Venezuela, arrestata e poi liberata la leader dissidente Machado. Cosa sta succedendo
di Laura LucchiniLa leader dell'opposizione venezuelana, María Corina Machado, è stata arrestata oggi pomeriggio nella sua prima apparizione pubblica dopo mesi di clandestinità a una protesta a Caracas contro l'insediamento del presidente Nicolas Maduro.Vestita di bianco e sventolando una bandiera venezuelana, la 57enne che da mesi fugge dalla repressione, è arrivata a bordo di un camion tra gli applausi alla manifestazione nel quartiere di Chacao: “Il Venezuela è libero, ciò che farete domani deciderà il vostro futuro”. Ma il suo coraggio è stato immediatamente punito: mentre cercava di lasciare il corteo è stata arrestata. Poco dopo, stando alla ricostruzione dei suoi, è stata liberata. Il governo smentisce: “L’intera notizia del fermo è una menzogna”.
Cosa sta succedendo in Venezuela?
Domani è il giorno del giuramento in Venezuela e lo scenario è quello di un Paese sull’orlo del baratro. Due “presidenti” si accingono a rivendicare il potere: Nicolás Maduro, l’autocrate al potere da oltre 11 …
La leader dell'opposizione venezuelana, María Corina Machado, è stata arrestata oggi pomeriggio nella sua prima apparizione pubblica dopo mesi di clandestinità a una protesta a Caracas contro l'insediamento del presidente Nicolas Maduro.Vestita di bianco e sventolando una bandiera venezuelana, la 57enne che da mesi fugge dalla repressione, è arrivata a bordo di un camion tra gli applausi alla manifestazione nel quartiere di Chacao: “Il Venezuela è libero, ciò che farete domani deciderà il vostro futuro”. Ma il suo coraggio è stato immediatamente punito: mentre cercava di lasciare il corteo è stata arrestata. Poco dopo, stando alla ricostruzione dei suoi, è stata liberata. Il governo smentisce: “L’intera notizia del fermo è una menzogna”.
Cosa sta succedendo in Venezuela?
Domani è il giorno del giuramento in Venezuela e lo scenario è quello di un Paese sull’orlo del baratro. Due “presidenti” si accingono a rivendicare il potere: Nicolás Maduro, l’autocrate al potere da oltre 11 anni accusato di aver manipolato il voto di luglio, e Edmundo González Urrutia, che Stati Uniti e Unione Europea hanno riconosciuto come “presidente legittimo”. Ma solo uno dei due raggiungerà il traguardo presidenziale nelle prossime 24 ore. Con l’esercito schierato nelle strade già da alcuni giorni e l’opposizione che annuncia oggi una marcia di massa, si affaccia lo spettro di un bagno di sangue. O della guerra civile.
Nell’ultima settimana Maduro è stato protagonista di una maratona televisiva in cui non ha smesso di annunciare la detenzione di presunti cospiratori contro la presidenza. Sono sette gli arrestati nelle ultime ore tra cui, secondo la propaganda del Governo in carica, figurerebbero anche “un funzionario dell’Fbi, un militare americano e due sicari colombiani”. Maduro denuncia senza sosta: “Una trama sovversiva orchestrata dal governo uscente degli Usa”.
Detenzioni arbitrarie
La morsa delle detenzioni arbitrarie si è stretta anche attorno ai famigliari del presidente eletto Gonzalez Urrutia. Mentre si trovava a Washington per incontrare il presidente Joe Biden e ricevere conferma del suo supporto, Caracas ha ordinato l’arresto di suo genero Rafael Tudares. Urrutia ha sospeso gli appuntamenti americani ed è volato a Panama: oggi prosegue il suo giro diplomatico nella Repubblica Domenicana. Per domani ha annunciato “una grande sorpresa”. È accompagnato da un blocco di ex presidenti conservatori disposti a fargli da scudo umano: Vicente Fox, Felipe Calderón, Andrés Pastrana. Nessuno sa in che modo cercherà di entrare entro domani nel Paese. "Se mette piede in Venezuela, sarà arrestato e processato", ha avvertito in una conferenza stampa il ministro degli Interni Diosdado Cabello, considerato l'uomo più potente del paese dopo Maduro.
Città blindate
Anche perché Maduro ha blindato la capitale nelle ultime ore. La televisione nazionale sta trasmettendo di continuo immagini che mostrano esercito, polizia, miliziani, agenti dei servizi segreti e “colectivos” (paramilitari) circolare per la città, a volte incappucciati. Cabello ha avvertito che i "fascisti" e i "terroristi" verranno repressi con durezza se proveranno a ostacolare l'insediamento.
La sfida al voto popolare
L’’insediamento di Maduro è una sfida aperta alla volontà popolare. Una maggioranza chiara di cittadini ha votato contro di lui a luglio. Solo per il comitato Nazionale Elettorale (Cne), controllato dal governo, Maduro avrebbe vinto con il 52% dei voti. Non è la prima volta che il risultato dell’elezione di Maduro viene contestato: nel 2018, a figure chiave dell’opposizione era stato impedito di partecipare. La stessa tecnica è stata applicata nella recente campagna elettorale. González Urrutia, un diplomatico di lungo corso, non era tra i leader dell’opposizione. È stato definito il candidato “inconsapevole”: alla vera leader dell’opposizione María Corina Machado, era stato impedito di candidarsi.
È probabile che nemmeno Maduro si aspettasse la vittoria di un candidato per lo più sconosciuto: gli istituti demoscopici vicini al governo avevano fornito altre previsioni. Quando la conta dei voti ha iniziato a prendere forma, il governo è dovuto ricorrere a stratagemmi per falsare il risultato.
L’opposizione ha presentato conteggi alternativi, basati sulle ricevute raccolte dai terminali elettorali, che dimostrerebbero una vittoria di Gonzalez Urrutia con il 67% dei voti. La mediazione straniera non è servita. Gonzalez Urrutia è stato costretto all’esilio e María Corina Machado a nascondersi.
Il ritorno di Machado
In questo contesto di tensione, Machado ha lasciato il luogo segreto dove si rifugiava da mesi per guidare una manifestazione imponente. Su di lei incombeva la minaccia di Diosdado Cabello che insieme a Maduro aveva promesso in più occasioni di imprigionarla. L'opposizione ha chiesto alla polizia e ai militari agli ordini del governo di rispettare la volontà popolare e di schierarsi dalla sua parte.
Il mistero del giuramento di Urrutia
Il governo chavista ha rafforzato le frontiere e non è escluso che le chiuda definitivamente in vista di domani. Il Venezuela confina con Brasile, Colombia e Guyana, tutti Paesi che, a causa di questioni politiche, non sembrano accessi possibili per l’avversario in suolo venezuelano. I suoi consiglieri assicurano che il suo giuramento non sarà un atto simbolico, ma avrà un contenuto concreto, politico.
Ci sono due uomini che vogliono diventare presidente. Ci sono i verbali che dimostrano la vittoria di uno, che ha dalla sua parte il sostegno popolare e quello della comunità internazionale, con gli Stati Uniti. Ma l’altro controlla l’esercito e l’intero apparato statale.