LONDRA – Telefonargli spesso, mostrargli mappe piene di bandierine e giocare a golf. Sono tre dei consigli per negoziare con Donald Trump, formulati da chi ha trattato con lui in passato. La regola generale, riassumono leader politici, opinionisti ed esperti di affari internazionali, è “engagement”, parola dai molti significati, in questo caso meglio traducibile con “interazione”: coinvolgerlo, parlarci, instaurare con lui un rapporto e ovviamente riconoscere la sua importanza, come del resto è scontato visto che sta per occupare la poltrona di capo della maggiore superpotenza economica e militare della Terra.
La lezione di Obama
Una lezione, quest’ultima, simboleggiata da Barack Obama al funerale di Jimmy Carter, dove l’ex presidente degli Stati Uniti, innumerevoli volte bersagliato con falsità e volgarità da Trump, ma egualmente messo a sedere accanto a lui dal protocollo, ci ha chiacchierato amabilmente, sorridendo i…
LONDRA – Telefonargli spesso, mostrargli mappe piene di bandierine e giocare a golf. Sono tre dei consigli per negoziare con Donald Trump, formulati da chi ha trattato con lui in passato. La regola generale, riassumono leader politici, opinionisti ed esperti di affari internazionali, è “engagement”, parola dai molti significati, in questo caso meglio traducibile con “interazione”: coinvolgerlo, parlarci, instaurare con lui un rapporto e ovviamente riconoscere la sua importanza, come del resto è scontato visto che sta per occupare la poltrona di capo della maggiore superpotenza economica e militare della Terra.
La lezione di Obama
Una lezione, quest’ultima, simboleggiata da Barack Obama al funerale di Jimmy Carter, dove l’ex presidente degli Stati Uniti, innumerevoli volte bersagliato con falsità e volgarità da Trump, ma egualmente messo a sedere accanto a lui dal protocollo, ci ha chiacchierato amabilmente, sorridendo in modo amichevole e suscitando un atteggiamento analogo nel presidente eletto, quasi fossero vecchi amici. Un esperto di lettura labiale, consultato da Sky News, ha perfino interpretato parte della conversazione, in cui Obama avrebbe dato dei consigli a Trump e quest’ultimo li avrebbe accolti con interesse. Perché Obama si è comportato così? Non certo perché ha cambiato idea su Trump: ma visto che The Donald sta per ridiventare presidente, forse Obama pensa che è meglio cercare di influenzarlo positivamente, anziché isolarlo nella speranza che i prossimi quattro anni passino senza troppi danni.
La “dottrina Donroe”
“L’arte di trattare con Trump” è il titolo con cui il Financial Times riassume i pareri raccolti nel mondo della politica e della diplomazia internazionale su come fare i conti con un presidente che, ancora prima di tornare alla Casa Bianca (il suo secondo mandato comincia il 20 gennaio), parla di usare la forza per prendersi la Groenlandia e il canale di Panama, e di usare le pressioni economiche per annettere il Canada, permettendo (almeno per ora) che il suo sostenitore e futuro ministro Elon Musk ne dica di tutti i colori perfino contro governi di solidi alleati come Regno Unito e Germania. Il New York Post ha ribattezzato simili sparate “Dottrina Donroe”, evocando la “Dottrina Monroe” dell’omonimo presidente americano del 19esimo secolo per estendere il controllo degli Usa sull’emisfero occidentale.
Il dilemma europeo
Le sue esternazioni vanno prese sul serio o servono soltanto a provocare, per spingere avversari e alleati ad accettare richieste e condizioni, e dunque non vanno prese alla lettera? “Trump si comporta ancora come se fosse in campagna elettorale, vuole mettere la gente in guardia, destabilizzare, ammonire”, risponde lord Peter Ricketts, ex-consigliere per la sicurezza nazionale britannico. Vari leader europei, interpellati anonimamente dal quotidiano della City, ammettono di sentirsi in una posizione difficile: se non reagiscono, rischiano di apparire deboli e di lasciare che sia Trump a definire i termini del dibattito; al tempo stesso, tuttavia, non possono scandalizzarsi per ogni sua dichiarazione che li fa sentire a disagio. Ma i più concordano su un punto: bisogna trovare la maniera di interagire direttamente con Trump.
La lezione giapponese
“Ho parlato con numerosi leader stranieri nelle ultime settimane”, dice Gordon Sondland, ambasciatore americano presso l’Unione Europea fra il 2016 e il 2020 durante la prima presidenza Trump, “e il mio consiglio è per tutti lo stesso: salite su un aereo, andate a Mar-a-Lago, non portatevi dietro collaboratori e ministri, sedetevi con Donald e cominciate a parlare con lui delle cose che potete fare oggi, domani, non tra vent’anni”. John Bolton, che è stato consigliere per la sicurezza nazionale di Trump durante il suo primo mandato presidenziale, anche se lo ha fortemente criticato nell’ultima campagna per la Casa Bianca, esorta a seguire l’esempio del primo ministro giapponese Shinzo Abe, che costruì quella che sembrava una genuina amicizia con Trump, “perché era costantemente al telefono con lui” e si incontravano spesso.
Nei loro incontri, aggiunge Bolton, Abe mostrava a Trump mappe piene di bandierine con il logo delle varie industrie giapponesi che hanno creato posti di lavoro negli Stati Uniti: e questo lo metteva di buon umore. Un altro suo consiglio è “giocare a golf o scoprire in fretta come imparare a giocarci”, considerato che è una delle passioni di Trump e un ottimo modo per passare del tempo insieme in un’atmosfera rilassata. Assassinato nel 2022, Abe non può personalmente testimoniare che queste tecniche abbiano funzionato, ma effettivamente durante il suo governo il Giappone ottenne rassicurazioni da Trump sulla Corea del Nord, sulla Cina e sul protezionismo.
La squadra di politica estera
Altre fonti diplomatiche interpellate in Europa dal quotidiano britannico esprimono fiducia che la squadra di politica estera messa insieme da Trump, in particolare il suo segretario di Stato Marco Rubio e il suo consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz, assumerà posizioni “più moderate, calme e ragionevoli”. Quanto alle continue ingerenze di Musk, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale britannica Ricketts si dice “assai scettico che l’amorevole rapporto fra Elon e Donald continuerà a lungo”, prevedendo che “due personalità narcisistiche” come loro finiranno per scontrarsi: le indiscrezioni della stampa americana, in effetti, riportano già che a Trump non piace avere il miliardario sempre intorno, tantomeno sentire dire in giro che alcuni chiamano Musk “il presidente” e chiamano lui “la first lady”.
Ciononostante, che il tono di Trump cambi o meno quando fra pochi giorni entrerà alla Casa Bianca, l’atteggiamento generale nei suoi confronti consigliato dagli esperti ad amici e nemici dell’America è quello messo in evidenza da Obama alle esequie di Carter: interagire, parlare, sorridere. Riconoscere la sua importanza, da un lato. E provare, dall’altro, a farlo ragionare, proteggendo i propri interessi nazionali.