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Kiev cattura i primi nordcoreani, ma trema dal Kursk al Donbass

(afp)

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Due soldati inviati da Kim Jong-un non hanno fatto in tempo a suicidarsi: ora saranno interrogati dai servizi e mostrati ai media
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Uno è stato sorpreso da un assalto improvviso dei parà ucraini, che si sono spinti sotto il fuoco dei cannoni dentro le trincee nemiche. L’altro era rimasto in una buca, unico superstite di un raid degli incursori di Kiev contro le postazioni mimetizzate in un boschetto. Entrambi feriti in modo leggero, entrambi prigionieri molto speciali: sono i primi soldati nordcoreani catturati sul fronte di Kursk.

Sono stati sommariamente interrogati, usando il traduttore automatico dello smartphone e poi con l’aiuto di un interprete dell’intelligence di Seul, per avere conferma della loro nazionalità. Non sono apparsi impauriti, né - contrariamente alle voci diffuse dalla propaganda sudcoreana - vecchi o affamati: i filmati mostrano giovani robusti e con lo sguardo determinato.

Dall’arrivo in Russia nessuno dei fanti di Pyongyang era stato catturato vivo: sono stati trovati solo corpi di caduti, con diari e documenti espliciti, alimentando il sospetto che i feriti venissero finiti dai loro…

Uno è stato sorpreso da un assalto improvviso dei parà ucraini, che si sono spinti sotto il fuoco dei cannoni dentro le trincee nemiche. L’altro era rimasto in una buca, unico superstite di un raid degli incursori di Kiev contro le postazioni mimetizzate in un boschetto. Entrambi feriti in modo leggero, entrambi prigionieri molto speciali: sono i primi soldati nordcoreani catturati sul fronte di Kursk.

Sono stati sommariamente interrogati, usando il traduttore automatico dello smartphone e poi con l’aiuto di un interprete dell’intelligence di Seul, per avere conferma della loro nazionalità. Non sono apparsi impauriti, né - contrariamente alle voci diffuse dalla propaganda sudcoreana - vecchi o affamati: i filmati mostrano giovani robusti e con lo sguardo determinato.

Dall’arrivo in Russia nessuno dei fanti di Pyongyang era stato catturato vivo: sono stati trovati solo corpi di caduti, con diari e documenti espliciti, alimentando il sospetto che i feriti venissero finiti dai loro commilitoni per evitare che fornissero informazioni agli ucraini e si trasformassero nella prova in carne e ossa dell’intervento nordcoreano nel conflitto. Ed è per questo che i due prigionieri sono diventati subito un caso internazionale: li hanno portati a Kiev, dove - ha spiegato il presidente Zelensky - dopo avere ricevuto le cure mediche saranno messi a disposizione dei giornalisti: «Il mondo deve conoscere la verità su quello che accade».

La presenza delle truppe di Kim Jong-un è uno degli elementi più discussi e misteriosi della guerra. All’inizio si è parlato di diecimila uomini, equipaggiati con armi e divise dell’esercito di Mosca per non permettere di distinguerli dai russi. Alcuni segnali però indicano che i numeri possano essere superiori e da alcuni settimane ci sono le prove dell’attività di reparti specializzati nordcoreani: artiglieri con obici semoventi, squadre anti-tank, unità con missili balistici a corto raggio. Uno schieramento sempre più massiccio, che offre al Cremlino una riserva agguerrita per presidiare le linee difensive lasciando alle brigate russe la possibilità di concentrarsi sulle operazioni d’attacco.

Alcuni analisti temono che il sostegno di Pyongyang continuerà a crescere: dispone di oltre un milione di militari e di un arsenale sterminato; può concedere molto di più all’alleanza con il Cremlino. E c’è l’impressione che Putin stia compensando Kim Jong-un con una contropartita che può sconvolgere gli equilibri strategici asiatici: negli ultimi mesi i prototipi di missili e navi testati dalla Repubblica popolare mostrano un salto di qualità improvviso, interpretato come il risultato della cessione delle tecnologie di Mosca. L’effetto del patto tra le due autocrazie peserà sui conflitti del futuro.

Quanto alla guerra in Ucraina, dalla scorsa settimana i combattimenti hanno raggiunto un’intensità mai vista prima: sembra che i due eserciti abbiano aumentato la pressione, gettando in campo una quantità e qualità di mezzi enorme. In parte è dovuto a ragioni politiche: tutti sanno che l’imminente insediamento di Donald Trump aprirà una nuova fase. In parte però dipende dal “generale inverno”: il suolo ghiacciato ora favorisce il movimento dei veicoli corazzati. Mosca sta avanzando dovunque. In pochi giorni ha riconquistato quasi un quinto del territorio nella regione russa di Kursk: ieri in un solo attacco ha scatenato quaranta tra tank e blindati. Lì Kiev risponde colpo su colpo per non perdere la più importante pedina di scambio sul tavolo dei futuri negoziati, lanciando sortite come quelle in cui sono stati catturati i due nordcoreani: ormai però controlla poco più di 420 chilometri quadrati, una sacca minima.

Drammatica la situazione nel Donbass: dopo Kurachovo anche la cittadina di Toretsk è praticamente caduta; Chasiv Yar è sotto assedio e le avanguardie puntano su Andriivka. Tutti i capisaldi ucraini vacillano e per la prima volta dopo oltre dieci anni l’obiettivo di prendere l’intero Donetsk appare alla portata di Putin.

La reazione di Kiev è affidata soprattutto alle incursioni di droni e missili in profondità contro le infrastrutture russe: bersagliano caserme, depositi di carburante, fabbriche, raffinerie, gasdotti. Venerdì notte hanno colpito in dieci diverse località e nei giorni scorsi sono giunti fino alle porte di San Pietroburgo. Uno sforzo che finora non ha rallentato la macchina bellica del Cremlino.

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