“Annessione della Groenlandia”, perché le parole di Trump fanno il gioco della Russia
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA – Tra Donald Trump che minaccia di impadronirsi con la forza della Groenlandia e la Francia e la Germania che difendono la sovranità della Danimarca sull’isola nell’estremo Nord dell’Oceano Atlantico, c’è un terzo che gode: la Russia.
Se le autorità moscovite reagiscono con cauta preoccupazione alle ambizioni territoriali del presidente eletto statunitense e osservano con ostentato sollievo che il tycoon si insedierà alla Casa Bianca soltanto il 20 gennaio e che fino ad allora non parla “a nome del popolo Usa”, la maggioranza dei blogger militari patriottici esulta: “È la legge del più forte”. E il sito Vzgljad lo dice esplicitamente: “Trump fa gli interessi di Mosca”.
La reazione delle autorità russe
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha definito “drammatiche” le intenzioni di Trump di non escludere il ricorso alla “coercizione militare o economica” per annettersi la Groenlandia, il Canale di Panama e il Canada. La Russia, ha spiegato, ha “interessi nazionali strate…
MOSCA – Tra Donald Trump che minaccia di impadronirsi con la forza della Groenlandia e la Francia e la Germania che difendono la sovranità della Danimarca sull’isola nell’estremo Nord dell’Oceano Atlantico, c’è un terzo che gode: la Russia.
Se le autorità moscovite reagiscono con cauta preoccupazione alle ambizioni territoriali del presidente eletto statunitense e osservano con ostentato sollievo che il tycoon si insedierà alla Casa Bianca soltanto il 20 gennaio e che fino ad allora non parla “a nome del popolo Usa”, la maggioranza dei blogger militari patriottici esulta: “È la legge del più forte”. E il sito Vzgljad lo dice esplicitamente: “Trump fa gli interessi di Mosca”.
La reazione delle autorità russe
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha definito “drammatiche” le intenzioni di Trump di non escludere il ricorso alla “coercizione militare o economica” per annettersi la Groenlandia, il Canale di Panama e il Canada. La Russia, ha spiegato, ha “interessi nazionali strategici” nell’Artico e vuole “preservare l’atmosfera di pace e stabilità nella zona”, perciò osserva “molto attentamente lo sviluppo piuttosto drammatico della situazione”. Peskov, tuttavia, ha invitato a non fasciarsi la testa prima del tempo: “Finora, grazie a Dio, si tratta soltanto di dichiarazioni”.
Anche la portavoce della diplomazia russa, Maria Zakharova, ha minimizzato. “Quando Trump diventerà presidente, quando assumerà i suoi poteri, parlerà a nome dello Stato e del popolo degli Stati Uniti in veste ufficiale. Soltanto allora probabilmente sarà possibile in qualche modo valutare e analizzare”, ha detto a Radio Sputnik.
Propagandisti e “blogger militari” esultano
In tv e sul social network Telegram, diventati oramai la vera “pancia” del Paese, le reazioni però sono di segno opposto. “Ciò che ha detto Trump ci avvantaggia”, ha commentato Vladimir Soloviov, durante il suo talk show in prima serata. Il presidente eletto, ha detto il soprannominato “propagandista-in-capo”, sta “distruggendo totalmente qualsiasi illusione che chiunque potesse ancora avere sul summit delle democrazie, sul rispetto delle opinioni degli alleati della Nato. È come se dicesse: “Chi siete tutti voi? Siete tutti dei nessuno. Parlerò con Putin e Xi Jinping. Quanto a voi, chi siete? Consegnate la Groenlandia”. È un bravo ragazzo, un ragazzo fantastico”.
Anche per la maggior parte dei cosiddetti “blogger Zeta”, o autoproclamati “blogger patriottici”, che sostengono la cosiddetta Operazione militare speciale contro Kiev a ogni costo, le ambizioni di Trump legittimano l’offensiva di Mosca in Ucraina. “Trump smantellerà il vecchio ordine mondiale”, è convinto il canale Telegram Starshe Eddy da circa 610mila iscritti, frutto principalmente della penna di German Kulikovskij, uno dei pochi ad aver previsto l’offensiva russa. Lo farà, continua, “molto più rapidamente e in modo più affidabile di quanto potremmo mai fare noi russi, perché noi lo attacchiamo dall’esterno, mentre lui lo mina dall’interno”.
Per il canale Zhivov Z dell’esperto militare e politologo Aleksej Zhivov, 114mila iscritti, le ambizioni territoriali di Trump segnano “l’inizio di una nuova era nelle relazioni internazionali, un’era di ridistribuzione delle terre” perché, dopo Russia e Israele, “gli Stati Uniti ora legittimano il processo di ridefinizione della mappa mondiale e sono pronti a guidarlo”.
Concorda Boris Razhin del Centro per il giornalismo politico-militare sul canale da oltre 885mila iscritti Colonel Cassad: “Inizia l’era delle Operazioni militari speciali. Il diritto internazionale è morto e ormai i confini dei Paesi sono garantiti solo ed esclusivamente con la forza. Pertanto, il forte prenderà dal debole ciò che può prendere. E nei prossimi anni, il mondo che conosciamo in termini di confini territoriali e sfere di influenza cambierà”.
Il corrispondente militare di Komsomolskaja Pravda, Aleksandr Kots, sul suo canale seguito da quasi 586mila iscritti, arriva a paragonare Trump ai “teppistelli di quartiere familiari a chiunque sia cresciuto in Russia negli Anni ‘90”. Sulla sua scia, il presidente azero Ilham Aliyev probabilmente cercherà di ottenere il controllo del Corridoio di Zangezur e il turco Recep Tayyip Erdogan inizierà una “guerra contro i curdi in territorio siriano”.
La preoccupazione per l’Artico, ma tre motivi di gioia
Il giornalista Kots, però, mette anche in allerta: rivendicando Groenlandia e Canada, Trump punta al predominio nell’Artico e “creerà problemi in qualsiasi modo possibile” per sfidare la Russia nell’aerea. Anche il canale da 1,2 milioni di iscritti Dva Majors, “I due maggiori”, che si pensa sia stato fondato dai fratelli Dmitrij Korzin ed Ekaterina Korzina, avverte: “Si profila una brutta guerra artica con Putin”.
Il sito online Vzgljad, considerato una cassa di risonanza di idee in voga nell’amministrazione presidenziale russa, non nasconde il conflitto d’interessi tra Russia e Stati Uniti nell’Artico. Ma, conclude, “l’ironia della storia è che non importa come finirà l’epopea dell’acquisto/cessione/referendum/conquista della Groenlandia, tutta questa storia ha già un vincitore. Ed è la Russia”. E in un articolo intitolato “Trump punta alla Groenlandia negli interessi della Russia” elenca almeno tre motivi.
Primo: “Trump sta dividendo l’Occidente collettivo. Chi avrebbe osato pensare qualche anno fa che gli Stati Uniti avrebbero minacciato di invadere un paese della Nato?”. Secondo, il presidente eletto “mette in discussione il principio dell’inviolabilità delle frontiere”, assolvendo di fatto l’espansionismo della Russia in Ucraina. Infine, “propone di risolvere la questione organizzando un referendum in Groenlandia”, stessa strategia – ricorda Vzgljad – adottata da Mosca nei territori unilateralmente annessi in Ucraina nel 2014 e nel 2022.
Un parallelo che lo stesso Peskov non ha mancato di sottolineare. “Se parliamo della necessità di tenere conto dell'opinione degli abitanti della Groenlandia, allora probabilmente dovremmo ricordare anche le opinioni espresse dagli abitanti delle quattro nuove regioni della Federazione Russa. E mostrare lo stesso rispetto”. Tutto torna.