India, il grande Festival dell’immortalità: milioni di pellegrini gestiti da droni subacquei e IA
di Carlo PizzatiCHENNAI – All’alba di lunedì dieci milioni di induisti si sono tuffati nel Gange per dare il via alla più smisurata festa religiosa del mondo, famosa per i?suoi sadhu, santoni-pellegrini con lunghe trecce dreadlock che fumano pipe?chillum?piene di cannabis per avere visioni mistiche e sentirsi tutt’uno con l’universo.
Nella metropoli di Prayagraj (ex Allahabad, nome troppo musulmano per i fondamentalisti indù) entro il 26 febbraio si stima che accorreranno 400 milioni di pellegrini da tutto il mondo: un evento senza precedenti che verrà gestito dalle autorità con le tecnologie più moderne, dai droni subacquei all’intelligenza artificiale utilizzata per individuare i movimenti delle masse e incanalarne i flussi con le app. Sacro e tecnologico s’intrecciano come i dreadlock di un sadhu, tra le acque del Gange, con vista sull’Himalaya.
Ecco il sacro: sfilate di carri addobbati con cigni di legno,…
CHENNAI – All’alba di lunedì dieci milioni di induisti si sono tuffati nel Gange per dare il via alla più smisurata festa religiosa del mondo, famosa per i?suoi sadhu, santoni-pellegrini con lunghe trecce dreadlock che fumano pipe?chillum?piene di cannabis per avere visioni mistiche e sentirsi tutt’uno con l’universo.
Nella metropoli di Prayagraj (ex Allahabad, nome troppo musulmano per i fondamentalisti indù) entro il 26 febbraio si stima che accorreranno 400 milioni di pellegrini da tutto il mondo: un evento senza precedenti che verrà gestito dalle autorità con le tecnologie più moderne, dai droni subacquei all’intelligenza artificiale utilizzata per individuare i movimenti delle masse e incanalarne i flussi con le app. Sacro e tecnologico s’intrecciano come i dreadlock di un sadhu, tra le acque del Gange, con vista sull’Himalaya.
Ecco il sacro: sfilate di carri addobbati con cigni di legno, bandiere e ombrelloni portano in trionfo guru e santoni, alcuni con ampi turbanti arancioni e barbe bianche, altri con il viso impiastricciato di pasta di sandalo bianca, altre in vistosi sari con il bindi rosso in mezzo agli occhi, tra il tamburellare dei bonghi sacri e le grida estasiate che inneggiano alle centinaia di divinità del Pantheon induista. Tra annunci cacofonici che gracchiano dagli altoparlanti, drappelli di fedeli eccitati corrono a petto nudo per andare a tuffarsi nelle acque, fendendo la folla intabarrata in maglioni e giacconi, nel freddo della mattina del nord dell’India.
Qui, dove si miscelano tre fiumi sacri importantissimi per la religione induista (Gange, Saraswati e Yamuna) s’inaugura questa settimana il Maha Kumbh Mela, celebrazione religiosa che si tiene una volta ogni 12 anni. È la “grande festa del vaso,” kumbh, un maxi-raduno dal significato importante per l’induismo perché si riferisce a un contenitore di amrita, l’elisir dell’immortalità. Difatti, per gli induisti questo ritrovo, che in alcune versioni viene celebrato ogni sei anni, è noto come la “Fiera dell’immortalità.”
La mitologia narra che gli dèi mescolarono gli oceani per ottenere il nettare dell’eternità, l’amrita contenuto nel khumba, da cui traboccarono sulla terra quattro preziose gocce che caddero nelle città di Prayagraj, Hardiwar, Ujjain e Nasik, dove si tengono i festival del Kumbh Mela.
A Sangam, luogo dell’intreccio dei fiumi, è arrivata la benedizione del premier Narendra Modi: “La Maha Kumbh Mela incarna la tradizione spirituale senza tempo dell’India, celebrandone la fede e l’armonia.” Tra i tanti stranieri che si sono uniti ai riti sacri, vestita in un saio arancione a coprire i lunghi capelli biondi, è arrivata anche la vedova di Steve Jobs, la miliardaria sessantenne Laurene Powell, ora ribattezzata con il nome induista “Kamala” dal suo guru.
Lo scenario è davvero suggestivo. Migliaia di ettari di terreni ricoperti da 160 mila tende gialle, rosse, bianche popolate da devoti, alcuni vestiti come divinità indù con la pelle colorata d’azzurro o verde, con grandi copricapi dorati, magli atavici e strati di collane di fiori. Oltre alle sistemazioni nelle tendopoli più modeste e raffazzonate, ci sono anche 50 bungalow per Vip con tetti trasparenti e servizio di prima classe (il glamour-camping religioso o glamping che costa “appena” 700 euro a notte).
Gestire un evento straordinario come questo è anche una sfida politica. Lo Stato dell’Uttar Pradesh è guidato da Yogi Adityanath, monaco induista che ambisce a divenire il successore di Modi. La super-festa è un terreno di prova per dimostrare la capacità di gestire gli spostamenti delle folle, gli appalti per i servizi, la sicurezza e la viabilità. Il governo di Delhi e quello di Lucknow, capitale del popoloso Uttar Pradesh, hanno investito oltre 70 milioni di euro tra autostrade, stazioni, aeroporto, ponti e migliorie. L’intera zona è proibita ai veicoli, presentando sfide ulteriori per le emergenze per i 40 mila agenti incaricati della sicurezza nelle 57 caserme dislocate su tutta l’area.
Ed ecco il tecnologico: l’India ha mobilitato il know-how e l’attrezzatura di ultima generazione. Per dirimere il traffico di questa fiumana di credenti, presi dalla loro estasi religiosa nei bagni delle acque gelide in questa stagione, verrà usata l’intelligenza artificiale di modo da calcolare contemporaneamente i dati di 2751 telecamere e di centinaia di droni (20 hi-tech) che monitoreranno i cieli. Grazie a nuove app studiate appositamente, i pellegrini potranno capire come, dove e quando spostarsi per evitare ingorghi o le consuete tragedie di fughe disordinate. Dimostrando, nei prossimi 45 giorni, che il dialogo tecno-sciamanico tra spiritualità e tecnologia, oggi, nell’India con un miliardo e quasi 500 milioni di abitanti, non è solo possibile, ma ormai quasi indispensabile.