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Londra, la provocazione dei ristoratori contro la pizza all’ananas: “La volete? Costa 450 sterline”

Il menu del ristorante londinese "Gola" di Aaron Rutigliano 
Dall’italiano Aaron Rutigliano all’inglese Francis Woolf, sempre più locali scelgono una linea drastica contro la pizza “Hawaiian”, segnalandola nel menù ma a prezzi astronomici: “Così difendiamo la cucina italiana”
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LONDRA - Pizze all’ananas carissime, fino 450 sterline l’una. Una provocazione, o una punizione, sempre più frequente da parte di quei ristoratori londinesi che tengono alla tradizione di uno dei piatti più famosi della cucina Italiana.

Uno di questi è il connazionale Aaron Rutigliano, titolare del celebre ristorante Gola, nel quartiere di Fulham, frequentato dalle star del calcio inglese e internazionale. La sua “Hawaiian Pizza”, con mozzarella, ananas, pomodori e prosciutto, da qualche tempo costa 450 sterline.

“Ho cambiato il menu quattro mesi fa”, spiega Rutigliano a Repubblica, “per rispetto della nostra cultura culinaria. Io la pizza all’ananas non la farò mai, ci tengo molto a preservare il made in Italy. Non accetterò mai la pasta col pollo, la carbonara con la panna, figurati la pizza con ananas. È qualcosa di disgustoso”.

Ma chi la chiede la pizza all’ananas? “Soprattutto clienti americani, inglesi e indiani”. E qualcuno l’ha mai ordinata per 450 sterline? “No. Un paio …

LONDRA - Pizze all’ananas carissime, fino 450 sterline l’una. Una provocazione, o una punizione, sempre più frequente da parte di quei ristoratori londinesi che tengono alla tradizione di uno dei piatti più famosi della cucina Italiana.

Uno di questi è il connazionale Aaron Rutigliano, titolare del celebre ristorante Gola, nel quartiere di Fulham, frequentato dalle star del calcio inglese e internazionale. La sua “Hawaiian Pizza”, con mozzarella, ananas, pomodori e prosciutto, da qualche tempo costa 450 sterline.

“Ho cambiato il menu quattro mesi fa”, spiega Rutigliano a Repubblica, “per rispetto della nostra cultura culinaria. Io la pizza all’ananas non la farò mai, ci tengo molto a preservare il made in Italy. Non accetterò mai la pasta col pollo, la carbonara con la panna, figurati la pizza con ananas. È qualcosa di disgustoso”.

Ma chi la chiede la pizza all’ananas? “Soprattutto clienti americani, inglesi e indiani”. E qualcuno l’ha mai ordinata per 450 sterline? “No. Un paio di volte è capitato, ma soltanto perché pensavano di aver letto 45 sterline, invece di 450. Poi hanno cambiato idea, quando gli ho comunicato il prezzo vero. Ma anche se fosse stato 45 sterline... come si fa a spendere così tanto per una pizza all’ananas?”.

Ma Rutigliano, ristoratore pugliese da oramai tanti anni a Londra, non è il solo. Ieri sul Times è stata pubblicata la storia di Lupa Pizza, pizzeria inglese dell’inglese Norfolk, che ha deciso di applicare lo stesso metodo brutale, anche se con un prezzo più magnanimo: 100 sterline per una pizza all’ananas, in quanto “minaccia tropicale”. Addirittura, se si ordina su Deliveroo la Hawaiian di Lupa Pizza, il ristorante aggiunge un messaggio speciale per il cliente: “Sì, per 100 sterline la puoi avere. Dai, ordina anche dello champagne. Dai, mostro!”.

“La pizza con l’ananas mi fa davvero ribrezzo”, ha spiegato Francis Woolf, co-proprietario di Lupa Pizza. Sino a ieri, il suo locale non aveva ancora ricevuto un ordine di pizza “Hawaiian”, famigerata e incendiaria variante che inizialmente divenne celebre prima in Australia e Nuova Zelanda negli anni Cinquanta, e poi negli Stati Uniti. Woolf ne ha cucinata solo una, al momento, per la foto di accompagnamento su Deliveroo: “Ma l’abbiamo subito rimossa, prima che qualcuno potesse mangiarla”.

Il dibattito sulla pizza all’ananas continua. Durante la campagna elettorale l’anno scorso nel Regno Unito, venne chiesto un parere persino a Sir Keir Starmer: all’epoca, il futuro primo ministro fece capire che sull’argomento capitano discussioni nella sua famiglia, “ma io no, sulla pizza l’ananas non ce lo metto”. O, per dirla alla Stanley Tucci, “è così repellente che non potrei sopravvivere al solo pensiero”.

L’anno scorso un altro ristorante italiano a Londra, “Bottega Prelibato”, aveva deciso di togliere dal menù la carbonara perché i titolari divennero esasperati dalle richieste di modificare la pasta con aggiunte considerate improprie, anche se la storia della pietanza resta controversa: “Non vogliamo fare compromessi sulla qualità e sull'autenticità di questo piatto italiano”, aveva spiegato allora a Repubblica il titolare della Bottega, il romano Gianfillippo Mattioli. Una decisione per lui inevitabile: “Qui molti clienti mi chiedevano di aggiungere panna, funghi o pollo alla carbonara. Non è accettabile. Meglio non cucinarla a questo punto”.

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