Terza Repubblica».

Intanto si è sopita l’indiscrezione che parlava di un clamoroso ritorno dell’ex enfant prodige della politica austriaca: Sebastian Kurz. L’ex più giovane cancelliere di sempre che aveva rivoluzionato l’Oevp trascinandola a destra sull’immigrazione ed era riuscito a riportare il partito a vette che non si vedevano da decenni, sembra abbia rinunciato all’idea, per ora, di tornare nell’agone politico. Nel 2021 si era ritirato dalla politica sull’onda di uno scandalo e aveva accettato un incarico da top manager della Thiel Capital, fondata dal controverso imprenditore trumpiano Peter Thiel, padre di PayPal e Palantir. Da tempo si rincorrono voci su un suo possibile comeback – qualcuno gli avrebbe anche già offerto di diventare vicecancelliere di un eventuale esecutivo Kickl – ma per ora, secondo indiscrezioni che circolano nel partito, sembra che Kurz abbia declinato ogni offerta.

Quanto Kickl sia percepito anche in Germania come un rischio per la democrazia e per l’Ue lo testimonia un commento sparato ieri da un tabloid conservatore e a tratti persino reazionario come la tedesca Bild. Titolo: «Ciò che accade in Austria ci deve fare paura». Bild ha ricordato che con Kickl rischiano di saltare le sanzioni contro la Russia e gli aiuti all’Ucraina, che «un trio Orbán/Fico/Kickl potrebbe cambiare molte cose a favore di Putin» e che Kickl è legatissimo ai neonazisti “Identitari” come Martin Sellner. A Berlino si guarda con preoccupazione a un’onda bruna che potrebbe contagiare anche la Germania. E sull’Afd è già in atto un palese “effetto Musk”: nelle ultime settimane, il partito di Alice Weidel ha guadagnato due punti e mezzo. Nei sondaggi è data ormai al 21,5%.

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