LOS ANGELES — «Di sicuro qualcuno l’ha fatto apposta». Il cardiochirurgo Alfredo Trento risponde dalla sua casa di Malibu, che la sorte ha risparmiato dalla distruzione. Italiano d’origine, aveva fatto il primo trapianto di cuore al Cedars-Sinai di Los Angeles e nel campo medico è una celebrità.
Dottor Trento, come state?
«Bene, per fortuna. Viviamo a Malibu da quasi quarant’anni ma il fuoco l’abbiamo sempre schivato. È vero però che in passato ci ha lambito cinque o sei volte».
La vostra comunità è devastata, come siete riusciti a cavarvela?
«Siamo a nord, vicino alla Pepperdine University, nel costone sul mare. Un po’ è stata fortuna e un po’ anche la collocazione. Intorno alla casa abbiamo due ettari e mezzo di terreno che la rendono più difendibile».
Avete visto le fiamme?
«L’incendio è arrivato molto vicino, ma non è la prima volta. Negli ultimi tre mesi era già capitato in tre occasioni. Ques…
LOS ANGELES — «Di sicuro qualcuno l’ha fatto apposta». Il cardiochirurgo Alfredo Trento risponde dalla sua casa di Malibu, che la sorte ha risparmiato dalla distruzione. Italiano d’origine, aveva fatto il primo trapianto di cuore al Cedars-Sinai di Los Angeles e nel campo medico è una celebrità.
Dottor Trento, come state?
«Bene, per fortuna. Viviamo a Malibu da quasi quarant’anni ma il fuoco l’abbiamo sempre schivato. È vero però che in passato ci ha lambito cinque o sei volte».
La vostra comunità è devastata, come siete riusciti a cavarvela?
«Siamo a nord, vicino alla Pepperdine University, nel costone sul mare. Un po’ è stata fortuna e un po’ anche la collocazione. Intorno alla casa abbiamo due ettari e mezzo di terreno che la rendono più difendibile».
Avete visto le fiamme?
«L’incendio è arrivato molto vicino, ma non è la prima volta. Negli ultimi tre mesi era già capitato in tre occasioni. Quest’anno è stato massacrante, mai vista una situazione di pericolo così costante».
Quindi la California meridionale è davvero cambiata.
«Assolutamente. È la prima volta in quarant’anni che vediamo una situazione simile. I venti Santa Ana, che soffiano dal deserto e alimentano le fiamme, ci sono sempre stati, ma di solito durano uno o due giorni. Stavolta sono andati avanti per una settimana e torneranno di nuovo la prossima. Mai successo prima».
Lei vede delle responsabilità?
«Quando ci sono questi incendi, con venti a 130 chilometri orari, è impossibile prevenirli. Qui l’edilizia è molto intensiva e la prevenzione difficile. La vegetazione si accumula, diventa combustibile, i venti aiutano lo sviluppo rapido delle fiamme».
Non era possibile pulirla prima?
«Nelle zone meno abitate la Guardia forestale accende incendi controllati preventivi, per liberarle quando la vegetazione diventa eccessiva. Dove siamo noi però non può, perché ci sono troppe abitazioni ravvicinate. Impossibile difenderle».
Lo sceriffo della contea di Los Angeles, Robert Luna, indaga sull’ipotesi del dolo.
«Di sicuro qualcuno l’ha fatto apposta. Ci sono molti pazzi in California».