Mentre il presidente Zelensky è a Roma, da tutto il fronte arrivano pessime notizie. Le più preoccupanti provengono dalla regione russa di Kursk, dove non solo le truppe di Mosca hanno respinto l’offensiva ucraina lanciata quattro giorni fa ma ora stanno anche avanzando in profondità. I bollettini ufficiali tacciono sulla situazione; sui social però i video geolocalizzati e le analisi dei blogger militari di Kiev - come l’autorevole Deep State - segnalano una serie di successi russi proprio a Kursk.
In meno di quattro giorni l’area occupata dagli ucraini è diminuita da 481 a 424 chilometri quadrati: quasi il quindici per cento della testa di ponte è tornato nelle mani di Mosca. I generali del Cremlino avrebbero ricatturato le località Tolstoy Lug, Zelyonyi Shlyakh, Novoivanovka, Kruglenkoe e sarebbero penetrati nella parte settentrionale di Pogrebki. Sotto tiro pure la cittadina di Sudzha, uno dei centri più grandi conquistati ad agosto dai reparti di Kiev e architrave del settor…
Mentre il presidente Zelensky è a Roma, da tutto il fronte arrivano pessime notizie. Le più preoccupanti provengono dalla regione russa di Kursk, dove non solo le truppe di Mosca hanno respinto l’offensiva ucraina lanciata quattro giorni fa ma ora stanno anche avanzando in profondità. I bollettini ufficiali tacciono sulla situazione; sui social però i video geolocalizzati e le analisi dei blogger militari di Kiev - come l’autorevole Deep State - segnalano una serie di successi russi proprio a Kursk.
In meno di quattro giorni l’area occupata dagli ucraini è diminuita da 481 a 424 chilometri quadrati: quasi il quindici per cento della testa di ponte è tornato nelle mani di Mosca. I generali del Cremlino avrebbero ricatturato le località Tolstoy Lug, Zelyonyi Shlyakh, Novoivanovka, Kruglenkoe e sarebbero penetrati nella parte settentrionale di Pogrebki. Sotto tiro pure la cittadina di Sudzha, uno dei centri più grandi conquistati ad agosto dai reparti di Kiev e architrave del settore meridionale della difesa: le avanguardie russe stanno combattendo nella periferia.
Perché i russi avanzano nel Kursk
Il Cremlino sta utilizzando molti mezzi corazzati, alcuni appena usciti dalle fabbriche: ci sono filmati con decine di tank e cingolati in movimento nella neve. Vengono appoggiati da droni guidati attraverso cavi in fibra ottica - che sono immuni dai disturbi dalle contromisure elettroniche - e da una consistente concentrazione di artiglieria, inclusi per la priva volta i cannoni semoventi pesanti forniti dalla Corea del Nord. Il supporto dal cielo è massiccio: cacciabombardieri Sukhoi con bombe plananti colpiscono da grande distanza le basi ucraine e numerosi elicotteri coprono l’avanzata dalle colonne russe. Le perdite sono forti per entrambi gli eserciti, ma l’inferiore disponibilità di uomini e tank rende più rilevanti quelle subite dagli ucraini nell’attacco in campo aperto degli scorsi giorni.
Alla luce della situazione, gli analisti si stanno interrogando sul significato dell’assalto lanciato da Kiev nel Kursk. Un’interpretazione è che il comando di Zelensky abbia colto i sintomi della preparazione di un’offensiva russa e la manovra fosse mirata a cercare di impedirla. Un’altra è che il Cremlino abbia pianificato una sorta di contropiede, lasciando avanzare gli ucraini per contrattaccare mentre erano allo scoperta.
La situazione nel Donbass
Oltre alla regione Kursk, anche nel Donbass la ritirata ucraina è costante. Mancano uomini per presidiare le trincee mentre i russi mandano avanti in continuazione squadre di fanti e piccoli nuclei di veicoli blindati. Poi quando individuano un punto debole nelle linee difensive, allora muovono reparti più consistenti e costruiscono così lente tenaglie intorno ai capisaldi di Kiev. Lo schieramento che ha tenuto testa alle forze di Mosca dall’inizio dell’invasione adesso sta incrinandosi, soprattutto nel Donetsk dove tutte le cittadine-fortezza adesso rischiano di cadere.